Sonetto 1: Viottolo assolato
Viottolo assolato solo silenzio,
un barlume di casa, densa melassa,
ove il tempo del vivere si rilassa,
ma il petto serra un tormento immenzio.
Greto di papaveri, rosso in dissenzo,
ricordi sparsi in una terra grassa,
nel cuore il nulla come ferro arrassa,
la giovinezza è vento senza consenso.
Così fugge la fuga, senza destino,
cancelli chiusi su ruggine amara,
l’immagine si spegne nel mattino.
Malinconia che l’anima dichiara,
sicario il tempo, sferza il mio cammino,
nostalgia in me s’innalza e si prepara.
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Sonetto 2: Calvario d’io
Nel calvario d’io la vita si perde,
il collegio marino muta il cuore,
parole aspre sussurrano rumore,
saturi verdetti, sentenze di erbe.
Ruggine ai cancelli, scivola inerte,
l’eco d’un respiro pieno di ardore,
ma il petto si riempie di un furore,
che lento gela, la forza disperde.
Nel viottolo assolato, un'agonia,
i papaveri cadono senza sogni,
il greto asciuga ogni traccia d’armonia.
Giovinezza che s’inarca tra i bisogni,
scivola nel silenzio l’energia,
melassa il tempo, a cui sempre ti opponi.
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Sonetto 3: Elettrodi di malinconia
Silenzio olimpiconico, il petto tace,
un eco lontano s’aggrappa ai seni,
colpisce un vuoto di giorni terreni,
dove ogni luce muta si disface.
Nel collegio il vento taglia la brace,
ruggine e polvere son gli unici beni,
si sgretola il tempo tra sogni pieni,
mentre un ricordo ritorna fugace.
Ma giovanissima è questa ferita,
sicario è l’ombra che lenta m’assedia,
mentre l’amore di sé è ormai smarrito.
Papaveri e melassa dentro la sedia,
calvario eterno, giovinezza ardita,
dentro un futuro che resta proibito.
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Sonetto 4: Greto del nulla
Papaveri rossi sul greto del nulla,
la terra s’apre in un vuoto perenne,
le mani stringono memorie grevi,
mentre la vita scompare e s’annulla.
Nel viottolo caldo, un’ombra trastulla
ricordi amari, che il cuore mantiene,
silenzio greve, parole mai piene,
che fanno d’un’eco una ferrea culla.
E il collegio marino, freddo e silente,
trattiene un grido che mai si rivela,
mentre il futuro scompare presente.
La malinconia, una lama di tela,
taglia i contorni del cuore inerente,
nostalgia viva, che lenta si svela.
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Sonetto 5: L’assenza del tempo
Così nel senza, un’età si dissolve,
tra cancelli di ferro e polvere amara,
una giovinezza che fugge avara,
mentre il petto, il silenzio, si risolve.
L’assenza del tempo svuota le polle
d’un amore che il vento ormai ripara,
mentre il viottolo caldo si separa
dal cuore, che al nulla giace e si volle.
Papaveri spenti su un greto asciutto,
melassa e luce in una quiete infida,
tra i ricordi, un barlume di rimpianto.
Ma giovane è il grido, forte il costrutto,
di chi nella nostalgia perde la sfida,
e cade nell’abisso d’un antico pianto.
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Sonetto 6: Sospiri in un sogno spento
Silenzio olimpico, il respiro è morto,
un’ombra scivola sul petto del tempo,
satura di un grigio che tutto aspetto,
in cui ogni sogno si fa lento e torto.
Papaveri senza vita, in un porto
di solitudine, lontano da un tempo,
dove la luce si fa peso, e appunto
l’anima si arrende, tra un sospiro e un morto.
Giovanissima, ma già nel suo cammino,
la malinconia avvelena il calvario,
mentre la nostalgia, come un destino,
strappa il ricordo a un cuore di granario,
perduto nel vuoto di un triste divino,
dove ogni passo è il silenzio di un diario.
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Sonetto 7: Fuga in tempesta
Nel collegio marino l’onda chiama,
e i cancelli di ruggine sono vetri
attraversati dal vento e dai segreti,
un rifugio che nel nulla si infiamma.
Fugge la mente come fiume in lama,
sospinto dai verdetti che tutto metti,
mentre il silenzio è troppo per gli indietti,
e il greto di papaveri diventa fiamma.
Giovinezza, un’illusione smarrita,
un sicario che ride di chi spera,
la nostalgia è freccia che mai si posa.
Il petto si fa greve, senza vita,
mentre il tempo ci ride sopra e serra,
un calvario di sogni che si posa.
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Sonetto 8: Riflessioni sul nulla
Viottolo assolato, un’ombra al passo,
lontano il mondo, vicino il ricordo,
le parole si dissolvono nel bordo
di un pensiero che si perde nel frasso.
Il petto giace dentro un vasto spasso,
senza ragione né via per un accordo,
le mani cercano il vuoto, nel ricordo
d’un sorriso che non più si fa al passo.
Malinconia è la regina dell’ora,
dentro la mia carne, senza risveglio,
mentre il tempo, lontano, si annichila.
Papaveri morti e sabbia che lavora,
nel collegio la mente è senza sbaglio,
e la nostalgia si sprofonda in fila.
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Sonetto 9: Il respiro della fine
Nel silenzio olimpico il mondo tace,
le luci sfumano in un crepuscolo,
mentre il cuore affonda in un circolo
di ricordi che il corpo non abbraccia.
Nel viottolo il sole non fa pace,
satura la terra di polvere e zucchero,
un respiro che si spegne come il fulgore
d’un sogno che non trova mai la traccia.
Ma giovanissima, la vita è una spina,
sicario il tempo ci colpisce e scava,
mentre la nostalgia ruba il cammino.
Nel greto d’ombre si perde la fava,
e l’anima, nel buio, mai cammina,
restando sospesa tra un sogno divino.
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Sonetto 10: La scia del silenzio
La scia del silenzio ondeggia nel cielo,
mentre papaveri danzano senza vita,
nel viottolo il respiro è senza grida,
ed il tempo, inesorabile, fa anelo.
Ruggine ai cancelli, il sogno si fa gelo,
mentre le ombre si fanno ineguite,
e nel petto il cuore si perde in vite
che non sanno più come far ritorno.
Giovanissima, ma nel cuore il ferro
colpisce l’anima e la scava in mille,
un sicario che ci tormenta in eterno.
Nel collegio marino, il vento grida,
mentre la nostalgia si fa un riflesso,
e il calvario è la strada che seguiamo.
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Sonetto 11: Eco di un’assenza
Nel viottolo assolato, un'eco rimbomba,
tra papaveri, s’ode il silenzio greve,
una melassa che s’invola e non si beve,
mentre ogni passo perde il suo respiro e s’affonda.
Il petto, vuoto, come tomba,
non trova la pace, non si rianima,
e il cuore, in frantumi, s'infiamma,
mentre il greto si fa sogno e si sgombra.
Giovanissima è l’età della perdita,
sicario il tempo, che ci osserva e morde,
ogni ricordo diventa polvere fine.
Nel collegio marino, la vita è scritta,
ma la nostalgia, come ombra, affonda e sorde,
ogni promessa si fa vuota, e cammina.
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Sonetto 12: Fugace esistenza
La fugacità della vita s’intuisce,
nel silenzio olimpico che avvolge il cuore,
dove ogni battito perde il suo ardore,
e la giovinezza, come vento, svanisce.
Nel collegio marino, l’ombra si arricisce,
tra cancelli arrugginiti e parole a fuoco,
le immagini si frantumano in un gioco
di ricordi che in un respiro spariscono.
Giovanissima la vita, ancora intera,
sicario il tempo, che scava e ci rovescia,
mentre la nostalgia divora il cammino.
Nel greto dei papaveri, ogni sera,
si spegne la luce che ci riempie e cresce,
un calvario di silenzi senza fine.
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Sonetto 13: Melodia del vento
Nel vento, una melodia si fa lunga,
un sussurro che scivola tra i petali,
tra papaveri rossi e giorni letali,
un canto che il cuore mai più afferra.
Il silenzio, come un'onda, si prolunga,
cancellando ogni traccia di felicità,
mentre il corpo si perde nella realtà,
dove ogni speranza nel nulla si appressa.
Giovanissima l’anima, senza pace,
sicario l’amore che ci ha tradito,
mentre la nostalgia ci rapisce, matura.
Nel collegio marino, il passo tace,
un calvario di solitudine, sconfinato,
e la vita s’immerge in una brezza oscura.
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Sonetto 14: Ombre di ruggine
Le ombre di ruggine ai cancelli suonano,
mentre il viottolo si avvolge nel fumo,
un silenzio che sembra fatto di piuma,
ma che punge come un ago e poi inghiotte.
Nel greto dei papaveri si fanno spume,
le immagini di un tempo ormai lontano,
mentre la memoria si fa piano,
e il corpo cede al peso della luna.
Giovanissima è la piaga dell’anima,
sicario il rimpianto che la corrode,
mentre nel petto non c’è più rimedio.
Il collegio marino, freddo e senza trama,
accoglie la nostalgia, che si impone,
e il cuore, come sabbia, si sgretola e siede.
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Sonetto 15: Nel riflesso del silenzio
Nel riflesso del silenzio, il petto è vuoto,
un barlume di casa s’allontana e sfuma,
mentre ogni passo si fa polvere e bruma,
lontano dal mondo che tutto ha devoto.
Papaveri scomposti, il cuore è rotto,
nelle pieghe del tempo si nasconde,
ogni ricordo è una fiamma che infonde
un dolore che il respiro ha di troppo.
Giovanissima, ma già nel suo cammino,
sicario è l’amore che ci sfida e piega,
mentre la nostalgia cresce e ci scava.
Nel collegio marino, l’infinito destino,
una solitudine che ci lega e ci prega,
un calvario che lentamente si svela.
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Sonetto 16: Tra il ricordo e l’oblio
Tra il ricordo e l’oblio, l’anima duole,
un vento gelido scivola sul cuore,
mentre il viottolo s’apre in un dolore
che mai si placa, mai si fa console.
Nel greto dei papaveri si srotola,
un passato che affonda nei suoi rimpianti,
tra i cancelli di ruggine e gli sguardi stanchi,
si spegne l’ombra di una vita che incola.
Giovanissima, ma già senza più speranza,
sicario il futuro che tutto consuma,
mentre la nostalgia ci stringe e ci avvolge.
Nel collegio marino, la vita si scansa,
un calvario che diventa fumo e bruma,
la memoria di noi stessi che ci abbraccia.
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Sonetto 17: Il peso del silenzio
Il silenzio pesa come un’ombra fitta,
un peso che il petto non può sopportare,
mentre il viottolo, senza più mare,
si perde in un nulla che nulla ammette.
Nel greto dei papaveri, vita svanita,
ogni ricordo si fa stella cadente,
tra il fruscio di un vento ormai indifferente,
e un cuore che mai più troverà la via.
Giovanissima la morte, in ogni passo,
sicario il dolore che nulla addolcisce,
mentre la nostalgia affonda in un solco.
Nel collegio marino, il cielo s’ingombra,
un calvario di fantasmi che sparisce,
e la luce del giorno si fa opaco.
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Sonetto 18: Sfumature di malinconia
Sfumature di malinconia invadono,
mentre il petto, fragile come vetro,
si frantuma sotto il peso di un metro
di tempo che ci scivola, e non perdona.
Il viottolo si fa strada di fumo,
un'ombra che avvolge il cuore in un abbraccio,
mentre il greto dei papaveri scivola
tra ricordi che non hanno più nessun canto.
Giovanissima la notte che ci tocca,
sicario il respiro che ci spezza,
ogni sogno diventa fumo e sabbia.
Nel collegio marino, la vita si rocca,
la nostalgia si fa vento che ruba,
un calvario che avanza e mai si frangia.
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Sonetto 19: Luce infranta
Luce infranta, che mai più risplende,
nel viottolo assolato il passo si ferma,
l’anima si disperde, e la vita si ferma,
sospesa tra l’eco di un sogno che offende.
Nel greto dei papaveri, il tempo arrende
la sua corsa a un’ombra che ormai non spera,
mentre ogni ricordo diventa una sfera
che rotola nel buio e mai più si accende.
Giovanissima la speranza che scivola,
sicario l’amore che ci sfida,
mentre la nostalgia ci avvolge e s’invola.
Nel collegio marino, la vita è la sfida
tra il ricordo che ruggisce e vola,
un calvario che nessun cuore sfida.
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Sonetto 20: Il ritorno del vuoto
Nel ritorno del vuoto, il petto è chiuso,
un silenzio che non ha fine né tregua,
mentre il viottolo s’apre in una piega
che inghiotte la speranza e la rende russa.
Greto di papaveri, il passo è escluso,
la luce è una fiammella che non si allega,
ogni ricordo diventa una foga
che consuma il cuore e mai lo scusa.
Giovanissima la paura che striscia,
sicario il rimpianto che consuma il respiro,
mentre la nostalgia ci avvolge e ci fissa.
Nel collegio marino, l’anima scivola,
un calvario che si fa lento e stanco,
un sogno che si frange come sabbia fine.
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Sonetto 21: Il profumo dell’assenza
Il profumo dell’assenza si fa dolce,
una melassa che scivola nel petto,
e il cuore batte più piano, in un tetto
che cede e lascia il ricordo che avvolge.
Nel viottolo assolato, l’ombra scioglie
la sua forma, e il silenzio si fa scuro,
mentre ogni passo è ormai un percorso impuro,
che lascia dietro un’eco che non accoglie.
Giovanissima la morte che arriva,
sicario il dolore che l’ombra chiama,
mentre la nostalgia diventa fumo.
Nel collegio marino, la vita non scrive,
un calvario che svanisce senza trama,
mentre il vuoto cresce e diventa un lume.
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Sonetto 22: Tra il cuore e il cielo
Tra il cuore e il cielo, il vuoto è eterno,
un silenzio che si fa vasto e opaco,
mentre il viottolo s’apre a un passo stanco,
che non sa più di gioia, ma solo di inverno.
Greto di papaveri, un’ombra inferno,
un tempo che non ha mai reso conto,
mentre ogni ricordo scivola e affonda
nel mare dell’oblio, che nulla resta.
Giovanissima la vita che resiste,
sicario il passato che tutto invade,
mentre la nostalgia si fa corpo e mente.
Nel collegio marino, la terra insiste,
un calvario che non cessa di soffrire,
mentre l’assenza ci divora e ci prende.
---
Sonetto 23: Sospensione
Il viottolo è polvere, luce lenta,
ogni passo è un’ombra che s’avvicina,
un barlume che si fa di sabbia fine,
mentre il cuore attende e non commenta.
Nel silenzio olimpico, la mente tenta,
un respiro che si fa largo e breve,
e ogni passo si spezza e si ritrae,
trascinato dal vuoto che non si alimenta.
Giovanissima, ma già la morte scivola,
sicario il tempo che non attende,
e ogni sguardo è un colpo che non suona.
Nel collegio marino il vento frulla,
una nostalgia che mai si difende,
un calvario che cammina e non perdona.
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Sonetto 24: Frammenti di luce
Ecco, nel silenzio, il cuore si ferma,
un battito che scivola, s’allontana,
mentre il viottolo s’apre, e si fa grana
di polvere che s’alza e mai si ferma.
Nel greto dei papaveri, il respiro
è lento, e ogni ricordo si frantuma,
si disperde in un angolo di luna
che sfuma, e nel vuoto si fa giro.
Giovanissima, ma già senza respiro,
sicario il sogno che mai s’illumina,
e il cuore s’affonda, mentre non c’è più.
Nel collegio marino il vento tira,
e la nostalgia rimane sempre in cima,
un calvario che ti svuota e ti consuma.
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Sonetto 25: Il peso del passo
Ogni passo è pesante, sprofonda,
mentre il viottolo si fa polvere chiara,
un respiro che si spegne e si para
nel silenzio che il corpo non risponda.
Nel greto dei papaveri la luce abonda,
ogni ricordo diventa pesante,
una nostalgia che cresce, costante,
e il cuore non ha via che non affonda.
Giovanissima la morte avanza, lenta,
sicario il tempo che nulla perdona,
mentre il cuore è un peso che non cede.
Nel collegio marino, l’ombra lenta
si stende, e la nostalgia si imprigiona,
un calvario che l’anima mai soccombe.
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Sonetto 26: Il silenzio che urla
Il silenzio grida, e non si fa sentire,
mentre il viottolo si fa eterno,
un respiro che si fa di fuoco inferno,
e il cuore non ha più modo di dire.
Nel greto dei papaveri, l’anima è fiera,
ma ogni battito è ombra, e si dissolve,
mentre la nostalgia si fa pioggia che dissolve,
un ricordo che svanisce, sempre altiera.
Giovanissima, ma già senza via,
sicario il tempo che mai perdona,
mentre il cuore brucia, senza via.
Nel collegio marino, l’acqua dona
un calvario che non ha più pazzia,
un silenzio che ci segue e non perdona.
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Sonetto 27: Poesia di ombre
Nel viottolo, il cuore è frammentato,
ogni passo è ruggine, ogni luce è smorta,
mentre il respiro diventa una porta
che si chiude e mai più si fa ritrovato.
Nel greto dei papaveri è il tempo spezzato,
mentre ogni ricordo diventa vuoto,
e la nostalgia si fa un inno rotto,
una ferita che il corpo ha abbracciato.
Giovanissima, ma già nel cammino,
sicario il vento che ci porta via,
e il cuore s’affonda nel silenzio.
Nel collegio marino, tutto è divino,
un calvario che avanza senza via,
una poesia di ombre, senza senso.
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Sonetto 28: La luce spezzata
La luce spezzata si fa piccola,
tra i papaveri rossi e il tempo stanco,
mentre il passo si fa lento e franco,
come un'ombra che il cuore abbraccia.
Nel silenzio olimpico, la luce fracassata,
si spande e si fa fumo, si perde,
mentre ogni ricordo diventa merda,
un inno che non ha più chi l’ha invocata.
Giovanissima la notte che scivola,
sicario il sogno che ci resta in bocca,
mentre la nostalgia si fa miele amaro.
Nel collegio marino, la luce fa rotta,
un calvario che mai più si schianta,
e il cuore si fa faro nel nulla chiaro.
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Sonetto 29: Nel cuore delle ombre
Il viottolo è stretto, il passo trema,
un battito che stenta a seguirla,
mentre la luce si fa spenta e svanita,
un’ombra che il cuore mai doma.
Nel greto dei papaveri, il cuore esita,
e la nostalgia s’infrange in mille schegge,
mentre il ricordo non trova tregua,
diventa striscia che il vento sferza.
Giovanissima, ma già nella fossa,
sicario il silenzio che mai si smentisce,
e il tempo schiaccia ogni respiro.
Nel collegio marino, l’ombra è mossa,
un calvario che ruggisce, ma non finisce,
e il cuore si svuota senza un sospiro.
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Sonetto 30: Fuga nel buio
Fuga nel buio, il passo è pesante,
ogni respiro è un colpo che frantuma,
mentre il viottolo scivola, si fuma,
e la luce si fa angolo distante.
Nel greto dei papaveri, il vuoto è avanti,
ogni ricordo è una lacrima silente,
mentre la nostalgia brucia lentamente,
un inizio che non ha mai fine.
Giovanissima la piaga che non cessa,
sicario il passo che ci strappa il fiato,
mentre il cuore si fa terra senza forma.
Nel collegio marino, la luce si spezza,
un calvario che ci rende stranieri,
un silenzio che non ha più norma.
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Sonetto 31: Eclissi di memoria
Eclissi di memoria, il giorno cede,
ogni respiro è un urlo che non trova,
mentre il viottolo si perde e sfiora
la nebbia che ci avvolge e ci seduce.
Nel greto dei papaveri, il cuore trema,
le immagini si sciolgono in acqua torbida,
mentre la nostalgia avanza, morbida,
e l’anima si fa velata e preghiera.
Giovanissima, ma già nel suo destino,
sicario il sogno che si svuota e scappa,
e il ricordo è una luce che si spegne.
Nel collegio marino, l’infinito cammino,
un calvario che di noi non fa tappa,
e il tempo si fa assenza che ci insegna.
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Sonetto 32: Lame di vento
Lame di vento squarciano la quiete,
un passo che si fa sciabola e fretta,
mentre il viottolo si stende e aspetta,
la luce si fa trappola che si getta.
Nel greto dei papaveri, il passo è greve,
ogni ricordo è un sangue che non scorre,
mentre la nostalgia si fa fuoco che corre,
diventa ombra che s’infiamma e si spegne.
Giovanissima, ma già un corpo in fiamme,
sicario il respiro che si fa tormento,
e il cuore perde la via, svanisce.
Nel collegio marino, la luce è framme,
un calvario che ci separa dal vento,
e il silenzio ci consuma, ci lacera.
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Sonetto 33: Sospiri d’acqua
Sospiri d’acqua, il viottolo è lento,
ogni passo è un fiume che non ha fine,
mentre la luce si frantuma in spine,
un battito che non trova più il tempo.
Nel greto dei papaveri, il respiro è spento,
ogni ricordo è un peso che non s’alza,
mentre la nostalgia si fa danza che avanza,
un respiro che si perde in un soffio lento.
Giovanissima, ma già nella pena,
sicario l’amore che ti inghiotte,
e il cuore scivola, senza più meta.
Nel collegio marino, la vita frena,
un calvario che ti stringe, ti scolpisce,
e il silenzio è l’unica cosa che resta.
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Sonetto 34: Il volto del tempo
Il volto del tempo è un’ombra che cresce,
un passo che non s’alza e non si muove,
mentre il viottolo si fa polvere e prove,
ogni battito si perde, e non ci lascia.
Nel greto dei papaveri, il sogno è freddo,
ogni ricordo è un pugno che non fa male,
mentre la nostalgia si fa vento, sale,
e il cuore non trova più il suo credo.
Giovanissima, ma già un’idea perduta,
sicario il rimpianto che non s’arresta,
e l’anima si fa eco di un grido.
Nel collegio marino, la strada è cruda,
un calvario che si ferma e ci attesta,
un vuoto che mai più sarà sentito.
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Sonetto 35: Frammenti di luce e polvere
Frammenti di luce si perdono nel vento,
ogni passo è un eco che non risponde,
mentre il viottolo diventa onda che affonda,
una melodia che si spegne in un lento.
Nel greto dei papaveri, il respiro è spento,
ogni ricordo si fa sabbia, si dissolve,
mentre la nostalgia si fa foglia che s’invola,
e il cuore si frantuma, non trova rimedio.
Giovanissima, ma già nel suo peso,
sicario il giorno che si fa ruggine,
mentre il cuore cerca senza trovar.
Nel collegio marino, la mente è peso,
un calvario che non fa mai ritorno,
e l’anima si fa spirito che non ha ar.
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Sonetto 36: Ombre sul cammino
Ombre sul cammino, il passo si ferma,
ogni battito è un colpo che non rimbomba,
mentre la luce scivola, si spezza e ombra,
un respiro che non ha mai fine, ma ferma.
Nel greto dei papaveri, il ricordo è scemo,
ogni frammento di vita si spegne nel vento,
mentre la nostalgia si fa grido che scende,
una pioggia che non bagna, ma frantuma.
Giovanissima, ma già senza riflesso,
sicario il passo che s'allunga, e si perde,
mentre il cuore cerca la sua salvezza.
Nel collegio marino, la vita è un prezzo,
un calvario che non scende ma si erge,
un cammino che non arriva mai a pace.
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Sonetto 37: Le rovine del respiro
Le rovine del respiro sono chiare,
un passo che si fa sabbia e non ritorna,
mentre la luce si fa scheggia che scorna,
e il cuore si frantuma, non sa più fare.
Nel greto dei papaveri, il fiore si rarefà,
ogni ricordo è peso, che non solleva,
mentre la nostalgia s’inghiotte la terra,
un abisso che inghiotte ogni battito.
Giovanissima, ma già nella terra,
sicario il sogno che si spegne in fretta,
mentre l’anima è un pezzo che scivola via.
Nel collegio marino, la vita è guerra,
un calvario che si fa strada, e aspetta,
mentre il vuoto ci consuma, e ci fa follia.
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Sonetto 38: La vertigine della memoria
La vertigine della memoria scende,
ogni passo è un vento che spinge e scuote,
mentre il viottolo si fa strada di note,
e il cuore trema, ma mai si arrende.
Nel greto dei papaveri, il tempo morde,
ogni ricordo è un colpo che non passa,
mentre la nostalgia si fa brezza che abbraccia,
un fremito che non trova più sponde.
Giovanissima, ma già nel suo abisso,
sicario il sogno che svanisce e si fa polvere,
mentre l'anima si fa luce che scompare.
Nel collegio marino, il respiro è mischio,
un calvario che non si ferma, ma appare,
e l'eco si fa sola, e ci fa mare.
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Sonetto 39: Il silenzio che urla
Il silenzio urla, e nessuno lo sente,
ogni passo è un’eco che non svanisce,
mentre la luce si spezza e non finisce,
un battito che il cuore non comprende.
Nel greto dei papaveri, la luce si arrende,
ogni ricordo è ombra che non muove,
mentre la nostalgia si fa colpo che sovraintende,
un velo che si stende e mai si dissolve.
Giovanissima, ma già senza futuro,
sicario il tempo che tutto consuma,
mentre il cuore si fa vuoto che respira.
Nel collegio marino, l’ombra è muro,
un calvario che non trova più la piuma,
e il respiro diventa giustizia e mira.
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Sonetto 40: La nebbia dentro
La nebbia dentro il cuore si fa cielo,
un passo che si perde tra mille ombre,
mentre il viottolo s’inchina e non risponde,
ogni ricordo diventa fiore che s’addensa.
Nel greto dei papaveri, il respiro è gelo,
ogni ricordo è scuro, non s’alza,
mentre la nostalgia scivola, si falsa,
diventa fiume che non trova mai l’alveo.
Giovanissima, ma già senza ricordo,
sicario il sogno che mai si quieta,
mentre l’anima è una scia che svanisce.
Nel collegio marino, il cammino è sordo,
un calvario che il cuore non aspetta,
e la memoria si fa eco che non finisce.
---
Sonetto 41: Marmo nel vento
Nel viottolo s’apre una breccia muta,
ogni passo è pietra che non ha voce,
mentre il cuore si fa scaglia che si croce,
un battito che non ha luce, ma sputa.
Nel greto dei papaveri, la memoria è insuta,
ogni ricordo è nebbia che mai resiste,
mentre la nostalgia affonda e insiste,
e il vento porta via il dolore che sputa.
Giovanissima, ma già con l’anima curva,
sicario il sogno che scivola e brucia,
mentre l’eco di vita svanisce in un fiato.
Nel collegio marino, la notte è turba,
un calvario che mai trova la luce,
mentre il cuore si fa marmo, e si è fatto.
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Sonetto 42: Crepe nel cielo
Crepe nel cielo si allargano senza suono,
ogni passo è un’ombra che si frantuma,
mentre il respiro diventa fumo e bruma,
una traccia che il vuoto ha preso e che abbandona.
Nel greto dei papaveri, la luce è dono,
ogni ricordo si fa sabbia, e poi cede,
mentre la nostalgia mai più si siede,
e il cuore si fa freddo, e si ritrova solo.
Giovanissima, ma già l’ansia è dolore,
sicario il sogno che non ha scampo,
mentre l’anima si fa spazio vuoto.
Nel collegio marino, il vento è rumore,
un calvario che suona, e non ha campo,
e il silenzio ci avvolge, e ci fa moto.
---
Sonetto 43: Riflesso di nebbia
Il viottolo è un riflesso che non si tocca,
ogni passo è onda che non arriva,
mentre il cuore si fa luce che striscia e civa,
una brezza che si perde, e mai si bocca.
Nel greto dei papaveri, il ricordo scocca,
ogni battito è memoria che sfugge,
mentre la nostalgia come acqua affugge,
e il vuoto si fa abisso che ti scuote.
Giovanissima, ma già alla deriva,
sicario il tempo che si fa sabbia,
mentre il cuore non trova più la riva.
Nel collegio marino, l’acqua è rabbia,
un calvario che mai si schianta, e gira,
mentre l’anima si fa di nebbia, e striscia.
---
Sonetto 44: Sospiri nel vento
Sospiri nel vento si fanno eco,
ogni passo è sabbia che non si posa,
mentre la luce brilla, ma non osa,
un respiro che mai si spezza, e è cieco.
Nel greto dei papaveri, il sogno è streco,
ogni ricordo è lamento che non vince,
mentre la nostalgia mai più si finge,
e il cuore si fa pesante, e stanco.
Giovanissima, ma già senza via,
sicario il rimorso che mai perdona,
mentre l’anima si fa respiro che non va.
Nel collegio marino, l’ombra è corona,
un calvario che ci avvolge e ci guida,
mentre il tempo ci fa sabbia che non sta.
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Sonetto 45: Il cielo di polvere
Il cielo di polvere è senza orizzonte,
ogni passo è un colpo che non riposa,
mentre la luce si fa pioggia che non posa,
un cuore che si spezza, e non ha ponte.
Nel greto dei papaveri, il respiro è fronte,
ogni ricordo è nebbia che non s’apre,
mentre la nostalgia si fa fiamma che labre,
un silenzio che non basta, e non rimonta.
Giovanissima, ma già nell’abisso,
sicario il sogno che s’inchina e cede,
mentre il cuore è un riflesso che non risuona.
Nel collegio marino, l’acqua è vischio,
un calvario che si fa polvere e sede,
e la memoria è un’onda che ci dona.
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Sonetto 46: Scintille nel buio
Scintille nel buio, il passo è lento,
ogni respiro è un suono che non morde,
mentre il viottolo diventa ombra e sorde,
un cuore che si spegne, e mai si ferma.
Nel greto dei papaveri, il dolore è vento,
ogni ricordo è schianto che non si apre,
mentre la nostalgia scivola e scivola,
un fiore che non sboccia, ma si ferma.
Giovanissima, ma già nel suo buio,
sicario il pianto che mai si spegne,
mentre l’anima è ruggine che non s’apre.
Nel collegio marino, il cielo è striato,
un calvario che mai trova il suo peso,
e il silenzio si fa passo mai svelato.
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Sonetto 47: Il vento che non ferma
Il vento che non ferma il passo, si fa
respiro di sabbia che non sfiora,
mentre il viottolo, quieto, non accora,
un eco che non sa, ma giunge là.
Nel greto dei papaveri, la notte è già,
ogni ricordo è acqua che s’allontana,
mentre la nostalgia piange e s’infiamma,
un ricordo che non dura, ma s’avvia.
Giovanissima, ma già nel suo inganno,
sicario il sogno che si fa oblio,
mentre l’anima svanisce nell’angolo.
Nel collegio marino, il cammino è danno,
un calvario che si fa ancora buio,
e il silenzio si fa fiamma che non toglie.
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Sonetto 48: Fiori nell’ombra
Fiori nell’ombra, ma senza profumo,
ogni passo è un sussurro che non vibra,
mentre il cuore si fa buio che sfibra,
un respiro che non giunge mai al fumo.
Nel greto dei papaveri, la terra è consumo,
ogni ricordo è fruscio che s’acquieta,
mentre la nostalgia non risveglia,
e il vuoto si fa aspro, e infuso.
Giovanissima, ma già nel suo silenzio,
sicario il sogno che svanisce in fumo,
mentre l’anima è senza forma, e sogna.
Nel collegio marino, la luce è inciampo,
un calvario che non trova più il suo fiato,
mentre l’ombra ci avvolge, e ci seppellisce.
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Sonetto 49: Mare di grigio
Mare di grigio, il passo è distante,
ogni onda è riflesso che non brilla,
mentre la luce si fa ombra sottile,
un ricordo che non sfida il tempo, ma tace.
Nel greto dei papaveri, il cuore è vacante,
ogni battito è eco che non resta,
mentre la nostalgia si fa goccia che arresta,
un dolore che non ha più scampo.
Giovanissima, ma già nell’assenza,
sicario il sogno che cede al vuoto,
mentre il cuore è frantumato, e senza traccia.
Nel collegio marino, il cielo è scuro,
un calvario che non trova più risposte,
mentre il mare ci inghiotte, e ci rimanda.
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Sonetto 50: Neve nel respiro
Neve nel respiro, il passo si ferma,
ogni fiocco è luce che si fa polvere,
mentre il silenzio si fa, e si perde,
un vuoto che non ha più forma, ma afferma.
Nel greto dei papaveri, l’anima è erma,
ogni ricordo è luce che non s’ode,
mentre la nostalgia si fa lama che rode,
un abisso che non guarda, e si ferma.
Giovanissima, ma già lontana da tutto,
sicario il pensiero che non tocca il cielo,
mentre il cuore si fa ruina, e s’infrange.
Nel collegio marino, il buio è raccolto,
un calvario che non trova il suo pelo,
e il respiro ci si fa gelo, e piange.
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Sonetto 51: Ombre che affondano
Ombre che affondano nel tempo senza suono,
ogni passo è il vuoto che non si riempie,
mentre il cuore si fa acqua che non sempre
arriva dove il sogno non trova più dono.
Nel greto dei papaveri, il cielo è stono,
ogni ricordo è polvere che si stende,
mentre la nostalgia si fa febbre che fende,
un peso che non si solleva, e non suona.
Giovanissima, ma già senza fiato,
sicario il pensiero che scivola e cede,
mentre il cuore si fa silenzio che non ha.
Nel collegio marino, il mare è disincanto,
un calvario che non trova più la sua via,
e il vento ci sussurra che non ha.
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Sonetto 52: Luce che non sfiora
Luce che non sfiora, il passo è a lungo,
ogni respiro è vita che non cresce,
mentre il viottolo si fa passo che esce,
un cuore che si fa ombra, e non si funga.
Nel greto dei papaveri, il sogno è un pugno,
ogni ricordo è buio che non ci accoglie,
mentre la nostalgia scivola e scorre,
un silenzio che non ha fine, e si scioglie.
Giovanissima, ma già nel suo oblio,
sicario il sogno che affonda, e si disperde,
mentre il cuore non ha più voce, e s’oscura.
Nel collegio marino, il mare è vuoto,
un calvario che non trova la sua fuga,
mentre il silenzio ci consuma, e ci matura.
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Sonetto 53: Il passo sospeso
Il passo sospeso sulla terra che tace,
ogni respiro è un’onda che non arriva,
mentre il cuore si fa freno che striscia,
un vento che non osa, ma si fa pace.
Nel greto dei papaveri, la vita è traccia,
ogni ricordo è scia che non s’abbraccia,
mentre la nostalgia piange e si sgretola,
un’immagine che non ha più fissa.
Giovanissima, ma già lontana dal sogno,
sicario il cuore che non ha più respiro,
mentre il passo si fa buio, e non perdona.
Nel collegio marino, l’acqua è freddo,
un calvario che non trova il suo filo,
mentre il silenzio ci copre, e ci abbandona.
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Sonetto 54: Silenzio che spezza
Silenzio che spezza, ma non arriva,
ogni passo è un battito che non si fa,
mentre il cuore è ombra che sfiora e riva,
un respiro che si frange e non sa.
Nel greto dei papaveri, la notte è schiva,
ogni ricordo è polvere che non si posa,
mentre la nostalgia brucia e riposa,
un dolore che non sa, ma scivola e striscia.
Giovanissima, ma già senza una via,
sicario il sogno che si fa cenere e fiato,
mentre il cuore è gelo che non trova più.
Nel collegio marino, l’ombra è via,
un calvario che si perde, e ci ha svuotato,
mentre il tempo è un respiro che non ha.
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Sonetto 55: Onda che non chiama
Onda che non chiama, ma si fa spinta,
ogni passo è sabbia che non resta,
mentre il cuore si fa freno e protesta,
un vuoto che non urla, ma si incinta.
Nel greto dei papaveri, la mente è stinta,
ogni ricordo è lontano e non ritorna,
mentre la nostalgia si fa onda che torna,
un fiore che non cresce, e non si pinta.
Giovanissima, ma già senza fiato,
sicario il sogno che cede al nulla,
mentre il cuore è prigioniero di sé.
Nel collegio marino, il cielo è annodato,
un calvario che non scioglie la sua mulla,
mentre il respiro si fa freno, e si spegne.
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Sonetto 56: Anima che non vola
Anima che non vola, il passo è stanco,
ogni respiro è vento che non parte,
mentre il cuore si fa freddo che si parte,
un pensiero che si frange e non è banco.
Nel greto dei papaveri, il sogno è manco,
ogni ricordo è scuro che non sfuma,
mentre la nostalgia si fa goccia e fuma,
un desiderio che non ha più spessore.
Giovanissima, ma già nel suo disincanto,
sicario il sogno che si fa buio e vano,
mentre il cuore è gabbia che non vola.
Nel collegio marino, il mare è pianto,
un calvario che ci immerge, e ci scanna,
mentre l’anima non trova più la sua ala.
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Sonetto 57: Polvere che brucia
Polvere che brucia, il passo è leggero,
ogni respiro è sogno che non ha peso,
mentre il cuore si fa cenere che s’affievola,
un desiderio che non ha più errore.
Nel greto dei papaveri, la mente è ferita,
ogni ricordo è ombra che non si distende,
mentre la nostalgia non trova risposte,
un tormento che non muore, e non si fende.
Giovanissima, ma già senza più luce,
sicario il cuore che non si alza, ma si fa macchia,
mentre l’anima si fa oscura e franta.
Nel collegio marino, il cielo è rupe,
un calvario che si fa polvere, e ci annichilisce,
mentre la luce ci abbandona, e non risplende.
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Sonetto 58: Sogno che non ha sponde
Sogno che non ha sponde, ma si avvicina,
ogni passo è silenzio che si frange,
mentre il cuore si fa angolo che piange,
un vuoto che non chiama, ma si avvicina.
Nel greto dei papaveri, l’ombra è fina,
ogni ricordo è lamento che non ferma,
mentre la nostalgia si fa lama che germina,
un silenzio che non urla, ma si ferma.
Giovanissima, ma già nella stasi,
sicario il sogno che non si fa luce,
mentre il cuore è ombra che non scende.
Nel collegio marino, il tempo è grave,
un calvario che non trova mai una pace,
e l’anima si fa scura, e non splende.
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Sonetto 59: La neve sul volto
La neve sul volto non si scioglie,
ogni respiro è fiato che non pesa,
mentre il cuore è gelo che si frantuma,
un passo che non giunge, ma si accoglie.
Nel greto dei papaveri, la terra è stanca,
ogni ricordo è ombra che non avanza,
mentre la nostalgia non si frange,
un desiderio che non è mai esausto.
Giovanissima, ma già senza luce,
sicario il sogno che non cresce, ma affonda,
mentre il cuore è pietra che non cede.
Nel collegio marino, il cielo è rupe,
un calvario che non trova la sua sponda,
mentre il silenzio non trova più la sua.
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Sonetto 60: Luce che si spegne
Luce che si spegne senza pietà,
ogni passo è fruscio che non raggiunge,
mentre il cuore è nebbia che s’infrange,
un respiro che non trova, ma se ne va.
Nel greto dei papaveri, l’anima è già,
ogni ricordo è polvere che sfuma,
mentre la nostalgia scivola e bruma,
un sogno che non vola, ma si dà.
Giovanissima, ma già senza suono,
sicario il cuore che si fa silenzio,
mentre l’anima non trova la sua casa.
Nel collegio marino, il mare è stono,
un calvario che non ha più senso,
mentre la luce ci sfugge, e si spegne.
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I sonetti esplorano temi ricorrenti di solitudine, silenzio, nostalgia, vuoto e il passaggio del tempo, con una riflessione profonda sulla condizione umana. Ogni composizione dipinge immagini potenti, talvolta cupe, di un'esistenza che sembra essere sospesa tra il passato (rappresentato dai ricordi e dalla nostalgia) e un futuro incerto, ma sempre permeato da una sensazione di ineluttabile disillusione. Analizziamo i temi principali in modo più dettagliato.
1. Silenzio e Vuoto
Il silenzio è uno dei temi centrali di questi sonetti, con frequenti riferimenti a un "vuoto" che pervade tanto il paesaggio esterno (il "greto dei papaveri", la "terra" stanca) quanto l'animo del protagonista. Il silenzio, in questo caso, non è semplicemente l'assenza di suono, ma rappresenta una stasi emotiva e intellettuale. È un silenzio che soffoca, un silenzio che non lascia spazio al cambiamento o alla speranza. In molti versi, il cuore o la mente sono descritti come "gelo", "ombra" o "nebbia", termini che evocano una mancanza di vitalità, come se il protagonista fosse intrappolato in un momento privo di senso o di direzione.
2. Nostalgia e Ricordo
La nostalgia è un altro tema dominante, spesso presentata come un sentimento che non dà pace. Nei sonetti, i ricordi non sono mai glorificati o idealizzati; al contrario, si pongono come una sorta di fardello che non permette al protagonista di liberarsi. La nostalgia è descritta come un'onda che non arriva, un desiderio che non si frange. Ciò suggerisce che i ricordi, invece di portare conforto, sono debilitanti e, a volte, devastanti. Il protagonista sembra vivere nell’impossibilità di riconciliarsi con il proprio passato, intrappolato in un presente che non offre soluzioni o redenzione.
3. La Giovinezza Perduta
In numerosi sonetti, c'è un riferimento alla giovinezza che è già perduta o che non riesce a manifestarsi in tutto il suo splendore. Il termine "giovanissima" appare ripetutamente, ma spesso in un contesto di disillusione e mancanza di speranza. La giovinezza è associata alla fragilità e all’incompletezza, come se l'autore suggerisse che la vitalità e la promessa della giovinezza non sono mai state realizzate pienamente. La giovinezza sembra già segnata dall’oblio e dalla morte dei sogni, esprimendo una visione della vita in cui persino l'inizio della vita sembra destinato a un'immediata e inesorabile dissoluzione.
4. L'Oscurità e la Luce
Il contrasto tra luce e oscurità è uno degli altri temi ricorrenti. La luce appare come qualcosa di sfuggente, che "si spegne", "non giunge", o "non splende". Questo contrasto tra luce e oscurità si riflette nella lotta tra vita e morte, ma anche tra speranza e disillusione. La luce che non riesce a penetrare nel buio può essere vista come la mancanza di speranza, di un senso di salvezza o di rivelazione. La luce, invece di essere un simbolo di conoscenza o guarigione, diventa qualcosa che si ritira, che svanisce, lasciando l'individuo immerso nell'ombra e nell'incertezza.
5. Il Tempo e la Mortale Inevitabilità
Il tempo è un altro tema fondamentale in questi sonetti. Il passo del tempo è descritto in termini di ineluttabilità e distruzione. I riferimenti a calvari, ombre, e rupe suggeriscono che il tempo non è solo un agente di cambiamento, ma anche di sofferenza e di lenta erosione. Il protagonista sembra essere intrappolato in un flusso temporale che non offre alcuna via di uscita. L'incessante scorrere del tempo è paragonato alla polvere che brucia o al gelo che non cede, elementi che suggeriscono una condizione statica e destinata all'annientamento.
6. Solitudine e Isolamento
Molti dei sonetti suggeriscono una solitudine profonda, che non è solo fisica, ma anche psicologica. La persona protagonista sembra essere separata dal mondo, come se ogni esperienza fosse vissuta in un’isola di solitudine, dove l'interazione con l'altro è ridotta o completamente assente. Il "collegio marino" e il "calvario" sono metafore potenti di isolamento forzato e di un cammino doloroso che non porta verso la comprensione, ma sempre verso l'ignoto o l'incomprensibile.
7. Oblio e Mortalità
Infine, il tema dell'oblio e della mortalità pervade questi sonetti. La riflessione sulla morte non è esplicitamente riferita alla fine fisica, ma piuttosto a un morire interiore, una morte che riguarda il sogno, la speranza, o l’identità. La morte qui è simbolica: è l'annientamento del sogno e dell'immaginazione, la fine di qualsiasi lotta per un cambiamento o per una redenzione.
In sintesi, questi sonetti si concentrano su temi di profonda riflessione esistenziale, esplorando le difficoltà della vita e della memoria attraverso lenti poetiche che guardano al passato con dolore, al presente con vuoto e al futuro con incertezza. Il tono è costantemente malinconico, con poche aperture verso la speranza o la luce. Ogni elemento poetico, dai papaveri ai collegi marini, dal greto alle onde, è simbolico di una condizione universale di solitudine e tristezza, ma anche della bellezza che risiede nella consapevolezza di questa condizione, pur nella sua fatale complessità.
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