venerdì 7 febbraio 2025

Umberto Boccioni, Rissa in galleria, 1910, olio su tela, Milano, Pinacoteca di Brera

Umberto Boccioni è una figura chiave del futurismo italiano, un movimento che celebrava la modernità, la velocità e il dinamismo della vita contemporanea. Il suo dipinto "Rissa in galleria" (1910), custodito alla Pinacoteca di Brera a Milano, rappresenta un momento centrale del suo percorso artistico e un’interpretazione vibrante delle teorie futuriste.

"Rissa in galleria" è un olio su tela che cattura una scena tumultuosa e caotica ambientata in una galleria commerciale, molto probabilmente la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Il dipinto raffigura due donne che litigano, circondate da un gruppo di figure che reagiscono con gesti e movimenti frenetici.

L’opera è caratterizzata da una composizione dinamica: Linee diagonali e curve accentuano il movimento e lo scontro fisico, trasmettendo un senso di confusione e agitazione.

Uso del colore: Toni accesi e contrastanti, con predominanza di rosso, giallo e blu, sottolineano la tensione emotiva.

Sovrapposizione di piani spaziali: Le figure sembrano fondersi con lo sfondo, riflettendo l’influenza del cubismo e l’interesse futurista per l'interazione tra figura e ambiente.

Effetto di luce e vibrazione: Le pennellate creano una sensazione di energia in costante trasformazione, amplificando il caos della scena.

Nel 1910, Boccioni firmò il "Manifesto dei pittori futuristi", insieme a Carrà, Russolo e altri. "Rissa in galleria" traduce visivamente i principi del manifesto, celebrando la vita urbana, il dinamismo e l’energia delle folle. Qui la modernità non è rappresentata da macchine o tecnologia, ma dall’energia cinetica delle interazioni umane.

La Galleria Vittorio Emanuele, simbolo della Milano borghese e commerciale, diventa il teatro di uno scontro quasi primordiale, ribaltando l’immagine ordinata della società cittadina.

L’opera simboleggia il conflitto e la vitalità della vita moderna. La rissa non è solo un evento banale, ma un’espressione del dinamismo vitale che i futuristi idolatravano. È anche una critica implicita alle convenzioni borghesi: nel caos della scena, le gerarchie sociali e i codici di comportamento si dissolvono.

"Rissa in galleria" anticipa lo sviluppo del dinamismo plastico, che Boccioni perfezionerà nei dipinti e nelle sculture successive, come "Forme uniche della continuità nello spazio" (1913).

Pur conservando elementi simbolisti e divisionisti, segna il passaggio verso un linguaggio artistico più radicale, tipico della poetica futurista.

La scena può essere letta come una vera e propria rappresentazione teatrale. Non c’è solo la rissa centrale, ma anche una moltitudine di "comparse" che osservano, reagiscono o si muovono sullo sfondo. Boccioni ci invita a osservare non solo il gesto violento, ma l’interazione della folla come un coro che amplifica l’energia della scena.

È interessante notare come il dinamismo non sia circoscritto alla lotta, ma pervada l’intera composizione, con figure che sembrano fluttuare in un vortice di energia.

La rissa è perfetta per esprimere il culto futurista della velocità, dell’energia e della violenza. Marinetti e i futuristi celebravano questi elementi come antidoti alla stagnazione culturale e morale. In "Rissa in galleria", la violenza non è solo fisica ma simbolica: rappresenta la distruzione delle convenzioni borghesi e la celebrazione del caos come forza creatrice.

La galleria è più di un semplice sfondo, è un luogo emblematico della modernità milanese, rappresentando il trionfo dell’architettura del ferro e del vetro, tipico della seconda rivoluzione industriale.
Simboleggia anche la tensione tra progresso e tradizione, poiché, sebbene moderna, la Galleria Vittorio Emanuele rimane un luogo legato al lusso borghese, distante dal dinamismo proletario che Boccioni esplorerà ne "La città che sale".

Boccioni non raffigura individui con tratti distintivi, ma figure quasi spersonalizzate, immerse in una danza collettiva. Questa scelta amplifica il senso di universalità del conflitto. La rissa non è un episodio isolato, ma una metafora della tensione intrinseca nella vita urbana.
Trasmette un senso di alienazione, sebbene circondate da altri, le figure sembrano perse in un caos impersonale, riflettendo l’esperienza della folla nella modernità.

"Rissa in galleria" ha avuto un impatto significativo non solo sui colleghi futuristi, come Carlo Carrà e Gino Severini, ma anche su movimenti successivi. L’idea di rappresentare il movimento e la simultaneità degli eventi influenzò anche artisti non direttamente legati al futurismo, come i dadaisti e i vorticisti.

In ambito cinematografico, questa opera anticipa il modo in cui il cinema avrebbe esplorato il movimento dinamico e l’interazione caotica delle folle, specialmente nelle avanguardie europee.

Oggi "Rissa in galleria" è vista non solo come un capolavoro futurista, ma anche come un’opera che parla della condizione umana in contesti di tensione sociale e urbana.

Il dipinto potrebbe essere letto alla luce di temi contemporanei, come il conflitto nei luoghi pubblici o l’alienazione delle masse nelle metropoli moderne.

La sua energia visiva continua a ispirare artisti e studiosi che cercano di comprendere come l’arte possa catturare la complessità del vivere collettivo.

"Rissa in galleria" non è solo un'opera d’arte ma una riflessione profonda sulla società moderna e sul ruolo dell’artista come interprete delle trasformazioni culturali e sociali.

Ma ci sono ancora altri aspetti che meritano attenzione per approfondire "Rissa in galleria":

La composizione del quadro è straordinariamente studiata per guidare l’occhio dello spettatore con le diagonali dinamiche che creando una tensione visiva amplificano il caos emotivo della scena. Non c’è un centro statico, tutto è movimento, un fluire continuo che spezza le regole della simmetria accademica.
La prospettiva inclinata enfatizza la caduta e l’instabilità, suggerendo che lo spazio stesso partecipa al conflitto.

La luce nel dipinto non è naturalistica, ma espressiva. Non proviene da una fonte precisa, ma si diffonde come un’energia pulsante che illumina i corpi in modo frammentario. Questo crea un senso di elettricità, quasi un bagliore artificiale, come se l’intera scena fosse illuminata da un lampo improvviso, congelando un momento di caos.

Un confronto con altre opere del tempo

Con il divisionismo: Rispetto agli artisti divisionisti come Segantini o Previati, che utilizzavano il colore per rappresentare stati d’animo contemplativi, Boccioni lo sfrutta per catturare l’energia cinetica e le interazioni violente della modernità.

Con il futurismo di Carrà: Carrà, in opere come "Funerali dell’anarchico Galli", traduceva l’energia collettiva in movimento drammatico. Tuttavia, Boccioni in "Rissa in galleria" sembra più interessato al dinamismo fisico ed emotivo che alla narrazione politica.

"Rissa in galleria" rappresenta un momento di passaggio cruciale per Boccioni che sta abbandonando le influenze simboliste e divisioniste per abbracciare il futurismo. Tuttavia, la composizione e l’uso del colore dimostrano che è ancora legato a un’estetica narrativa più tradizionale, anche se la forza della scena preannuncia le sue opere più mature.
Questa opera non ha ancora il grado di astrazione che troveremo in lavori successivi come "Elasticità" (1912), ma getta le basi per l’uso innovativo dello spazio e del movimento.

Oggi "Rissa in galleria" è considerata una delle opere chiave per comprendere il primo futurismo, ma è anche amata per il suo approccio universale.
La violenza e il conflitto, elementi centrali del quadro, continuano a essere temi rilevanti in un mondo sempre più frenetico e urbanizzato.
La rappresentazione della folla e della sua energia caotica risuona con esperienze contemporanee, come le dinamiche delle manifestazioni, delle proteste o semplicemente della vita urbana.


Dettagli tecnici

Dimensioni: Il dipinto misura 102 x 108 cm, una scala che consente di concentrare l’intensità del movimento senza disperderlo su una superficie troppo vasta.

Materiali: L’olio su tela, tradizionale nei mezzi ma innovativo nell’uso, è sfruttato per mescolare tradizione e rottura stilistica.

Il titolo originario potrebbe essere stato semplicemente "Rissa", ma l’aggiunta "in galleria" focalizza l’attenzione sul luogo specifico, un simbolo della Milano di Boccioni che era profondamente legato alla città, e la Galleria Vittorio Emanuele II, con il suo miscuglio di lusso e quotidianità, rappresentava perfettamente il fascino e le contraddizioni della vita urbana moderna.

"Rissa in galleria" non smette di rivelare strati di significato: è un’opera che parla tanto del suo tempo quanto del nostro, un crocevia di tecnica, emozione e riflessione sociale. 

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