sabato 11 gennaio 2025

“La collezionista” al Teatro Elfo Puccini di Milano

“La collezionista” al Teatro Elfo Puccini di Milano è un’opera teatrale che va ben oltre la semplice rappresentazione di una storia, diventando un profondo e complesso affresco che si interroga sul ruolo dell’arte, sulla sua fragilità e sul valore che le attribuiamo in un mondo che sembra spingersi sempre più verso l'effimero e il consumabile. In scena fino al 2 febbraio 2025, l’opera, scritta dalla drammaturga Magdalena Barile e diretta da Marco Lorenzi, esplora le radici della nostra relazione con l'arte, la memoria e l'estetica, passando attraverso il prisma di un mondo in trasformazione. Non solo un racconto di un personaggio, ma un viaggio che sonda la psicologia, l’emotività e i conflitti interiori legati alla bellezza e alla sua conservazione.

La storia si sviluppa intorno a una figura emblematica e affascinante: la Marchesa, un'aristocratica il cui cuore e anima sono legati in maniera quasi ossessiva alla collezione e alla protezione di opere d'arte. Ida Marinelli, interprete della protagonista, dà vita a una donna di una complessità unica, una figura che simboleggia la resistenza di un’epoca ormai al tramonto. Con il suo fascino aristocratico, la Marchesa ha costruito una vita interamente dedicata al mondo dell'arte, tanto da essere considerata una delle ultime grandi collezioniste di una generazione che sembra ormai perduta. La sua dimora, un palazzo veneziano che sembra uscito da un altro secolo, è la rappresentazione perfetta di un'epoca che, pur nella sua decadenza, conserva ancora tracce di un passato dorato.
Ma questo mondo viene minacciato e scosso da forze esterne e interne, creando una dialettica fra tradizione e cambiamento. La Marchesa si trova a fare i conti con una realtà che non riconosce più il valore del suo impegno:
Gli attivisti climatici, portatori di un movimento giovanile che, in modo provocatorio e dirompente, sottolineano l’impossibilità di conservare arte e bellezza quando il mondo sta soffrendo un disastro ecologico e sociale. La loro critica radicale metterà in discussione la funzione stessa dell'arte in un’epoca che ha bisogno di risposte immediate e pratiche.
La crescente disillusione della società nei confronti dell’arte, con il progressivo abbassamento degli investimenti pubblici e privati in cultura, e la difficoltà di mantenere una linea di continuità tra il passato e le sfide del presente.

Questa tensione tra i valori artistici e la necessità di un cambiamento radicale nella società si traduce in un conflitto interno alla protagonista, che, pur essendo devota alla sua missione, si rende conto che il suo impegno sembra sempre più irrilevante di fronte alla velocità di trasformazione del mondo.

Ogni personaggio che popola il mondo de “La collezionista” è emblematico di un aspetto diverso della realtà che la Marchesa cerca di preservare, ma che inevitabilmente minaccia di scivolarle tra le dita. La diversità di voci che interagiscono con la protagonista serve a far emergere, in modo forte e chiaro, le contraddizioni e le difficoltà legate all’attualità dell’arte.

Marcel, assistente personale della Marchesa, è l'antagonista ironico della protagonista. Con una visione critica e disincantata, rappresenta la voce della ragione pratica, quella che vede nella collezione d'arte una mera accumulazione di oggetti, e nella Marchesa un’illusoria difesa di un patrimonio che nessuno sembra più apprezzare. Il suo sarcasmo è l’arma più potente per scardinare la sacralità di un mondo che, agli occhi della giovane generazione, ha perduto ogni senso.

Andy, l’artista nostalgico e ancorato alla tradizione, è una delle voci che più riflette il contrasto tra il passato e il presente. La sua visione dell’arte come qualcosa che va preservato, pur rimanendo immutato, è la rappresentazione di una cultura che non riesce a evolversi, intrappolata in un rigido conservatorismo che la rende incapace di affrontare le sfide del presente.

Lux, al contrario, è il volto del futuro. Giovane, dinamico, provocatorio, rappresenta la nuova generazione di artisti che rifiutano le tradizioni e cercano di spingere l’arte verso nuovi orizzonti. La sua visione è estremamente innovativa, ma allo stesso tempo, è anche inquietante, perché mette in discussione non solo l'arte, ma l’intero sistema che l’ha sostenuta finora.

In questo quadro, la Marchesa emerge come il fulcro di un conflitto che la riguarda personalmente ma che riflette anche le tensioni globali sulla cultura e sull'arte. La sua condizione esistenziale è esemplificativa di una società che si trova davanti a una scelta cruciale: preservare l’eredità culturale a ogni costo, oppure rinnovarla e adattarla alle nuove necessità?

Uno degli aspetti più affascinanti de “La collezionista” è la sua capacità di affrontare temi universali, ma con un linguaggio intimo e personale. La riflessione sull'arte è strettamente legata alla memoria, al valore della cultura e al suo significato in un mondo che sembra averne perso il senso. Tra i temi principali, vi sono:

1. La fragilità della memoria culturale
La Marchesa, custode di un patrimonio che sembra destinato a svanire, lotta per mantenere intatto ciò che l'arte rappresenta. La sua collezione è una testimonianza di un mondo che non esiste più, eppure sembra ancora fondamentale da preservare. Tuttavia, la sua battaglia si scontra con la velocità dei cambiamenti sociali, politici ed economici che mettono a rischio ogni tentativo di conservazione. Il dialogo tra il passato e il presente è il cuore pulsante dell’opera, che mette in discussione il concetto stesso di memoria e di eredità culturale.

2. Il conflitto tra arte e crisi climatica
Il gruppo di attivisti climatici che entra in scena sfida non solo la Marchesa, ma l’intera visione tradizionale dell’arte come patrimonio intoccabile. La loro critica non si limita a contestare il consumismo e la rapacità delle multinazionali, ma colpisce al cuore il sistema artistico stesso, accusato di essere un lusso superfluo in tempi di emergenza ambientale. Questa dialettica tra la sacralità dell’arte e la necessità di azioni concrete per il pianeta è uno dei fili conduttori che lega i vari personaggi.

3. Il dilemma tra innovazione e tradizione
Il dibattito tra Andy e Lux incarna questo contrasto: l'arte come resistenza e testimonianza di una cultura passata, da un lato, e l’arte come motore di cambiamento radicale, dall’altro. L’opera ci invita a riflettere su cosa stiamo perdendo se non accettiamo il cambiamento e, al tempo stesso, su cosa rischiamo di compromettere se non preserviamo il nostro passato.

4. Il declino del mecenatismo
La Marchesa si trova in un mondo dove l’arte e la cultura non sono più sostenute dalla classe aristocratica o dalle grandi istituzioni, ma sono spesso relegate a un ruolo marginale. Questo dramma, che è al contempo personale e collettivo, ci interroga sulla sostenibilità del modello culturale in un mondo che ha altre priorità economiche.

L’opera è un trionfo estetico in cui il design scenico, l’illuminazione e la musica non sono solo complementari, ma protagonisti a pieno titolo. La regia di Marco Lorenzi si distingue per l’intensità visiva e emotiva con cui è stata concepita. La scena del salone della Marchesa è un microcosmo che fonde elementi di grande valore storico e architettonico con dettagli che ne svelano il decadimento, creando così un contrasto visivo e simbolico che accresce la tensione tra la bellezza e la sua disintegrazione. L’illuminazione soffusa, a tratti drammatica, aiuta a costruire una tensione che non si limita al dialogo, ma permea ogni momento dello spettacolo.
La musica, che spazia dal classico al contemporaneo, contribuisce a delineare le diverse sfumature emotive e intellettuali dei personaggi, intensificando l’atmosfera di incertezza e cambiamento.

Una riflessione emozionante sulla fragilità della bellezza: “La collezionista” è molto più di una rappresentazione teatrale, è una riflessione profonda e commovente sulla nostra percezione dell’arte, sulla sua importanza e sulla sua vulnerabilità in un mondo che cambia in continuazione. L’opera è un invito a non dimenticare che, per quanto i tempi possano sembrare rapidi e distruttivi, la bellezza ha il potere di resistere, di rinnovarsi e di rivelarsi sempre, in modo inaspettato e trasformante. Un’occasione da non perdere per chi cerca un’esperienza teatrale che interroga e scuote l’anima.

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