In questo testo vado approfondendo i riferimenti storici e letterari, analizzando l'impatto della traduzione sulla ricezione dell'opera di Joyce, e offrendo una riflessione sul problema della trasposizione delle lingue letterarie complesse.
La traduzione di Joyce: un viaggio nel labirinto del linguaggio
La traduzione di Ulysses è una delle sfide più ardue nella storia della letteratura. L’opera di Joyce è un palinsesto di riferimenti culturali, giochi fonetici, slittamenti semantici, e sovrapposizioni di registri linguistici. Ogni frase è una miniera di significati, un congegno di precisione in cui nulla è lasciato al caso. Perciò, ogni traduzione deve confrontarsi non solo con le parole, ma con il ritmo, la musicalità, e l’ambiguità voluta dell’originale.
In questo contesto, il passo:
"For this, o dearly beloved, is the genuine Christine: body and soul and blood and ouns."
diventa un banco di prova per qualsiasi traduttore. La sua apparente semplicità cela un universo di rimandi, dal linguaggio liturgico alla tradizione commerciale, dall’ironia sacrilega alla costruzione di un nuovo idioma ibrido.
La caratteristica unica del linguaggio joyciano
Il linguaggio di Ulysses è un’entità viva e mutevole, che si trasforma a seconda del contesto. Joyce, fin dalle prime righe del romanzo, sfida le regole della sintassi e della semantica tradizionale, mescolando dialetti, neologismi, arcaismi e onomatopee in una narrazione che sembra respirare autonomamente. Questa tecnica si ispira a diverse fonti:
- L’influenza della tradizione orale irlandese: Joyce incorpora modi di dire, cadenze e strutture sintattiche tipiche della parlata popolare di Dublino, rendendo la sua prosa un’estensione della lingua parlata.
- L’eco della liturgia cattolica: Formule religiose, invocazioni e termini biblici permeano il testo, spesso in chiave ironica o parodica.
- Il plurilinguismo modernista: In Ulysses, la lingua inglese non è un’entità stabile, ma un campo di sperimentazione. Joyce inserisce parole di altre lingue, distorce foneticamente termini noti, e gioca con la loro ambiguità semantica.
Tutto questo rende la traduzione un’impresa titanica, poiché ogni parola può contenere molteplici significati simultaneamente.
Il significato nascosto della frase "Genuine Christine"
Uno degli elementi più enigmatici del passo in questione è l’espressione "genuine Christine". La maiuscola su "Christine", presente in tutte le edizioni autenticate da Joyce, suggerisce che non si tratti di un semplice aggettivo riferito a una donna di nome Christine, ma di un gioco linguistico più complesso.
Diverse interpretazioni sono state proposte:
- Un riferimento a Cristo: "Christine" può essere letto come una variante fonetica di "Christ", rendendo la frase una sorta di dichiarazione di autenticità religiosa.
- Una parodia del linguaggio pubblicitario: "Genuine" richiama il lessico commerciale, usato per certificare l’autenticità di un prodotto. Joyce potrebbe quindi giocare con l’idea di una "Cristianità autentica", come se fosse un marchio registrato.
- Un’allusione erotico-mistica: Se "Christine" è un nome proprio, potrebbe rimandare a un’ideale figura femminile, associata sia alla santità che alla sensualità, in una fusione di sacro e profano tipica della poetica joyciana.
La difficoltà di traduzione sta proprio in questa ambiguità: come rendere un termine che è contemporaneamente teologico, pubblicitario e ironico?
"Body and Soul and Blood and Ouns": un’eucaristia profana
Il resto della frase segue una struttura ritmica che richiama formule liturgiche cristiane. L’espressione "body and soul" rimanda alla dottrina della resurrezione, mentre "blood and ouns" introduce un elemento perturbante.
La parola "ouns" è la più problematica. Alcune ipotesi sulla sua origine:
- Una variante fonetica di "wounds" (ferite), che collegherebbe la frase alla Passione di Cristo e al sacrificio eucaristico.
- Un riferimento a "ounce" (oncia), il che aprirebbe una dimensione economica e materiale al passo.
- Un legame con il gaelico "úna" (agnello), rafforzando la simbologia cristologica del testo.
Il termine, con la sua ambiguità, è un esempio perfetto della tecnica di Joyce: un’unica parola che genera molteplici significati, sfidando il lettore (e il traduttore) a districare il suo senso.
Le scelte dei traduttori italiani: un confronto
La complessità di questa frase ha dato origine a diverse soluzioni traduttive in italiano, ognuna con una propria interpretazione del testo joyciano.
Enrico Terrinoni: la fedeltà filologica
Terrinoni sceglie di tradurre "ouns" con "piaghe", mantenendo un forte legame con la dimensione religiosa. Questa scelta evidenzia il parallelismo con la Passione di Cristo, rispettando il possibile riferimento a "wounds".
- Pro: mantiene la solennità e la sacralità dell’originale.
- Contro: sacrifica parte dell’ambiguità del termine "ouns".
Giorgio De Angelis: l’audacia creativa
De Angelis opta per "angue", che richiama il latino "anguis" (serpente). Questo introduce un’interpretazione simbolica legata al peccato originale e alla tentazione.
- Pro: arricchisce la frase con un nuovo livello di significato.
- Contro: si allontana dall’originale, trasformando il senso del passo.
Mario Biondi: la lettura sacrilega
Biondi propone un’interpretazione più profana, leggendo il passo come una parodia della liturgia cristiana. La sua traduzione enfatizza il lato ironico del testo.
- Pro: coglie l’aspetto satirico dell’opera.
- Contro: rischia di perdere il bilanciamento tra sacro e profano.
Gianni Celati: il registro grottesco
Celati traduce "wounds" con "liquame", abbassando il tono della frase e accentuandone il lato più crudo e corporeo.
- Pro: rispecchia la sperimentazione linguistica di Joyce.
- Contro: elimina la componente religiosa, rendendo la frase più triviale.
Il problema della traduzione di Joyce: un’eredità impossibile?
La difficoltà di tradurre Joyce risiede nel fatto che la sua lingua non è semplicemente inglese, ma un sistema autonomo di segni e significati.
Walter Benjamin, in Il compito del traduttore, affermava che la traduzione non deve limitarsi a trasmettere il contenuto di un testo, ma deve ricrearne il "modo di significare". Nel caso di Ulysses, questo significa non solo trovare parole equivalenti, ma anche replicare il gioco fonetico, l’ambiguità, e la stratificazione culturale dell’originale.
Ogni traduzione di Joyce è quindi una riscrittura, un nuovo Ulysses in un’altra lingua. Ogni scelta è un tradimento necessario, un atto di creazione che riflette tanto il traduttore quanto l’autore.