Queste poesie nascono da un’ossessione, e non mi vergogno a dirlo. Oscar Wilde è una ferita che non smette di sanguinare, una ferita elegante, profumata di paradosso, di bellezza e di colpa. Non ho voluto scrivere su Wilde, né per Wilde, ma attraverso di lui, come se il suo corpo — e quello dell’uomo condannato che attraversa La ballata del carcere di Reading — fosse diventato una soglia, un corridoio mentale in cui camminare senza possibilità di ritorno.
Queste quarantadue poesie sono un unico passo che si ripete. Un passo sotto processo. Un passo che non avanza davvero, ma insiste. Ho scelto deliberatamente la ripetizione, l’ossessione del cielo, del grigio, della giacca scarlatta che scompare, perché è così che funziona la colpa: non evolve, non si trasforma, ritorna. Cambia solo la luce con cui la si guarda. Wilde lo sapeva benissimo. Il carcere, per lui, non fu soltanto un luogo fisico, ma una forma definitiva dello sguardo. Da lì in poi tutto diventa cielo osservato dal basso, tenda che si chiude, nuvola che pesa.
Scrivendo, mi sono tenuto accanto all’uomo che cammina verso la morte, ma non per giudicarlo. Il giudizio è già ovunque, nelle mura, negli sguardi, nel cielo stesso che diventa giudice muto. A me interessava stare nel punto in cui l’orrore si fa umano, in cui l’assassino non è più un mostro ma un corpo che avanza, un corpo che ama ancora ciò che ha distrutto. È una posizione scomoda, lo so. Ma Wilde ci ha insegnato che la letteratura non nasce per rassicurare, bensì per complicare.
Questa sequenza poetica è anche una meditazione sull’irreversibilità. Ogni testo è un passo, e ogni passo è già la fine. Non c’è catarsi, non c’è assoluzione piena, non c’è redenzione spettacolare. Se qualcosa somiglia a un perdono, è solo il silenzio che precede l’ultimo respiro. E forse è questo che più mi ha legato a Wilde: l’idea che la bellezza possa esistere anche là dove non salva, anche quando arriva troppo tardi.
Ho scritto queste poesie come si cammina accanto a qualcuno che sta per morire: senza domande inutili, senza illusioni. Con un rispetto ostinato per la sua solitudine. Se c’è una voce che attraversa il libro, è una voce che guarda, che accompagna, che non distoglie lo sguardo. Perché distogliere lo sguardo è sempre stata la vera colpa dei giusti.
1.
Non indossava la giacca scarlatta,
Il rosso bruciava nelle sue mani,
Vino e sangue nei suoi occhi afflitti,
Dopo aver amato e ucciso la donna.
2.
Dove il silenzio è di giustizia pieno,
Trovarono l’uomo e la sua morte,
La donna amata giaceva stanca,
Mentre il sangue segnava il suo cammino.
3.
La giacca scarlatta non c’era più,
Non c’era il gesto di chi spera,
Solo il grigio e la morte divennero
Un passo solitario tra le strade.
4.
Il cammino sotto giudizio, eppure
Sembrava sereno come un sogno,
Un berretto da cricket a coprirlo,
Ma nel suo cuore non c'era più gioia.
5.
Mai un uomo guardò con tale sguardo,
Così malinconico, verso il cielo
Che sfuma in grigio sotto le nuvole,
Come una tenda di speranze ormai morte.
6.
Le nuvole scorrevano come vele
D’argento sul cielo troppo lontano,
E lui, condannato, non vedeva più
Che quella tenda, segno di una fine.
7.
Anima perduta, camminavo accanto,
In un cerchio che non finiva mai,
Mi chiesi se l’uomo fosse stato
Condannato da un peccato senza fine.
8.
"Quel passo, quella bocca, quella faccia,
Sta per morire," sussurrò la voce,
E il cuore di chi ascoltava tremò
Per l’orribile verità che veniva.
9.
E il cielo sopra il mio capo impazzì,
Il carcere moltiplicò le sue mura,
Il cielo diventò una gabbia di ferro,
Il calore del metallo dentro l’anima.
10.
Nel frastuono di un pensiero stanco,
Io non sentii il mio dolore,
Solo il suo, che spingeva il passo,
Un pensiero che sussurrava morte.
11.
Sapevo, in quel passo che accelerava,
Cosa provava l’uomo: la pena
Di chi ha ucciso la cosa amata,
E ora, davanti alla fine, non resiste.
12.
Eppure il giorno era così brillante,
Ma in lui non c’era più nessun colore,
Solo il ricordo di un amore che aveva
Sanguinato dentro il letto d’una morte.
13.
Il berretto da cricket lo copriva,
Piccola figura nel buio dell’aula,
Camminava come un uomo perduto,
Al centro del mondo, eppure estraneo.
14.
Chi l’aveva visto, chi l’aveva amato,
Non sapeva che un giorno sarebbe stato
Lui stesso a piegarsi sotto il peso
Di un peccato che aveva distrutto ogni cosa.
15.
La giacca scarlatta non si rivedeva,
Solo l’abito grigio e il passo stanco,
Il suo cuore ormai piegato sotto
Il fardello di una colpa che non scivolava.
16.
Un uomo che cammina sotto il processo
Non può più sperare nella salvezza,
Perché la pena lo segue e lo schiaccia,
E il suo passo si fa sempre più lieve.
17.
Eppure non c’era tristezza nel suo volto,
Solo una resa al destino che l’aspettava,
Forse l’uomo sapeva già, eppure
Camminava come se nulla fosse successo.
18.
Lui non guardò mai indietro al passato,
Non cercò una via di fuga o scusa,
Ma fissò quel cielo che pareva lontano,
E si rassegnò alla morte che veniva.
19.
Mai ho visto un uomo guardare
Così malinconicamente il cielo,
Come se ogni nube fosse un rimorso,
E ogni vento lo strappasse dalla vita.
20.
Là dove il cielo era una tenda azzurra,
L’uomo trovò la fine che lo attendeva,
Sospirò un'ultima volta e poi tacque,
Nel silenzio che precede l’assoluzione.
21.
La nuvola si fermò sopra di lui,
Come una pena che non si stacca,
E il cielo parve appesantirsi
Di tutte le sue colpe mai cancellate.
22.
Sotto il cielo che si sfaldava in pezzi,
L’uomo si trovò faccia a faccia con la morte,
Non c’era salvezza nei suoi occhi spenti,
Solo il ricordo di un amore tradito.
23.
Il passo si fece più rapido, incerto,
Sapeva di andare incontro al suo destino,
Ma l’uomo non osò mai fermarsi,
Perché dentro la pena non c’era pace.
24.
Il cielo stesso parve prendere forma
Nel dolore che abbracciava l’uomo,
Un cielo come un casco d’acciaio
Che non poteva più proteggerlo.
25.
Ogni passo lo avvicinava al vuoto,
Ogni sguardo al cielo lo rendeva più solo,
Eppure nel suo cuore non c’era più nulla,
Solo un grido muto che lo accompagnava.
26.
Non sapeva più nemmeno chi fosse,
Solo il giudizio lo definiva,
E il cielo sopra di lui divenne
Un giudice severo e silenzioso.
27.
Tutti lo vedevano come una ombra,
Un uomo che non poteva più scappare,
E il suo passo si faceva più pesante,
Come se la terra stessa lo rifiutasse.
28.
Eppure, camminando verso la fine,
Non c’era paura nel suo cuore,
Solo un accettare il destino come
Una conclusione di una lunga fuga.
29.
Quando l’uomo si fermò e guardò
Il cielo che non gli sorrideva più,
Capì che era troppo tardi per cercare
Un altro angolo di speranza.
30.
Là dove il cielo si fa più scuro,
L’uomo trovò la morte, e non poté scappare,
Ma nel suo cuore c'era solo il rimorso,
E nulla poteva più redimerlo.
31.
La giacca scarlatta non c’era più,
Solo un uomo sotto processo,
Ma nel suo volto c’era la storia
Di un amore che non poteva tornare.
32.
Camminava con la testa bassa,
Le mani strette, il cuore in frantumi,
E nessuno poteva vedere più
Il dolore che lo attraversava.
33.
Era un uomo che non sapeva più
Se il suo peccato fosse grande o piccolo,
Ma nel suo cuore, ogni passo pesava,
E ogni passo lo avvicinava al vuoto.
34.
Il cielo sembrò cadere sopra di lui,
Ogni nuvola diventava una condanna,
E ogni passo lo separava
Da un mondo che non lo avrebbe mai perdonato.
35.
Il giudizio non perdonava l’uomo,
E il suo cammino divenne sempre più lento,
Ogni attimo lo avvicinava alla fine,
Dove l’amore e la morte erano già compiuti.
36.
Il passo si fece più lieve, più triste,
Un uomo che ormai non sperava più,
Eppure, sotto quel cielo grigio,
Era ancora vivo, ma solo nel corpo.
37.
Non ci fu più redenzione per lui,
Solo il peso della sua stessa morte,
E ogni giorno diventava più distante
Il sorriso che aveva perduto.
38.
Il cielo sopra di lui era troppo grande,
Troppo lontano per raggiungerlo,
E l’uomo camminava, cercando invano
Di sfuggire al destino che lo attendeva.
39.
Camminava con la mente perduta,
E il cuore, ormai, non batteva più,
Ogni passo un ricordo che svaniva,
Ogni sguardo una condanna più pesante.
40.
La morte non era mai così vicina,
Ogni passo lo conduceva al suo abisso,
Eppure il cielo restava silenzioso,
Testimone di un dolore senza fine.
41.
Il cielo si scurì sopra di lui,
Ogni nuvola diventava un segno,
Un messaggio che l’uomo non poteva leggere,
Ma sentiva, come una prigione invisibile.
42.
Ogni passo portava l’uomo più vicino
A una fine che non poteva evitare
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