lunedì 5 gennaio 2026

Barocco


Il problema non consiste nella scarsità, nella carenza, nell’insufficienza delle notizie, né nella loro manipolazione, manomissione, alterazione, deformazione, ipotesi entrambe rassicuranti, consolatorie, superficiali, perché inducono, permettono, consentono, facilitano lo spostamento altrove, oltre il confine apparente, della responsabilità, mentre il vero nodo, nodo gordiano, nodo intricato, nodo di Gordio, nodo nascosto e latente, si annida, si insinua, si ramifica nella forma stessa assunta dall’informazione, resa ubiquitariamente disponibile, simultanea, continua, incessante, ininterrotta, senza intervallo, interstizio, lacuna, pausa, gap, interruzione, e in cui la sedimentazione, il deposito, l’accumulo, la stratificazione, la costruzione di tessuto esperienziale, conoscitivo, tessuto capace di generare obbligo, dovere, responsabilità, e dunque vincolo, efficacia, misura, svaniscono, decadono, evaporano, dissolvono, perché ciò che non dura, non persiste, non stratifica, non si sedimenta non vincola, ciò che non vincola non obbliga, ciò che non obbliga non produce conseguenze, ma soltanto transiti, passaggi, attraversamenti, flussi liquidi, evaporati, inconsistente, evanescenti, mentre l’evento, che un tempo si imponeva, si manifestava, si presentava come cesura, frattura, ferita irriducibile, in grado di sospendere, arrestare, deformare la quotidianità, riorientare coordinate, ridefinire l’orizzonte del pensabile e dell’abitabile, oggi viene intercettato, prelevato, assorbito, neutralizzato, ridotto a variazione superficiale, nodo sostituibile, elemento intercambiabile, frammento transitorio in un presente permanente che non accumula, non stratifica, non conserva memoria operativa, dove saturazione, sovrabbondanza, iper-visibilità, iper-sovraesposizione, iper-attività, iper-trasparenza prendono il posto del silenzio, dove l’eccesso, la proliferazione, la moltiplicazione sostituiscono il divieto, e la visibilità totale – totale, assoluta, torrenziale, invasiva, travolgente, come torrente, fiume, diluvio, mare montante – svuota, dissolve, annulla ogni contenuto della capacità di imporsi, di resistere, di manifestarsi come problema, mentre la memoria, privata di durata, peso, funzione, direzione, smette di orientare e diventa corpo estraneo, rallentamento, ostacolo, deviazione, interferenza, residuo, scarto, frammento che ostacola rispetto a un’economia dell’attenzione basata sulla sostituibilità incessante, proliferante, cumulativa, moltiplicativa, dove insistenza, reiterazione, ritorno, ripetizione, ribaltamento, ricorrenza non sono più fedeltà al reale ma anomalie fastidiose, interferenze, ostacoli, disturbi impropri, e quando la durata viene meno, anche la responsabilità si dissolve, evapora, si volatilizza, perché senza tempo lungo non esistono conseguenze, senza conseguenze non esiste imputazione, senza imputazione il conflitto diventa mera gestione, amministrazione tecnica, manutenzione del flusso, dove conta solo la capacità di non produrre attrito, di non rallentare, di non disturbare il movimento, e così il soggetto, pur non privato di informazioni, perde la possibilità di organizzarle, costruire nessi, concatenazioni, concatenazioni logiche, catene causali, catene significative, ogni tentativo di connessione, relazione, collegamento, interpretazione, mediazione, correlazione, neutralizzato dalla proliferazione incessante, cumulativa, moltiplicativa, concorrente di stimoli sostituibili, fragili, provvisori, mentre scrivere non significa intervenire né mobilitare, ma tentare sospensione artificiale, rallentamento deliberato, estrazione di frammento dal flusso, esposizione oltre il consentito, non per restituirgli centralità ma per verificare se resiste, mantiene peso, densità, ombra, capacità di attrito, funzione minima, se oppone ancora resistenza a ciò che lo dissolve, e questa operazione, che non restituisce centralità né garantisce effetto alcuno, serve a misurare la resistenza di ciò che altrimenti verrebbe disperso, non per risvegliare coscienze ormai consumate ma per trattenere, opporre interruzione, frizione, oscillazione, far percepire, anche per un istante infinitesimale, che il tempo non è successione lineare ma densità, attrito, oscillazione, pressione, e che il flusso continuo che tutto inghiotte non è inevitabile, mentre la pratica minima di rallentamento, resistenza, sottrazione, attenzione ostinata conserva funzione reale, non pedagogica, non consolatoria, non redentiva ma oppositiva, capace di accumulare tensione, densità, pressione nervosa, dove la frase si avvolge, si tortura, si apre e chiude parentesi (parentesi dentro parentesi dentro parentesi dentro parentesi dentro parentesi dentro parentesi, inciso dentro inciso dentro inciso dentro inciso dentro inciso dentro inciso, modulazioni, spostamenti, ritorni, reiterazioni, oscillazioni, iterazioni, correzioni, glosse, glosse dentro glosse dentro glosse, latinismi, termini tecnici, arcaici, burocratici, neologismi, parole rare, termini colti, ripetizioni ossessive), si moltiplica dentro se stessa, accumula, avvolge, distorce, ripiega, restituisce per un attimo percezione che qualcosa resiste al flusso, che il tempo torna a farsi sentire, non come successione lineare ma come problema, attrito, densità, pressione, oscillazione continua, mentre il flusso ricomincia, inghiottendo tutto, e tutto ricomincia da capo, eppure in questa pratica estrema, minima, nervosa, ostinata, questa resistenza, residuo, frammento, residuo sopravvive, pulsa, insiste, si fa sentire come presenza, densità, peso, tensione, oscillazione, pressione continua, nervosa, insistente, barocca, inevitabile, viva, respirante, testimone, memoria, esperienza, sapere, obbligo, responsabilità, attrito, densità, problema, oscillazione, pressione, peso, residuo, densità, intensità, presenza, vibrazione, persistente, mentre il resto si perde, evapora, dissolve, ricade nel flusso, e il flusso ricomincia, e tutto ricomincia da capo, in un infinito labirinto di parole, parentesi, incisi, glosse, oscillazioni, densità, pressione, nervosismo, ossessività, barocco, illeggibile, incomprensibile, eppure viva, viva, viva.