Il 1° gennaio 1959 segnò una svolta nella storia di Cuba. Fidel Castro, alla guida del Movimento del 26 luglio, entrò trionfalmente a L'Avana dopo anni di guerriglia contro il regime di Fulgencio Batista. Il governo di Batista, corrotto e sostenuto dagli Stati Uniti, era crollato sotto il peso di una crisi politica e sociale che aveva esasperato la popolazione cubana. La Rivoluzione Cubana fu accolta con speranza da molti, che vedevano in Castro e nei suoi uomini la promessa di giustizia sociale, riforme agrarie e indipendenza economica. Tuttavia, con il passare degli anni, la Rivoluzione non portò soltanto cambiamenti economici e politici, ma impose anche un nuovo sistema di valori morali e sociali, spesso accompagnato da un’intolleranza verso le diversità.
Cuba prima del 1959: una società contraddittoria
Per comprendere appieno l’impatto della Rivoluzione sulla comunità LGBTQ+, è necessario osservare la Cuba pre-rivoluzionaria. Prima del 1959, Cuba era un'isola divisa tra tradizione e modernità. Da un lato, il paese era fortemente influenzato dal cattolicesimo e dal machismo, che imponevano rigide norme di genere e una visione patriarcale della società. Dall’altro, L’Avana viveva un’esplosione culturale, alimentata dall’industria turistica e dall’afflusso di visitatori stranieri, soprattutto americani.
La vita notturna della capitale, famosa in tutto il mondo, pullulava di cabaret, locali di drag queen e spettacoli burlesque. In questi ambienti, la comunità queer trovava spazi di espressione, spesso mascherata dietro performance artistiche o ruoli di intrattenimento. L’omosessualità, pur essendo formalmente illegale secondo le leggi cubane, veniva tollerata, soprattutto nei circoli bohemien e tra le élite culturali. Tuttavia, questa apparente apertura nascondeva una realtà complessa: le persone LGBTQ+ erano frequentemente vittime di estorsioni, violenze e discriminazioni.
L’ascesa di Castro e la nuova morale rivoluzionaria
Quando Fidel Castro prese il potere, la sua visione di una nuova Cuba si fondava su ideali di rigenerazione sociale e morale. La Rivoluzione non si limitava a ridistribuire le terre e a nazionalizzare le industrie: mirava a creare un "uomo nuovo", un individuo devoto alla patria, forte, disciplinato e conforme ai valori socialisti. In questo contesto, l’omosessualità fu presto etichettata come un “residuo borghese” e una minaccia per la moralità rivoluzionaria.
Nel discorso pubblico, gli omosessuali venivano dipinti come deboli e inadatti a contribuire alla costruzione di una nazione socialista. Il machismo, già profondamente radicato nella cultura cubana, fu esaltato come valore positivo, mentre le espressioni di genere non conformi o l’attrazione verso persone dello stesso sesso venivano condannate apertamente.
La repressione degli anni '60 e i campi di lavoro forzato
La repressione si concretizzò in forme diverse, a partire dagli anni '60. La polizia intensificò i raid nei locali frequentati da persone LGBTQ+, e chi veniva arrestato poteva subire umiliazioni pubbliche o perdere il lavoro. Ma la misura più drammatica e sistematica arrivò nel 1965, con l’istituzione delle Unidades Militares de Ayuda a la Producción (UMAP).
Le UMAP erano ufficialmente campi di lavoro agricolo destinati a "rieducare" individui considerati devianti o non conformi ai valori rivoluzionari. Oltre a dissidenti politici e testimoni di Geova, migliaia di uomini gay furono arrestati e inviati in questi campi, situati principalmente nelle zone rurali di Camagüey. Qui, i prigionieri venivano costretti a lavorare per ore sotto il sole cocente, tagliando canna da zucchero o costruendo infrastrutture, spesso senza ricevere un’adeguata alimentazione.
Le condizioni di vita nelle UMAP erano dure: i prigionieri dormivano in baracche sovraffollate, privati di qualsiasi contatto con le famiglie e sottoposti a punizioni corporali in caso di insubordinazione. Molti furono costretti a subire "terapie correttive" che includevano lavori pesanti e tentativi di modificare il loro comportamento attraverso umiliazioni pubbliche.
La chiusura delle UMAP e le persecuzioni sotterranee
Nel 1968, in seguito alle pressioni internazionali e alle critiche provenienti da intellettuali cubani, le UMAP furono ufficialmente chiuse. Tuttavia, la fine formale dei campi non segnò la fine delle persecuzioni. Gli anni '70 furono caratterizzati da una discriminazione più sottile ma altrettanto devastante: molte persone LGBTQ+ venivano licenziate, emarginate o escluse da incarichi pubblici. In particolare, artisti, scrittori e intellettuali sospettati di omosessualità venivano allontanati da posizioni di rilievo e condannati all’ostracismo.
Gli anni '80 e '90: la lenta transizione
Durante gli anni '80, la situazione cominciò a evolversi. Sebbene le discriminazioni persistessero, la crescente apertura culturale e la maggiore influenza del mondo occidentale portarono a una lenta ma significativa trasformazione. Nel 1979, le relazioni omosessuali private tra adulti consenzienti furono ufficialmente decriminalizzate. Tuttavia, rimaneva forte il pregiudizio sociale, e l'omosessualità continuava a essere vista con sospetto da ampi settori della società.
Gli anni '90 segnarono un cambiamento ancora più marcato. La crisi economica seguita alla caduta dell'Unione Sovietica portò Cuba ad aprirsi al turismo internazionale, esponendo il paese a nuove idee e influenze culturali.
Mariela Castro e il nuovo millennio
A partire dagli anni 2000, l’attivismo di Mariela Castro, figlia di Raúl Castro, ha svolto un ruolo cruciale nel promuovere i diritti LGBTQ+. Come direttrice del Centro Nazionale di Educazione Sessuale (CENESEX), Mariela ha guidato campagne di sensibilizzazione e ha lavorato per introdurre leggi contro la discriminazione.
Nel 2019, il governo cubano ha modificato la Costituzione per includere il divieto di discriminazione basata sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale, e nel 2022 Cuba ha legalizzato il matrimonio egualitario, segnando una vittoria storica per la comunità LGBTQ+.
Conclusione
La storia della comunità LGBTQ+ a Cuba riflette le complessità della Rivoluzione: una lotta per l’uguaglianza sociale che, per decenni, ha escluso coloro che non rientravano nei rigidi canoni morali imposti dal regime. Oggi, Cuba è un paese in trasformazione, dove il passato di persecuzione lascia gradualmente spazio a una società più inclusiva e tollerante.
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Ecco alcune delle principali fonti che trattano in modo approfondito la storia della comunità LGBTQ+ a Cuba e le politiche del regime castrista:
1. “Cuba and the Revolution: A History in Documents” (2014), a cura di Luis M. Fernández.
Questo libro esplora vari aspetti della rivoluzione cubana, comprese le politiche sociali e culturali, e fornisce una visione dettagliata della repressione politica e sociale sotto il regime di Castro, con un focus sulla comunità LGBTQ+.
2. “Mariela Castro, Cuba’s LGBT Champion”, di Tim Karr (2011).
Questo articolo esplora il ruolo di Mariela Castro nel promuovere i diritti LGBTQ+ a Cuba, descrivendo le sue iniziative e il cambiamento nella politica cubana riguardo a questi temi.
3. “Cuba: The Other Side of the Revolution” (2002), di Michael Parenti.
Parenti fornisce un’analisi critica del regime cubano, discutendo anche della discriminazione nei confronti delle persone LGBTQ+ e degli abusi perpetrati nei confronti di chi veniva percepito come “deviato”.
4. “Sexuality and Gender in Post-Revolutionary Cuba”, articolo di sociologia politica (2014).
Questa ricerca approfondisce il cambiamento nella percezione sociale e politica della sessualità e del genere dopo la Rivoluzione cubana, descrivendo l'evoluzione delle politiche socialiste in relazione all'orientamento sessuale.
5. “Queer Cuba: The Politics of Sexuality in the Cuban Revolution” (2013), di William J. Dobson.
Questo libro esamina la relazione tra la politica castrista e la comunità LGBTQ+, con un focus sugli anni '60 e la repressione attraverso le UMAP.
6. “La historia del movimiento LGBT en Cuba” (2012), di Eduardo L. Gómez.
Una panoramica storica che traccia l'evoluzione del movimento LGBTQ+ a Cuba, dalle difficoltà iniziali alla lotta per i diritti civili negli anni successivi alla Rivoluzione.
7. Report of Human Rights Watch.
Organizzazione internazionale che ha monitorato la situazione dei diritti umani a Cuba, compreso il trattamento delle persone LGBTQ+, soprattutto durante gli anni di massimo controllo da parte del governo.
8. “The Cuban Revolution and the Political Economy of Homophobia” (2001), di David L. Raby.
Questo lavoro analizza le politiche castriste riguardo all'omosessualità, le UMAP e le dinamiche sociali più ampie che hanno influenzato la visione ufficiale dell’omosessualità a Cuba.
9. Intervista con Mariela Castro (varie pubblicazioni).
Diverse interviste rilasciate dalla figlia di Raúl Castro hanno documentato il suo impegno nel promuovere i diritti LGBTQ+ a Cuba, inclusa la legalizzazione del matrimonio egualitario e altre politiche favorevoli alla comunità queer.
Queste fonti offrono una panoramica completa dei cambiamenti storici, sociali e politici che hanno caratterizzato l’esperienza della comunità LGBTQ+ a Cuba, a partire dalla rivoluzione del 1959 fino ai giorni nostri.