sabato 31 gennaio 2026

Le forme del desiderio: il corpo, la luce e la visione di Robert Mapplethorpe


Il desiderio prende forma e si manifesta nei corpi, nelle tensioni, negli sguardi e nella perfezione quasi ossessiva di ogni dettaglio. Robert Mapplethorpe, artista che ha trasformato la fotografia in uno strumento di indagine profonda sul corpo, sulla sessualità e sulla bellezza, torna a Milano con una mostra che promette di essere un’esperienza totale. “Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio”, in programma a Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026, curata da Denis Curti e promossa dal Comune di Milano Cultura in collaborazione con Marsilio Arte e la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York, si colloca nel programma culturale dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, conferendo all’esposizione un respiro internazionale e un legame profondo con la città e con la sua storia di avanguardie e apertura al nuovo. Milano, da sempre centro di sensibilità estetica e di sperimentazione artistica, diventa così teatro ideale per una rilettura attuale della poetica di Mapplethorpe, capace di rendere visibile ciò che la società tende a censurare, di trasformare la trasgressione in perfezione formale e di mostrare il corpo come strumento di conoscenza, come linguaggio, come sintesi tra eros e estetica.

Camminare tra le immagini di Mapplethorpe significa confrontarsi con un universo in cui ogni dettaglio è carico di significato. I corpi maschili e femminili, nudi o parzialmente scoperti, ritratti di amici, artisti, membri della comunità queer, non sono mai semplici soggetti: sono strumenti di narrazione, porte verso il desiderio e verso l’intimità più autentica. La luce scolpisce, il bianco e nero amplifica contrasti e texture, le proporzioni e la composizione costruiscono un equilibrio perfetto tra forza e vulnerabilità. Ogni gesto, ogni piega della pelle, ogni muscolo diventa veicolo di un racconto che non è solo estetico ma profondamente emotivo e filosofico, perché guardare un’immagine di Mapplethorpe significa confrontarsi con la consapevolezza che la bellezza non è mai neutra, che il corpo è simbolo e narrazione, che il desiderio è al contempo visibile e inesprimibile.

La capacità dell’artista di conciliare classicità e radicalità emerge in tutta la sua forza. Le sue fotografie riflettono uno studio attento della storia dell’arte occidentale: la simmetria, l’uso del chiaroscuro, l’armonia delle linee richiamano l’arte rinascimentale e neoclassica, ma vengono trasportati in un contesto radicalmente contemporaneo, in cui il soggetto non è mai neutro e la provocazione diventa parte integrante del linguaggio estetico. La tensione tra rigore formale e audacia tematica è evidente nelle immagini dedicate alla sessualità, al mondo BDSM e alla comunità gay di New York degli anni Settanta e Ottanta, dove la precisione compositiva esalta, anziché attenuare, la forza del desiderio. Lo spettatore percepisce in ogni immagine la tensione tra controllo e libertà, tra intimità e teatralità, tra vulnerabilità e potenza fisica, una dialettica che attraversa l’intero corpus dell’artista e che la mostra milanese rende percepibile in tutta la sua complessità.

Il percorso espositivo, pensato con grande attenzione da Denis Curti, trasforma gli spazi di Palazzo Reale in un racconto immersivo, dove le fotografie non sono semplici oggetti da osservare ma veri e propri protagonisti di un dialogo tra architettura, luce, spazio e spettatore. Ogni sala diventa un capitolo in cui il corpo, il gesto, la postura e lo sguardo raccontano storie di eros, amicizia, identità e trasgressione. Le nature morte e i fiori, anch’essi presenti, non sono meri esercizi decorativi, ma strumenti simbolici che dialogano con i corpi e con il desiderio, traducendo in immagini la fragilità e la fugacità della vita, la bellezza e la morte, la potenza e la delicatezza. Attraverso queste composizioni, Mapplethorpe mostra come la perfezione formale possa convivere con la forza emotiva e come il desiderio non sia limitato ai corpi umani ma permei ogni elemento del mondo visibile.

La storia e il contesto culturale in cui Mapplethorpe operava sono fondamentali per comprendere la profondità della sua opera. Gli anni Settanta e Ottanta a New York furono un periodo di straordinaria effervescenza artistica e culturale, in cui la fotografia si affermava come medium capace di trasformare la documentazione in arte, in cui la vita underground, i club, le comunità artistiche e queer, i rapporti con poeti, musicisti e performer costituivano un ecosistema creativo unico. Mapplethorpe, al centro di questo fermento, incarnava la sintesi perfetta tra cultura radicale e aspirazioni estetiche: documentava, interpretava, creava icone. Ogni fotografia diventa così testimonianza storica, riflessione filosofica e esperienza estetica, un invito a guardare non solo con gli occhi ma con tutta la sensibilità, a sentire la tensione tra forma e contenuto, tra desiderio e bellezza.

Milano, con la sua storia di accoglienza di avanguardie artistiche e di dialogo con la modernità, offre lo sfondo ideale per questa esposizione. Palazzo Reale, con i suoi spazi monumentali, diventa teatro di un’esperienza che trascende la semplice visione di fotografie: la mostra invita il visitatore a confrontarsi con la propria percezione del corpo e del desiderio, con la propria sensibilità estetica e con la forza evocativa dell’arte contemporanea. Lo spettatore non si limita a osservare le immagini, ma viene chiamato a percepire la fisicità, l’intensità e l’armonia dei corpi, a comprendere la radicalità tematica di ogni scatto, a riflettere sulla tensione tra vulnerabilità e potenza, tra intimità e performance. La mostra diventa così esperienza sensoriale e intellettuale, un invito a guardare oltre l’apparenza e a riconoscere il valore universale del desiderio.

In questa rielaborazione, il corpo e il desiderio non sono solo oggetto di rappresentazione, ma diventano strumenti di introspezione e di dialogo tra passato e presente, tra vita privata e storia culturale, tra audacia e disciplina formale. Ogni immagine, dai ritratti ai nudi, dai fiori alle nature morte, dai momenti più intimi alle scene più trasgressive, racconta un universo coerente in cui la bellezza è radicale e la radicalità è bella. Mapplethorpe insegna a leggere il corpo come grammatica del desiderio, a percepire la luce come strumento di intensità emotiva e simbolica, a comprendere che ogni gesto, ogni sguardo, ogni posa, ogni dettaglio ha un peso estetico e culturale.

“Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio” non è quindi solo una mostra fotografica, ma un vero e proprio viaggio nel cuore della bellezza, della sessualità e dell’arte contemporanea, un’esperienza che invita a guardare e sentire, a conoscere e riflettere, a confrontarsi con ciò che è universale e ciò che è intimamente personale. Milano, con il suo spirito cosmopolita e la sua capacità di accogliere progetti di respiro internazionale, diventa il luogo in cui la visione di Mapplethorpe assume nuova vita, dove il desiderio si mostra nella sua forma più pura e dove ogni spettatore è chiamato a riconoscersi nell’armonia dei corpi, nella precisione della luce e nella forza della visione.

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