13 gennaio 1984. Una data apparentemente qualunque, ma destinata a segnare un punto di svolta nella storia della musica e, più in generale, della cultura popolare degli anni ’80. Quel giorno, la BBC – la più autorevole e influente emittente del Regno Unito – decide di prendere una posizione drastica contro "Relax", il travolgente singolo di debutto dei Frankie Goes to Hollywood. La decisione è senza precedenti: il brano viene bandito da tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive dell’emittente, con la motivazione che sarebbe "osceno", "immorale" e inadatto al pubblico britannico. Ma come spesso accade, ciò che è proibito diventa irresistibile, e quello che la BBC intendeva come un atto di censura si trasforma in uno dei più grandi trampolini di lancio per il successo musicale.
Tutto ha inizio qualche giorno prima, quando il DJ Mike Read, una delle voci più celebri di Radio 1, si trova davanti al testo della canzone durante una diretta. Leggendo versi come “When you wanna come” e ascoltando i ritmi pulsanti e il tono sensuale del brano, Read dichiara apertamente di trovarlo "disgustoso" e si rifiuta di trasmetterlo. Questo gesto, invece di passare inosservato, scatena un’ondata di attenzione mediatica, che culmina nella decisione ufficiale della BBC di vietare "Relax" su tutte le sue piattaforme, inclusa la popolarissima trasmissione televisiva "Top of the Pops", il programma che decretava il successo o l’insuccesso di un singolo.
Il video ufficiale, già al centro di polemiche, viene ritirato dalla circolazione. Diretto da Bernard Rose, il videoclip è ambientato in un club decadente, pieno di personaggi che sfidano apertamente le convenzioni: uomini in abiti fetish, riferimenti BDSM, una carica erotica mai vista prima su MTV o su altre piattaforme. Questo immaginario visivo, fortemente legato alla cultura queer e alla comunità LGBTQ+, diventa un terreno fertile per lo scandalo, ma anche per un movimento di controcultura che vede nei Frankie Goes to Hollywood dei veri e propri portavoce della libertà sessuale e dell’autodeterminazione.
Ironia della sorte, la censura ottiene l’effetto opposto a quello desiderato. Lungi dal far scomparire "Relax" dai radar, la polemica accende una curiosità insaziabile nel pubblico. La gente corre nei negozi di dischi per acquistare il singolo, desiderosa di scoprire cosa ci sia di tanto scandaloso in questa canzone "proibita". Nel giro di pochi giorni, "Relax" schizza al primo posto delle classifiche britanniche, diventando un autentico fenomeno culturale. Non si limita a un successo momentaneo: il brano rimane nella top 40 per 48 settimane consecutive, un risultato straordinario per un singolo di debutto.
Dietro a questo trionfo c’è il talento e l’audacia dei Frankie Goes to Hollywood, una band nata a Liverpool nel pieno fermento post-punk e new wave. Guidati dal carismatico Holly Johnson, dichiaratamente gay in un’epoca in cui fare coming out era ancora un atto coraggioso, i Frankie incarnano la trasgressione, il glamour e l’ironia della cultura pop degli anni ’80. Il loro stile mescola teatralità, riferimenti kitsch e una produzione musicale all’avanguardia, orchestrata dal leggendario produttore Trevor Horn, il cui tocco futuristico trasforma "Relax" in un capolavoro di synth-pop.
Ma "Relax" non è solo un pezzo da ballare. Il testo, apparentemente semplice e diretto, nasconde una carica simbolica che sfida apertamente i tabù sessuali del tempo. Con versi come "Relax, don’t do it, when you wanna come" (rilassati, non farlo, quando vuoi venire), la canzone parla apertamente di piacere, desiderio e autocontrollo, in un contesto che invita a liberarsi dalle costrizioni morali e a vivere con autenticità. Non sorprende che il brano diventi un inno per la comunità LGBTQ+, che in quegli anni si trova ancora a combattere contro pregiudizi, repressioni e l’ombra crescente della crisi dell’AIDS.
La reazione della BBC, così come quella di molti altri ambienti conservatori, riflette il clima di ipocrisia e bigottismo dell’epoca. Il governo britannico, guidato da Margaret Thatcher, promuove valori tradizionali che mal si conciliano con l’esplosione di creatività, sessualità fluida e libertà d’espressione portata avanti da artisti come i Frankie. Bandire "Relax" diventa, per la BBC, un tentativo di riaffermare un controllo morale sul pubblico. Tuttavia, il fallimento è evidente: il bando alimenta un effetto Streisand ante litteram, trasformando la canzone in un oggetto di culto.
Parallelamente al successo commerciale, l’album di debutto della band, "Welcome to the Pleasuredome", consolida il loro status di icone culturali. Il disco è una celebrazione edonistica della vita e del piacere, con una produzione epica che fonde elettronica, pop e riferimenti cinematografici. Anche visivamente, i Frankie rompono ogni schema, comparendo sulle copertine dei dischi e in campagne pubblicitarie con look audaci e slogan provocatori come "Frankie Say Relax". Queste t-shirt diventano una moda mondiale, indossate da chiunque voglia dichiarare la propria ribellione contro le convenzioni.
Con il passare del tempo, "Relax" e la sua controversia assumono un significato sempre più ampio. La stessa BBC, che inizialmente lo aveva bandito, inizia a trasmetterlo senza problemi a partire dagli anni '90, riconoscendolo come un classico intramontabile. Oggi, "Relax" è considerato uno dei brani più iconici degli anni ’80, una canzone che ha saputo sfidare la censura e vincere, dimostrando che la musica può essere un veicolo potente per il cambiamento sociale.
Non è solo un successo musicale, ma un messaggio universale: non trattenerti, rilassati, vivi la tua vita come vuoi, fregandotene di chi cerca di limitarti. È una lezione di libertà che, a distanza di decenni, continua a risuonare forte e chiaro, dimostrando che a volte il miglior modo per vincere è osare.
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