lunedì 13 gennaio 2025

"Nei panni del buffone. L'abbigliamento dei giullari tra Medioevo ed età moderna"

"Nei panni del buffone. L'abbigliamento dei giullari tra Medioevo ed età moderna" non è solo un’analisi estetica e simbolica dell’abbigliamento, ma offre una riflessione più ampia sulla funzione sociale e culturale di una figura che ha attraversato i secoli, adattandosi a contesti storici e culturali in continua evoluzione. Approfondendo ogni aspetto dell’identità del giullare, l’autore mette in luce come i costumi non fossero solo un elemento di riconoscimento visivo, ma veri e propri veicoli di significato, strumenti di resistenza e di gioco con il potere, ma anche di subalternità, sfruttamento e critica sociale.

Nel Medioevo, la figura del giullare nasce come una figura marginale, che si spostava tra villaggi e città, un intrattenitore che mescolava il ruolo di cantore, attore, narratore e acrobata, ma anche di saggio e buffone, in grado di commentare la realtà con una visione che poteva essere anche un atto di denuncia. La società medievale, fortemente gerarchica e divisa, non permetteva ai membri delle classi inferiori di esprimere opinioni scomode, ma il giullare, con la sua licenza comica, veniva tollerato come una sorta di "voce della verità". Il suo abbigliamento, a partire dalla veste multicolore a strisce, simbolo di disordine e discontinuità, era l’emblema di una condizione sociale paradossale: da un lato, rappresentava l’impossibilità di una vera ascesa sociale, ma dall’altro, esprimeva una libertà di movimento e di espressione che era unica nella sua capacità di mettere in ridicolo le convenzioni sociali.
Gli abiti dei giullari non erano solo colorati e bizzarri: avevano anche una valenza simbolica molto forte. La tradizione del "cappello a punta", che in seguito diventerà il simbolo iconico del buffone, era un elemento che richiamava l’idea della follia e della libertà. Il giullare, infatti, pur essendo ai margini della società, era una delle poche figure autorizzate a non rispettare le norme comportamentali, a infrangere il codice morale, a parlare "senza freni". La sua posizione tra l'ordine e il caos, tra il sacro e il profano, lo rendeva una figura che, nonostante l’apparente inferiorità, aveva un potere molto sottile: quello di svelare le verità non dette, di smascherare le ipocrisie, di criticare la monarchia o la nobiltà attraverso il riso, e dunque, pur essendo subordinato, diveniva anche un potente strumento di critica sociale.

Con l’avvento del Rinascimento, la figura del giullare comincia a evolversi, pur mantenendo un ruolo di intrattenitore e di critico. La nobiltà e la corte cominciano a vedere in lui una sorta di "divertissement" che può essere utilizzato per distogliere l’attenzione dalle preoccupazioni politiche e sociali, ma anche come strumento per abbattere la solennità e la rigidità della corte stessa. I costumi del giullare, pur continuando a essere eccentrici e colorati, iniziano a riflettere le evoluzioni stilistiche dell’epoca: si arricchiscono di dettagli, con l’uso di velluti, sete e broccati, e i colori diventano più sofisticati, passando dal rosso sgargiante a tonalità più pastello e ad altre combinazioni meno stridenti.
Nel contesto della corte rinascimentale, il giullare acquisisce una funzione anche politica e culturale. La sua presenza nelle feste di corte diventa simbolo di quella "libertà" che era il fondamento della visione umanistica dell’uomo, capace di parlare in modo diretto e senza remore. Il giullare era visto come un "spiritoso provocatore", una sorta di araldo della satira che potesse divertirsi a mettere in ridicolo la vanità dei potenti, un ruolo che si evolverà nei secoli successivi e che influenzerà anche la nascita della commedia dell'arte.
Il giullare, pur mantenendo il suo abito colorato, smette di essere solo una figura popolare e diventa anche un elemento di distinzione per chi possiede un grande senso dell’umorismo, e con il suo linguaggio irriverente, un tipo di "libertà" che si trasforma in un simbolo di astuzia intellettuale. Il passaggio da "giullare di strada" a "giullare di corte" segna l’importante trasformazione che il suo abbigliamento e il suo ruolo subiscono: l’elemento grottesco che in origine lo caratterizzava viene sostituito, almeno in parte, da un’estetica più raffinata.

L’evoluzione del ruolo e dei costumi del giullare nel Rinascimento porta anche con sé una rielaborazione della sua funzione di critico sociale. Con il declino della figura del giullare come "persona di strada", la sua funzione di parlare in modo esplicito contro l’aristocrazia non si perde, ma si evolve in un contesto più controllato, quello della corte, dove la critica si trasforma in "piacevole divertimento" che, pur mantenendo una valenza di denuncia, diventa più sottile e meno diretta. La figura del giullare, quindi, diventa il "buffone" che si diverte ma che allo stesso tempo svela verità nascoste. A questo punto, non è più solo un semplice intrattenitore, ma una figura che sa utilizzare il suo umorismo per evidenziare le contraddizioni e i vizi di una società che continua a opporre resistenza al cambiamento.

Nel corso dell’età moderna, l’idea del "buffone" e la sua iconografia raggiungono nuovi livelli di sofisticazione, in particolare con la diffusione della commedia dell'arte e della letteratura satirica. Il buffone diventa il protagonista di molte opere letterarie e teatrali, da Shakespeare a Molière, dove il suo abbigliamento non è solo un mezzo per divergere dalla norma sociale, ma un simbolo di quella stessa capacità di rivelare il vero volto della società. In questi contesti, l’abbigliamento del giullare rimane un tratto distintivo, ma è utilizzato anche come un potente simbolo di distacco dalla realtà formale della corte, della nobiltà o della politica.
L’elemento più interessante che emerge dall’evoluzione dell’abbigliamento del giullare è che, pur passando da una figura marginale a un ruolo più integrato nel sistema sociale e culturale, il suo abito rimane un veicolo di subversione. I suoi costumi e i suoi tratti distintivi divengono segni riconoscibili di un’attitudine critico-satirica che, pur adattandosi ai cambiamenti sociali, mantiene una costante: il potere del buffone sta nel suo abito, che lo distingue dagli altri, ma allo stesso tempo lo rende un elemento indispensabile per il gioco sociale e politico.

Il saggio offre un’interessante riflessione su come l'abbigliamento, che sembra un aspetto superficiale e decorativo, abbia avuto un impatto profondo sulla costruzione e sulla percezione della figura del giullare. Non solo un elemento di riconoscimento, ma un modo per articolare e visualizzare il confine tra ordine e disordine, tra potere e sottomissione, tra sacro e profano. Il giullare, attraverso il suo costume, diventa il testimone di una società che può ridere di se stessa, senza però mai dimenticare che, nel riso, si nasconde anche la critica e la possibilità di un cambiamento.

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