The Happy Prince (2018) di Rupert Everett è un'opera cinematografica che non solo esplora la figura di Oscar Wilde, ma si spinge ben oltre, mettendo in luce le profondità dell’animo umano, la lotta per la libertà, l’autenticità e la ricerca di una bellezza che non può essere scalfita dal dolore o dalla sofferenza. In un'epoca che giudicava, condannava e puniva l'omosessualità, Wilde ha vissuto una vita segnata da scandali e controversie, ma anche da una straordinaria capacità di resistenza, di amore e di creatività. Con The Happy Prince, Rupert Everett si dedica a un ritratto intimo, potente e delicato di un uomo che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della letteratura, ma che, alla fine, ha pagato con la sua stessa vita il prezzo della sua libertà di pensiero e di azione.
Il film è ambientato negli ultimi anni della vita di Wilde, un periodo che segue la sua condanna per “indecenza pubblica” e la sua prigionia a causa della sua relazione con Lord Alfred Douglas, un giovane aristocratico noto come Bosie. La pellicola racconta l’esilio e il declino fisico e morale di Wilde, che si rifugia in Francia e Italia, dove, lontano dalla sua terra natale, deve fare i conti con la malattia, la povertà e l’umiliazione. Nonostante le difficoltà, Wilde non si lascia mai sopraffare dalla disperazione; al contrario, il film mette in risalto la sua straordinaria lucidità mentale, la sua sensibilità artistica e la sua capacità di continuare a vivere con dignità, pur nell’ombra di una società che lo ha emarginato.
La direzione di Everett è una delle caratteristiche più affascinanti del film, poiché riesce a cogliere non solo la figura di Wilde come personaggio pubblico, ma anche la sua vulnerabilità come uomo. Everett, che interpreta Wilde con un’intensità struggente, non cerca di mascherare la sofferenza fisica del protagonista, ma al contrario la rende un elemento centrale della narrazione. La malattia di Wilde, che lo rende un uomo indebolito e stanco, non è solo un dato biografico, ma diventa il simbolo di una lotta interiore, di un’anima che, pur sotto il peso del dolore, continua a cercare la bellezza, la verità e l’amore.
In uno dei suoi momenti più emozionanti, il film fa uso di flashback che ci permettono di scoprire la vita di Wilde prima della sua caduta. Attraverso questi ricordi, il film rivela la sua brillantezza come scrittore e la sua capacità di affascinare chiunque con il suo spirito tagliente e la sua visione del mondo. Wilde è un uomo che ha saputo sfidare le convenzioni della sua epoca, ed è proprio questa capacità di rompere gli schemi che lo rende tanto affascinante quanto tragico. I suoi successi teatrali, le sue poesie e il suo talento lo hanno reso una figura di culto nell’Inghilterra vittoriana, ma anche un uomo profondamente solo, spesso diviso tra la sua ricerca di felicità e il sacrificio che essa comportava.
La relazione con Lord Alfred Douglas, uno degli aspetti più controversi della sua vita, è al centro del film. Bosie, interpretato da Colin Morgan, è presentato come un giovane capriccioso e egocentrico, che, pur essendo la grande passione di Wilde, lo trascina in un vortice di sofferenza. La figura di Bosie è complessa: rappresenta l’amore idealizzato che Wilde insegue, ma anche il tradimento che alla fine lo distrugge. Everett esplora questa dinamica con grande sensibilità, mostrando come Wilde, pur essendo consapevole delle difficoltà e delle sofferenze che la relazione con Bosie gli impone, non riesca a liberarsene. La passione che li lega è unica e travolgente, ma è anche una passione che, come un veleno, porta Wilde alla rovina.
L’altra figura fondamentale nella vita di Wilde è sua moglie, Constance. La sua figura è quella di una donna che ama incondizionatamente Wilde, nonostante il dolore e il disprezzo che lui le riserva. Constance è costretta a vivere nell’ombra di un matrimonio che non la soddisfa, ma che la lega a Wilde in modo profondo. La sua dedizione e il suo sacrificio la rendono una figura tragica, una donna che, pur amando, si vede costretta a subire l'infedeltà e la disperazione del marito. La sua presenza nel film, seppur silenziosa, è una testimonianza dell’amore puro e sacrificato che, nonostante tutto, continua a permeare la vita di Wilde.
Il film non è solo una riflessione sulle sue relazioni personali, ma anche una meditazione sulla sua vita artistica. Wilde, pur essendo un uomo ridotto in povertà, non ha mai smesso di scrivere, e questo diventa uno degli elementi più potenti del film. La sua arte è il mezzo attraverso cui cerca di dare un senso al suo dolore, una luce che illumina le tenebre della sua esistenza. Le sue opere, che affrontano temi come l’amore, la bellezza, la moralità e la società, sono il suo lascito più duraturo. Wilde non ha mai rinunciato alla sua visione del mondo, anche quando era consapevole che questa visione gli era costata la vita.
Nel rappresentare Wilde, il film fa un uso evocativo della scenografia, creando paesaggi che riflettono lo stato d’animo del protagonista. Le strade polverose di Roma e le piazze desolate di Firenze non sono solo ambienti, ma vere e proprie estensioni del suo spirito. Le immagini sono spesso fredde e desolate, ma in esse risiede una bellezza malinconica, che riflette il contrasto tra la grandezza di Wilde e la sua condizione di esiliato. La scenografia non è mai solo uno sfondo: ogni elemento è carico di significato, creando una connessione visiva tra la vita e la sofferenza del protagonista.
La colonna sonora, composta con eleganza e sottigliezza, accompagna ogni scena del film con una delicatezza che accentua l’emotività del racconto. La musica si fonde con le immagini, creando una sinergia che amplifica la tragedia e la bellezza del film. Ogni nota sembra risuonare come un'eco del dolore di Wilde, ma anche come una celebrazione della sua capacità di trovare bellezza e significato nel mondo, nonostante le circostanze.
Il titolo del film, The Happy Prince, è un riferimento esplicito alla celebre fiaba di Wilde, che racconta la storia di un principe che, rinunciando alla sua bellezza e ai suoi beni, cerca di alleviare la sofferenza degli altri. In molti modi, la vita di Wilde somiglia a quella del Principe Felice: un uomo che ha sacrificato la sua felicità, il suo benessere e la sua tranquillità per l’amore e la verità, ma che ha trovato la morte nell'indifferenza della società. La fiaba è una potente metafora della sua esistenza: un uomo che, pur essendo consumato dalla sua stessa generosità e passione, ha trovato la salvezza nell’amore e nell’arte.
The Happy Prince non è solo un film su un uomo che ha sofferto e che è stato dimenticato dalla storia, ma è anche un’invocazione alla bellezza che resiste al dolore, alla grandezza che emerge dalla tragedia, e alla forza dell’amore e dell’arte che, nonostante tutto, sopravvive. La pellicola di Everett è una riflessione profonda sulla natura della sofferenza e della redenzione, sull’arte come forma di salvezza e sull’amore come valore incondizionato. Wilde, pur vivendo una vita segnata da umiliazioni, tradimenti e abbandono, continua a insegnarci il valore della resistenza, della libertà e della capacità di amare senza compromessi, proprio perché, come il Principe Felice della sua fiaba, non ha mai smesso di dare, di cercare e di sperare, anche nelle sue ultime ore. Il film, quindi, non è solo un omaggio alla sua figura, ma una dichiarazione di amore per una vita che, pur spezzata, continua a brillare nella sua immensità.