Il Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, nelle sale del Castello Sforzesco di Vigevano, presenta “Regina. Sperimentatrice geniale”, un nuovo allestimento permanente dedicato all’opera di Regina Cassolo Bracchi. L’iniziativa rappresenta un passaggio importante nel processo di riscoperta critica di un’artista che, pur avendo attraversato con coerenza e originalità alcune delle principali stagioni dell’arte italiana del Novecento, è rimasta per lungo tempo ai margini delle narrazioni più consolidate della storia dell’arte.
L’esposizione riunisce 108 opere, tra sculture, disegni e collage, offrendo una ricostruzione ampia del percorso creativo di Regina. Il progetto non si limita a presentare una selezione rappresentativa di lavori, ma propone piuttosto una vera ricognizione sul suo laboratorio di ricerca, mettendo in luce la continuità di una pratica artistica fondata sulla sperimentazione dei materiali, sulla leggerezza delle strutture e su una costante tensione verso la sintesi formale.
Nata nel 1894 a Mede Lomellina e attiva soprattutto a Milano, Regina Cassolo Bracchi sviluppò il proprio linguaggio in un contesto culturale attraversato da profondi mutamenti. La sua ricerca si colloca in dialogo con il clima delle avanguardie storiche e in particolare con il movimento del Futurismo, con cui l’artista entrò in contatto negli anni Trenta. Tuttavia il suo rapporto con il futurismo non si risolve in una semplice adesione stilistica. Piuttosto, Regina ne assorbe alcune tensioni fondamentali – il dinamismo, l’attenzione per la modernità dei materiali, l’idea di un’arte capace di superare il peso della tradizione plastica – trasformandole in un linguaggio personale, più rarefatto e spesso sorprendentemente lirico.
Uno degli aspetti più significativi della sua produzione è infatti l’uso di materiali inconsueti per la scultura, come l’alluminio, la latta o sottili fogli metallici ritagliati e assemblati. Attraverso questi elementi Regina costruisce strutture leggere, talvolta quasi sospese nello spazio, in cui la forma nasce dalla sottrazione e dal ritmo delle superfici. La scultura perde così la compattezza volumetrica tradizionale e si apre a una dimensione più aerea, fatta di linee, intersezioni e vibrazioni luminose.
Il percorso espositivo del museo accompagna il visitatore attraverso le diverse fasi di questa evoluzione. Le prime opere testimoniano un interesse ancora legato alla figurazione e alla sperimentazione grafica, mentre i lavori successivi mostrano una progressiva rarefazione della forma. Disegni e collage, presenti in numero significativo nell’allestimento, permettono di cogliere il processo mentale dell’artista, rivelando come la costruzione delle sculture nascesse spesso da studi lineari, da ritagli e da composizioni in cui la dimensione progettuale assume un ruolo centrale.
Un capitolo particolarmente suggestivo della produzione di Regina è rappresentato dagli erbari, lavori in cui l’osservazione del mondo naturale si traduce in una ricerca di ordine e di struttura. In queste opere la natura non viene rappresentata secondo una logica descrittiva, ma reinterpretata come sistema di relazioni formali: foglie, rami e strutture vegetali diventano modelli per una riflessione sulla crescita, sull’equilibrio e sulla geometria interna delle forme viventi.
L’allestimento di Vigevano assume inoltre un significato simbolico legato al territorio. La presenza delle opere nel museo della Lomellina restituisce infatti alla regione una figura che appartiene profondamente alla sua storia culturale. Per lungo tempo Regina Cassolo Bracchi è stata ricordata soprattutto negli ambienti specialistici o nelle ricostruzioni dedicate alle artiste del Novecento; oggi, grazie a iniziative come questa, emerge con maggiore chiarezza la portata della sua ricerca, capace di dialogare con le esperienze più avanzate dell’arte europea.
“Regina. Sperimentatrice geniale” non è quindi soltanto un omaggio retrospettivo, ma anche un invito a rileggere la scultura del Novecento attraverso una prospettiva diversa. La vicenda di Regina dimostra come la sperimentazione sui materiali, la leggerezza delle strutture e l’attenzione per i processi di trasformazione della forma abbiano anticipato alcune ricerche che diventeranno centrali nella seconda metà del secolo.
Nelle sale storiche del Castello Sforzesco di Vigevano, queste opere acquistano una particolare intensità. Le superfici metalliche, i ritagli sottili e le composizioni leggere dialogano con l’architettura del luogo, creando un contrasto che mette in risalto la modernità del lavoro di Regina. Il risultato è un percorso che restituisce la figura di un’artista rigorosa e curiosa, capace di attraversare le avanguardie senza mai perdere la propria autonomia di visione.
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