giovedì 9 gennaio 2025

"Ascensione" di Gustav Doré

L’opera "Ascensione" di Gustav Doré, realizzata nel 1879 e conservata al Musée du Petit Palais di Parigi, è una delle creazioni più emblematiche e potenti dell’artista francese, non solo per la sua eccellenza tecnica, ma anche per il profondo contenuto simbolico e spirituale che essa trasmette. Doré, che aveva già conquistato un ampio pubblico con le sue illustrazioni per opere letterarie famose come "La Divina Commedia" di Dante Alighieri, "Don Quixote" di Cervantes, e la "Bibbia", riusciva a fondere abilmente l’aspetto narrativo con quello emotivo e simbolico, creando immagini che non solo raccontano una storia, ma che invitano lo spettatore a un’esperienza visiva ed emotiva intensa. In "Ascensione", Doré esplora con forza la tematica della spiritualità e della divinità, utilizzando la sua abilità nell'uso della luce, del chiaroscuro e della composizione per conferire al momento dell’ascesa di Cristo una dimensione universale, trascendente e, al contempo, profondamente intima.

L'opera è costruita attorno alla figura centrale di Cristo, la cui ascensione verso il cielo è il nucleo da cui si irradiano tutte le altre dinamiche visive e simboliche dell'immagine. La composizione verticale, che enfatizza il movimento ascensionale, suggerisce non solo la direzione del movimento ma anche la separazione tra il divino e il terreno, tra il cielo e la terra. La posizione eretta di Cristo, le braccia sollevate e il volto sereno, lo rivelano come una figura che non sta solo ascendendo fisicamente, ma che rappresenta l'ideale di perfezione spirituale. Il gesto delle braccia aperte, simbolo di accoglienza e di sacralità, e l’espressione serena e luminosa del volto, non mostrano alcun segno di fatica, ma piuttosto di una naturale elevazione, come se Cristo, nella sua divinità, stesse compiendo un movimento naturale e inevitabile. La figura di Cristo, pur essendo centrale e monumentale, è però immersa in una luce che va oltre la semplice illuminazione fisica: essa è l’emblema della sua essenza divina, una luce che abbaglia e avvolge tutto, simboleggiando l'incontro tra il terreno e il divino.

Una delle caratteristiche più affascinanti di "Ascensione" è il modo in cui Doré utilizza la luce e il chiaroscuro. La luce che emana da Cristo non è mai statica, ma è un flusso continuo, un’energia che sembra rivelarsi e diffondersi in tutte le direzioni. La luce è un elemento fondamentale, poiché non solo illumina Cristo e gli angeli, ma sembra anche penetrare l'intera composizione, come se fosse l'elemento che dà vita all’intera scena. L'intensità della luce è tale da creare un contrasto netto con le ombre circostanti, che sono dense e potenti, ma mai minacciose. Le ombre, che attraversano l’opera come una sorta di plasma visivo, servono a dare corpo alle figure e a costruire una struttura spaziale profonda. Questo contrasto tra la luce abbagliante e le ombre intense contribuisce a creare un senso di drammaticità e solennità, enfatizzando il mistero e la potenza dell'ascensione.

Gli angeli che circondano Cristo non sono semplici comparse, ma sono figure dinamiche che contribuiscono in maniera sostanziale a rafforzare l'intensità emotiva dell'opera. Doré li ritrae non come esseri astratti o idealizzati, ma come entità vivide, corporee, che sembrano essere intrappolate in un movimento ascensionale che risponde al movimento di Cristo. Le vesti degli angeli sono fluide e leggere, ma le pieghe ben definite delle stoffe, scolpite dalla luce e dal chiaroscuro, mostrano una certa corporeità, creando un contrasto interessante tra la loro natura celeste e la loro espressività fisica. La fluidità dei loro movimenti, che sembrano sospesi nell’aria, dà l’idea di un’armonia cosmica, in cui ogni angelo è al servizio di un ordine superiore, ma al contempo anche di un dinamismo individuale che lo rende distinto dagli altri. Il volto degli angeli, pur essendo sereno, è carico di una tensione mistica, come se stessero partecipando a un evento che trascende ogni comprensione umana. Ogni angelo sembra riflettere, attraverso le sue espressioni, l’idea di un’esistenza eterea e al contempo intensamente emotiva, che partecipa attivamente al miracolo dell’ascensione.

Il cielo, che in altre rappresentazioni sacre potrebbe essere solo uno sfondo decorativo, in "Ascensione" di Doré assume un ruolo centrale. Il cielo non è sereno o rassicurante, ma turbolento, vorticoso, come se l’intero cosmo stesse reagendo all’evento straordinario che sta accadendo sulla terra. Le nuvole sono ritratte in movimento, fluide e agitate, come se la presenza divina di Cristo avesse il potere di scuotere l'ordine naturale degli elementi. In questa rappresentazione, Doré non solo crea un contrasto tra il terreno e il celeste, ma fa in modo che la dimensione celeste sia viva e vibrante, reagendo all’ascesa del Cristo. La luce divina che emana da Cristo attraversa le nuvole turbolente, trasformandole da una massa caotica a una presenza che è al servizio del divino. Questo cielo agito e vivace amplifica la sensazione di sacralità e mistero, suggerendo l’idea di un’energia cosmica che si manifesta attraverso il movimento e il cambiamento.

Un aspetto fondamentale che differenzia "Ascensione" dalle tradizionali rappresentazioni dell'ascensione è l'assenza di qualsiasi figura umana terrena. In molte altre opere, l’ascensione è un momento che coinvolge direttamente i discepoli, che osservano stupiti l'ascesa del loro Maestro. In "Ascensione", Doré sceglie di concentrarsi esclusivamente su Cristo e sugli angeli che lo circondano, rendendo l’opera più universale e simbolica. L'assenza dei discepoli amplifica il senso di solitudine e di trascendenza di Cristo, che non ha più bisogno di testimoni terreni per giustificare il suo movimento verso il cielo. La scena, privata dell’intervento umano, si fa metafora dell’unione tra il divino e il cosmo, in cui Cristo ascende non solo al cielo, ma alla perfezione assoluta.

Lo stile di Doré in quest’opera è indubbiamente influenzato dal Romanticismo, ma presenta anche aspetti tipici della tradizione accademica e barocca. La monumentalità delle figure, il dramma visivo e la potenza emotiva, che sono tratti caratteristici del Barocco, vengono qui rivisitati in chiave romantica, con un’attenzione particolare alla sublimità dell’evento e alla sua carica emotiva. La scelta di Doré di rappresentare l'ascensione non come un semplice racconto, ma come un'esperienza visiva ed emotiva, trasforma l’opera in una riflessione più profonda sulla fede, sulla spiritualità e sul divino. L’arte romantica, pur celebrando la grandezza dell’individuo, trova in questa rappresentazione un’occasione per elevare l'individuo non nella sua dimensione terrena, ma nella sua dimensione trascendente e spirituale.

Inoltre, la tecnica del chiaroscuro, con l'uso delle ombre e della luce, conferisce a ogni figura un aspetto quasi scultoreo, accentuando la tridimensionalità e la presenza fisica dei personaggi. Questo approccio tecnico non è solo una scelta estetica, ma funziona anche come mezzo per esprimere la lotta tra il visibile e l'invisibile, tra il tangibile e l'intangibile. La luce che irradia da Cristo non è solo una manifestazione fisica della sua divinità, ma anche un simbolo di speranza, rivelazione e salvezza. Essa rappresenta il punto di contatto tra la materia e lo spirito, tra l'umano e il divino, e offre una visione del mondo che trascende il semplice atto religioso per farsi esperienza spirituale.

La rappresentazione del cielo come spazio dinamico e reattivo, piuttosto che come uno sfondo immutabile, contribuisce ulteriormente a dare all’opera una dimensione cosmica e universale. Il cielo stesso diventa parte integrante dell'ascensione, rispondendo al movimento divino con la sua turbolenza e la sua luminosità. Doré, dunque, non solo rappresenta un momento biblico, ma suggerisce l'idea che ogni aspetto dell’universo partecipi al grande mistero della spiritualità. In questo senso, "Ascensione" è un'opera che non solo celebra un evento religioso, ma invita lo spettatore a riflettere sul significato profondo della fede, del divino e della nostra connessione con l'infinito.