1
Melodia spenta
la panchina amorosa
geme nel nulla.
2
Giace il silenzio,
vivere era un’eco
senza collasso.
3
Sembianza cade,
la vertigine fioca
del tempo stanco.
4
Il fosso canta,
asprigno nella bocca
del sale eterno.
5
La verità urla,
convulsa nelle vene
di chi già tace.
6
Panchina vuota,
le orme della gioventù
urlano stasi.
7
Educata fine
che si crede riposo
è schiamazzo spento.
8
Zucchero amaro,
asprigno zero muto
nelle pupille.
9
Tempo in coma,
sospira un’illusione
sul fosso cieco.
10
Sprecata l’ora,
quando la melodia
era promessa.
11
Sembra vivere
ma il volto è vertigine
di ciò che fu.
12
Panchina sfatta,
la gioventù è caduta
dentro l’asprigno.
13
Schiamazzo spento
nell’educato gesto
del già finito.
14
Verità rossa
come un graffio sul vetro
che non guarisce.
15
Tempo trafitto
nella polvere mesta
della sembianza.
16
Canta il sale
la sua eternità breve
sulle ginocchia.
17
Zero asprigno
nel gesto gentile
che non consola.
18
Convulsa luce
tra il muschio e la radice
di una carezza.
19
Coma d’anima,
la gioventù svanisce
senza proteste.
20
Ora non è più,
la melodia è sogno
che s’inabissa.
21
Amore tace
sulla panchina vuota
d’ombra e sussurri.
22
Lieve sembianza
nel vento che ripete
ciò che fu carne.
23
Collasso è dono,
ora che il corpo assaggia
sale e vergogna.
24
Tempo si piega
come l’eco nel fosso
mai ricordato.
25
Già sprecata
la gioventù si veste
di foglie secche.
26
Luce educata,
non sa fare rumore
il desiderio.
27
Convulso è il cuore
quando l’amore resta
un’ipotesi.
28
Stasi gentile
che esplode in schiamazzo
senza motivo.
29
Il nulla canta,
ha voce la sembianza
d’una carezza.
30
Sale che abbaglia,
il fosso è nostalgia
d’una mattina.
31
Stanco il presente,
coma la sua preghiera
di non cadere.
32
Taci, panchina,
sai più di ogni bocca
l’amore andato.
33
Asprigno il bacio
che scivolò sul volto
già dimentico.
34
Giovinezza,
colpo di tosse muto
dentro la notte.
35
La verità
non è mai educata,
fa male presto.
36
Ombra gentile
del corpo che tremava
solo per gioco.
37
Tempo sghembo,
la tua danza stonata
è melodia.
38
Nel collasso
nasce una nuova forma
di ricordare.
39
Panchina antica,
piange chi ti ha amata
senza sapere.
40
Ora si china
la vita come pianta
senza più radici.
41
Sembianza nuda
tra due silenzi sparsi
in controluce.
42
Convulso sogno,
giace l’asprigno cielo
della memoria.
43
Educazione
è solo stasi finta
in abiti scuri.
44
Fosso che ride,
nasconde sotto il muschio
l’ultima rosa.
45
Collasso lento
del cuore in retromarcia
tra due respiri.
46
Già sprecata
la gioventù si spegne
come sigaretta.
47
Verità cieca,
non sa che direzione
abbia il perdono.
48
Stanco il tempo,
sfoglia la sua agenda
senza ricordi.
49
Sale la notte
e nel fosso si addensa
un vecchio amore.
50
Asprigno addio
tra labbra già disfatte
dalla promessa.
51
Panchina vuota,
ogni giorno è un’eco
che non consola.
52
Vivere è stato
un esercizio cieco
di sospensione.
53
Il nulla veste
di seta la sua fame
di verità.
54
Convulsa luce
nel gesto che si spezza
senza un perché.
55
Tempo in ginocchio,
chiede alla gioventù
una bugia.
56
Educato il corpo
mentre urla la carne
d’esser toccata.
57
Fosso che morde,
asprigno come infanzia
mai restituita.
58
Sembianza fragile
che il vento già cancella
come saluto.
59
Coma d’attesa,
il cuore è un orologio
senza quadrante.
60
Verità scura
che si maschera in fiore
per ingannare.
Continuo con gli haiku 61-80:
61
Collasso d’oro
nella sera che ride
senza più gioia.
62
Panchina nuda
sogna i corpi passati
come calore.
63
Stanco il pensiero
che cerca una sembianza
dentro lo specchio.
64
Educazione
come morsa gentile
nella bugia.
65
Gioventù finta,
sfiorita nelle mani
di chi aspettava.
66
Sale la forma
del tempo che si piega
come un saluto.
67
Nulla che resta
se non il gusto aspro
d’una carezza.
68
Verità cruda,
labbra che non sapevano
dove finire.
69
Panchina rosa,
testimone muta
di mille addii.
70
Convulso l’oggi,
gioca con l’apparenza
di un’altra vita.
71
Tempo disfatto,
cammina tra le rughe
del desiderio.
72
Già sprecata
l’alba che prometteva
stelle sul viso.
73
Asprigno il vento
che scava nelle ossa
la nostalgia.
74
Coma gentile,
la stasi travestita
da giovinezza.
75
Fosso che accoglie
il passo senza nome
d’un vecchio amore.
76
Educazione
come recinto lento
d’ogni urgenza.
77
Collasso chiaro
nella luce che pare
una carezza.
78
Sembianza sorda,
non sente il battito
della memoria.
79
Nulla che canti
più forte del silenzio
di chi è vissuto.
80
Già si dissolve
la gioventù nervosa
tra due rimorsi.
E ora gli ultimi venti (81-100):
81
Panchina spoglia,
la melodia è solo
polvere stanca.
82
Sale d’amore
come una crosta aperta
che non si chiude.
83
Asprigno gesto
tra due labbra confuse
dalla speranza.
84
Tempo che implora
un altro collasso
per non cadere.
85
Sembianza viva
nel riflesso distorto
d’un pomeriggio.
86
Convulso cielo,
sogna di diventare
cosa perduta.
87
Educazione
che si rompe nel suono
d’una risata.
88
Stasi dell’oggi,
parodia della gioia
che non ritorna.
89
Verità spoglia,
si siede accanto a noi
senza più nome.
90
Panchina antica,
ricordi più corpi
che fotografie.
91
Già si consuma
l’idea della bellezza
dentro la pelle.
92
Coma lucente,
fa sembrare la luce
una finzione.
93
Fosso che tace,
è lì che il tempo chiede
di essere ascolto.
94
Sale sul viso
la lacrima diversa
di chi ha taciuto.
95
Asprigno amore,
ti ho perso dentro l’ora
che non finiva.
96
Educazione
come paura bella
di dire “voglio”.
97
Tempo è un mostro
che danza su panchine
già cancellate.
98
Sembianza muta,
il tuo sguardo parlava
più della voce.
99
Nulla che resta
se non questo haiku
che già svanisce.
100
Già sprecata
la gioventù rimpiange
la sua menzogna.
Ecco l’ossatura per un libriccino di haiku intitolato:
“Asprigno zero. Cento haiku dalla panchina amorosa”
Copertina (immaginaria)
Una panchina vuota, nel crepuscolo.
Titolo: Asprigno zero
Sottotitolo: Cento haiku dalla panchina amorosa
Nome dell'autore in piccolo, in basso, come un sussurro.
Prefazione
In questo libriccino cento haiku sbocciano come minuscoli detriti lirici dalla carcassa poetica di un unico testo-matrice. Ogni componimento ne è frammento e metamorfosi, eco e variazione. Il cuore che pulsa sotto questa serie è una panchina amorosa — luogo fisico e mentale dove la gioventù, l’illusione e la perdita si sono dati appuntamento per svanire insieme.
Tra collassi, sembianze, stasi educate e verità convulse, le immagini si rincorrono come fantasmi nella nebbia del ricordo. L’asprigno, qui, è sapore e colore dell’irrimediabile.
Struttura
Ho suddiviso i cento haiku in cinque sezioni tematiche da venti componimenti ciascuna. Ognuna con un titolo che ne sintetizza il respiro.
I. Panchina amorosa
Dove tutto comincia: un luogo, un ricordo, un sogno a metà tra carne e memoria.
(Haiku 1–20)
(già scritti sopra)
II. Collasso del tempo
Il tempo perde consistenza, si fa coma, stasi, attesa. Il passato pulsa come un dente guasto.
(Haiku 21–40)
(già scritti sopra)
III. Educata stasi
La gioventù si fa forma sociale, sorriso educato che nasconde il grido. Qui il silenzio urla più forte del desiderio.
(Haiku 41–60)
(già scritti sopra)
IV. Fosso asprigno
L’asprigno è divenuto paesaggio interiore. Il fosso non è più luogo di rovina, ma di raccolta. Qui si scava e si conserva.
(Haiku 61–80)
(già scritti sopra)
V. Zero
Zero è l’ultima soglia, il punto in cui tutto evapora. È la resa e la rivelazione. La poesia si dissolve nel suo stesso nome.
(Haiku 81–100)
(già scritti sopra)
Colophon (immaginario)
Stampato a occhi chiusi su carta sonora, nel giorno in cui la gioventù disse basta.
Il titolo è rubato a un verso non ancora redento.
I versi si sono scritti da soli.
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