Non sarebbe forse più sublime, più alto e misterioso, se ci fosse concesso di restare separati, estranei nel corpo, ma perfettamente connessi nell’anima? Immagina per un istante che la distanza tra di noi non sia una condanna da soffrire, ma una benedizione, una separazione voluta dal destino stesso, che ci consente di vivere in eterno nel desiderio e nell'attesa, senza che nulla possa intaccare l’intensità di un legame che non ha bisogno di realizzarsi per essere vero. La separazione non sarebbe più un vuoto da colmare, ma una ricchezza che ci fa crescere, che ci offre il tempo di conoscersi e riscoprirsi nelle pieghe della nostra solitudine, di esplorare la vastità dei nostri pensieri e sentimenti, affinché ogni incontro, ogni sguardo, ogni parola che ci scambiamo in futuro, diventi un atto di pura scoperta, un estasi che supera l’incontro fisico.
In un tale scenario, l'assenza non sarebbe una fatica da sopportare, ma un’arte da vivere. La distanza tra di noi, che inizialmente potrebbe sembrare una separazione dolorosa, diventerebbe un luogo sacro, un angolo protetto in cui il nostro desiderio cresce come una pianta selvaggia che si nutre della luce di uno spazio immenso e mai colmato. Ogni pensiero che ci rivolgiamo, ogni sussurro dell’anima che uno di noi rivela all'altro nella quiete della solitudine, diventa una dichiarazione di fedeltà a qualcosa che va oltre l’idea di possesso e di unione fisica. La nostra unione non sarebbe più circoscritta ai limiti di un corpo che si tocca e si intreccia, ma si trasformerà in una connessione invisibile, mistica, che supera i confini della realtà tangibile e si nutre di ciò che è eterno, puro, incorruttibile.
In questo spazio vuoto che non è veramente tale, la speranza di un incontro futuro non diventa mai un semplice desiderio, ma una forza che ci permea, che ci riempie senza mai esaurirsi. La separazione ci farebbe, paradossalmente, più vicini, perché la nostra attesa non è un'attesa passiva, ma un inno alla possibilità, una costante tensione verso l’ignoto, una promessa che non si infrange mai, ma si rinnova ad ogni respiro. Vivremmo separati, sì, ma con una forza di volontà che ci rende più forti nel nostro distacco, più veri nel nostro amore, che si riflette ogni giorno nella consapevolezza che, seppure lontani, siamo sempre uniti dalla stessa fiamma di desiderio che arde, in un modo silenzioso e segreto, dentro di noi.
La speranza di rivederci non sarebbe più l'attesa di un fatto che accade in un determinato luogo o tempo, ma una certezza che si costruisce nel presente, nei pensieri che si scambiano, nei silenzi che ci parlano più di mille parole. Ogni giorno separati, ogni giorno lontani, diventerebbe una testimonianza di un amore che non ha paura del tempo, che non teme lo spazio. La distanza non ci separerebbe, ma ci unirebbe in una dimensione superiore, quella dell'anima che non conosce i confini materiali, quella della mente che non ha paura di perdersi nell'infinito pur di mantenere intatto il desiderio di ritrovarsi. E in questo eterno cammino di separazione, l'incontro, quando finalmente avverrà, non sarà più un incontro qualsiasi, ma l’incontro per eccellenza, quello che, prima di ogni cosa, ci darà la possibilità di scoprire noi stessi l'uno nell’altro, come se non ci fossimo mai visti prima, eppure ci conoscessimo da sempre.