mercoledì 8 luglio 2026

Geestgrond. Il corpo come misura dello spazio nell'opera di Antony Gormley

Al KMSKA di Anversa è in corso fino al 20 settembre 2026 Geestgrond, la più ampia e articolata mostra personale mai dedicata in Europa continentale allo scultore britannico Antony Gormley. Curata da Carolyn Christov-Bakargiev, l'esposizione rappresenta molto più di una retrospettiva: è un progetto concepito come un organismo unitario, nel quale oltre un centinaio di opere dialogano costantemente con la collezione storica del museo, con la monumentalità della sua architettura e con lo spazio urbano che lo circonda. L'obiettivo non è raccontare semplicemente l'evoluzione stilistica dell'artista, ma mettere il visitatore nelle condizioni di sperimentare fisicamente la sua ricerca, trasformando il museo in un luogo di attraversamento, di percezione e di riflessione. L'intero percorso espositivo è costruito come una sequenza di incontri tra epoche, materiali e linguaggi. Le sculture di Gormley, disseminate nelle gallerie storiche, nei grandi saloni, negli spazi di passaggio e persino all'esterno dell'edificio, interrompono la tradizionale gerarchia tra opera e contenitore. Il museo non costituisce più un semplice sfondo neutrale, ma diviene esso stesso parte integrante dell'opera, un elemento attivo capace di modificare il modo in cui il pubblico percepisce tanto le sculture contemporanee quanto i capolavori antichi con cui esse entrano in relazione. È un confronto che evita qualsiasi effetto spettacolare gratuito e preferisce affidarsi alla forza silenziosa della presenza, alla tensione tra pieni e vuoti, tra immobilità e movimento, tra permanenza e trasformazione. Da oltre quarant'anni Antony Gormley conduce una ricerca che ha posto il corpo umano al centro della riflessione artistica contemporanea, non come soggetto da rappresentare secondo criteri anatomici o realistici, ma come misura fondamentale dello spazio e dell'esistenza. Le sue figure, spesso ricavate dal calco del proprio corpo, rinunciano progressivamente a qualsiasi funzione ritrattistica per trasformarsi in strutture essenziali, presenze anonime che ciascun osservatore può abitare con la propria esperienza. Il corpo diviene così un dispositivo filosofico prima ancora che una forma plastica: un luogo in cui materia, memoria, coscienza e ambiente si incontrano senza mai coincidere del tutto. Il titolo stesso della mostra, Geestgrond, possiede una significativa densità semantica. Nella lingua neerlandese richiama infatti sia il particolare terreno sabbioso tipico delle Fiandre sia la dimensione dello spirito e della mente, suggerendo un intreccio continuo tra realtà materiale e dimensione interiore. È una parola che sintetizza efficacemente l'intera poetica di Gormley, da sempre impegnata a interrogare il rapporto tra la concretezza del corpo e l'invisibilità dell'esperienza cosciente, tra il peso della materia e ciò che sfugge a ogni rappresentazione. La mostra si sviluppa proprio all'interno di questa tensione, proponendo un percorso nel quale ogni scultura appare come un punto di equilibrio precario tra presenza e assenza, tra gravità e apertura, tra limite corporeo e desiderio di trascenderlo. La curatela di Carolyn Christov-Bakargiev valorizza questa dimensione esperienziale evitando una disposizione cronologica rigida e privilegiando invece una costruzione spaziale capace di mettere continuamente in crisi lo sguardo del visitatore. Ogni sala genera nuove relazioni percettive; ogni opera modifica il modo in cui vengono osservate quelle vicine; ogni ambiente suggerisce un diverso ritmo di attraversamento. Il visitatore non è chiamato semplicemente a contemplare una successione di oggetti artistici, ma a prendere coscienza della propria presenza nello spazio, del proprio corpo come misura dell'architettura e delle opere che lo circondano. Il percorso culmina con Cave (2019), una delle installazioni monumentali più significative della produzione recente dell'artista. Più che una scultura nel senso tradizionale del termine, Cave si presenta come un ambiente da percorrere, una struttura nella quale interno ed esterno, luce e oscurità, orientamento e smarrimento si alternano continuamente. L'opera invita il visitatore a sostituire la semplice osservazione con l'esperienza diretta, trasformando il camminare nello spazio in un atto di conoscenza. È in questo passaggio che emerge con maggiore chiarezza il nucleo della ricerca di Gormley: la scultura non come oggetto autonomo da contemplare, ma come dispositivo capace di modificare la percezione, di interrogare il rapporto tra individuo e ambiente e di restituire al corpo il ruolo di primo, imprescindibile strumento attraverso cui abitiamo il mondo.

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