venerdì 10 gennaio 2025

Ci abitiamo al buio

1.
Ci abitiamo al buio,
come ombre che si fondono con la notte,
spiriti esiliati dal regno della luce,
vaganti in un universo cieco e silenzioso.
La Luce, quella sovrana distante,
si ritira nel suo trono irraggiungibile,
e noi restiamo naufraghi,
senza faro né rotta,
con le mani tese verso l'infinito
che risponde con un'eco muta.

2.
La vicina, con il suo lume,
simile a un angelo esitante,
illumina per un istante
le crepe del nostro buio,
come una memoria sfuggente
che ci lascia appena il tempo
di ricordare che la luce esiste.
Poi, la porta si chiude,
e il lume sparisce,
portandosi dietro ogni promessa
di conforto.

3.
Restiamo soli,
là dove il giorno si dissolve
e la notte dilaga come un veleno.
I primi passi sono incerti,
un gioco crudele tra equilibrio e caduta;
le ombre si allungano,
si accavallano,
diventano mura invisibili
che ci trattengono,
che ci sfidano a proseguire.

4.
La notte è un labirinto
senza centro e senza uscita,
un’entità viva e pulsante
che ci avvolge come un sudario
e ci sussurra segreti
che non sappiamo decifrare.
Inciampiamo,
ci feriamo sulle spine del silenzio,
sentiamo il buio premere sui nostri occhi
come una carezza brutale.
Eppure, anche in questa oscurità
nasce qualcosa:
una lotta silenziosa
tra la nostra fragilità e il tempo,
tra il desiderio di vedere
e la necessità di accettare.

5.
Così, lentamente,
il buio non ci domina più;
ci trasforma,
ci addestra,
ci rende parte di sé.
La vista, dapprima tradita,
si adatta;
le ombre diventano contorni,
le sagome si fanno mappe,
e il caos si ordina
in un linguaggio nuovo,
che solo il cuore conosce.

6.
Ma il vero abisso
non è la notte visibile,
è quel vuoto interiore
che ci coglie quando meno ce lo aspettiamo.
Sono quelle notti dell’anima
in cui il cielo dentro di noi
si spegne,
e rimaniamo soli,
senza luna né stelle,
senza un lume a indicarci la via.
Il mondo esterno diventa
uno specchio di nulla,
e ogni passo è un salto
verso il vuoto.

7.
In queste ore senza fine,
il coraggio vacilla,
diventa un filo sottilissimo
che si tende fino a spezzarsi.
Il cuore, prigioniero del suo stesso battito,
si ribella;
si agita come un uccello ferito
che non trova il cielo.
La mente, quel giardino un tempo fertile,
si riempie di rovi,
di pensieri che mordono,
che strangolano,
che si nutrono della nostra stessa paura.

8.
Anche i più forti inciampano,
cadono,
si rialzano solo per sbattere ancora
contro ostacoli invisibili:
tronchi scuri che sembrano
estensioni del buio stesso,
mani invisibili che ci trattengono,
che ci spingono indietro,
che ci sfidano a non arrenderci.
E noi, ciechi e feriti,
continuiamo a camminare,
un passo alla volta,
stringendo i denti
contro l’infinito.

9.
Ma il tempo,
quell’artigiano crudele,
ci insegna a vivere anche così.
La tenebra si piega,
o forse siamo noi
a piegarci al suo volere;
non importa:
il risultato è una tregua,
un patto tacito con il buio.
Gli occhi imparano l’arte
di vedere senza luce,
di cogliere l’essenza
di ciò che non si mostra.
E il passo, traballante ma tenace,
ritrova il ritmo.

10.
La vita, in tutta la sua assurdità,
ricomincia a muoversi.
È una danza sgraziata,
una melodia interrotta,
ma è pur sempre vita.
E noi, attori e spettatori,
seguiamo il copione imposto
dal destino o dal caos,
tessendo una tela fragile
di oscurità e speranza.

11.
Il buio diventa un maestro,
un alleato silenzioso
che ci insegna
a vedere oltre il visibile,
a trovare forza
nelle pieghe della nostra debolezza.
E così continuiamo,
non perché siamo invincibili,
ma perché il cammino,
anche nel buio,
è l’unica cosa che ci resta.

12.
Ogni passo è una sfida,
un atto di fede nel nulla,
ma anche una vittoria,
un rifiuto di cedere
al richiamo dell’abisso.
E la notte,
pur nella sua immensità,
si fa meno ostile,
meno eterna;
diventa il palcoscenico
su cui si recita il dramma
di una vita che non smette mai
di cercare la luce.

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