Kayy non è il primo né sarà l’ultimo a cadere nella trappola del riduzionismo psicobiografico più spiccio: "ti piacciono i culi? allora sei gay; dipingi donne stanche? allora le odi; non ti sei mai sposato? allora sei represso". Peccato che non sia così semplice.
Primo: è noto che non pochi uomini eterosessuali parlano delle donne come di "pezzi di culo", e lo fanno con zelo, ossessione e spesso con una volgare devozione che avrebbe fatto rabbrividire lo stesso Freud. L’interesse per i glutei, dunque, non è proprietà esclusiva di un orientamento sessuale.
Secondo: molte delle pose dipinte da Degas non sono né "umilianti" né "sadiche", ma semplicemente realistiche. Chiunque abbia messo piede in una scuola di danza sa quanto la fatica, il sudore, lo stiramento muscolare, il chinarsi, il massaggiarsi le gambe o il sistemarsi una scarpetta siano parte della quotidianità del danzatore. Degas, più che giudicare, osservava. E con la precisione di un antropologo: dietro le quinte, nella solitudine degli esercizi, nel gesto privato che sfugge alla scena.
Terzo, e forse più importante: da dove nasce questa idea che un uomo gay debba necessariamente odiare le donne? Perché questa associazione strisciante, diffusa ancora oggi, tra omosessualità e misantropia di genere? Le donne vittime di violenza domestica sono tutte sposate con uomini segretamente omosessuali? Siamo tornati alla psichiatria criminale del XIX secolo?
Degas ha ritratto centinaia di giovani ballerine in gesti quotidiani, in attimi di pausa, mai compiaciuto nel mostrare il virtuosismo. Ha evitato l’idealizzazione classica, preferendo il reale. E forse è proprio questo che infastidisce: la scelta di non ammantare di glamour la femminilità, di non cedere al pittoresco, di mostrare il corpo nel suo lavoro, non nella sua posa.
Se questa è ossessione, è quella di un artista che guardava. Se questa è misoginia, è quella di chi non voleva servire all’occhio borghese la donna come oggetto decorativo. Se questa è omosessualità, è una congettura malferma, appoggiata su stereotipi più datati dell’olio di lino.
Degas, forse, ha solo avuto la sfortuna di non entrare nei cliché rassicuranti di chi vuol trovare ovunque un'ossessione sessuale. Ma a ben guardare, in Gay Geniuses, l'unica ossessione sembra essere quella dell'autore.
Nessun commento:
Posta un commento