giovedì 4 giugno 2026

le lettere di Rilke (a somiglianza)

Se la vostra vita quotidiana vi appare povera, non incolpatela. Non accusate il mondo né le sue manifestazioni, poiché il mondo è uno specchio muto e non si presta a darvi altro che ciò che voi stessi gli offrite. Accusate piuttosto il vostro spirito, ancora acerbo, ancora incapace di abbracciare la grandezza celata nelle piccole cose, ancora inadeguato a quella suprema arte che consiste nell’estrarre l’oro dall’ombra. Per il vero poeta, non esiste povertà che non possa essere riscattata dalla magia dell’immaginazione; non esiste angolo di realtà, per quanto umile o sordido, che non possa fiorire sotto lo sguardo trasfigurante dell’anima creatrice.

Anche se vi trovaste confinati fra le mura gelide di una prigione, dove il silenzio è così assoluto da sembrare la negazione stessa del tempo e dello spazio, anche allora non sareste poveri davvero. Avreste con voi il tesoro dell’infanzia, quel regno inaccessibile agli altri, quella patria d’oro e di sogni dove ogni sensazione, ogni frammento di vita passata, è un gioiello che attende solo di essere ritrovato. Lì giace il segreto della vostra ricchezza, non nelle sterili apparenze del presente. Ecco il luogo dove dovete rivolgere il vostro sguardo: nel reame sommerso della memoria, in quel vasto oceano interiore dove galleggiano frammenti di immagini, sapori, suoni e visioni.

Tentate, dunque, con pazienza e reverenza, di risvegliare ciò che è stato, di riportare alla luce quelle sensazioni sepolte che un tempo vi appartenevano. In questa operazione alchemica, la vostra solitudine – così spesso temuta e malintesa – si trasformerà in un tempio silenzioso e sacro, una dimora consacrata al vostro spirito. Là, avvolti in una luce tenue e malinconica come quella di un crepuscolo perenne, vi sentirete finalmente a casa, lontani dal clamore del mondo, che continuerà a rumoreggiare oltre i confini della vostra anima, senza più toccarvi.

E se da questa discesa nell’abisso di voi stessi, da questo lento scandaglio della vostra intimità, emergeranno versi o parole, essi saranno come reliquie di un regno perduto, come gioielli che recano il sigillo della vostra unicità. Non vi interesserà allora sapere se quei versi siano "buoni" secondo il gusto del giorno, né cercherete di suscitare l’approvazione delle riviste letterarie. Saranno vostri, come un tesoro segreto, una voce che parla solo a voi e per voi. Li conserverete con la gelosia di un amante e con l’orgoglio di un re decaduto che, nell’ombra del suo esilio, stringe ancora il suo scettro invisibile. Così, senza bisogno di altro, riconoscerete nei vostri versi la traccia viva della vostra esistenza, il sigillo immortale della vostra anima che si riflette nell’infinito.

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