Adolescenza di penombra,
materia fluida del sogno e dell'incubo,
sei stata il regno incantato delle ambivalenze,
dove la luce si piegava alle carezze dell'ombra,
e ogni palpito del cuore era un grido soffocato,
un'invocazione muta verso un orizzonte irraggiungibile.
Eri il languore dei tramonti senza fine,
la dolcezza crudele del vento d’autunno
che spogliava gli alberi e l’anima,
lasciando cicatrici di bellezza
sulle superfici più vulnerabili del tempo.
Ogni tuo passo era una melodia discordante,
un accordo di note che si frantumavano nel vuoto,
e ogni tuo sorriso, un lampo di eternità
che si dissolveva prima di farsi luce.
Eri il bacio sospeso tra l’innocenza e il peccato,
una danza febbrile di illusioni mai consumate.
Nei tuoi occhi si specchiava il riflesso
di un mondo ancora in divenire,
un cosmo che oscillava tra il caos e l’armonia.
Eri il giardino delle promesse non mantenute,
dove i fiori sbocciavano solo per sfiorire
e ogni foglia che cadeva
era una pagina strappata al libro dell’eternità.
Ogni tuo respiro era un soffio di bruma,
un alito di nebbia che avvolgeva le vette
di un'anima troppo giovane per comprendere
il peso delle sue stesse aspirazioni.
Fosti il teatro dei silenzi,
la cattedrale delle attese.
Ogni pietra della tua architettura invisibile
portava il sigillo del dubbio e del tormento,
e le tue volte gotiche si innalzavano
solo per crollare sotto il peso
di desideri troppo ardenti.
Eri la musa delle ore insonni,
il riflesso distorto che emergeva dagli specchi
quando il giorno si spegneva
e le ombre prendevano il sopravvento.
Eri il labirinto senza uscita
in cui ogni sentiero portava al medesimo vuoto,
eppure in quel vuoto trovavi
una sorta di crudele pienezza,
un senso di appagamento nel tormento.
Adolescenza, amante ingannevole,
eri il canto delle sirene
che trascinavano l’anima nel vortice della nostalgia,
un’eco che rimbalzava
tra le pareti del tempo perduto.
Ogni tuo sorriso era una ferita,
ogni tua carezza un veleno dolcissimo
che penetrava fino al cuore
e lì si fermava, eterno, pulsante, ineluttabile.
Ti muovevi come una dea capricciosa,
giocando con i desideri e i timori
di chi osava adorarti.
E ogni tua parola era un enigma,
ogni tuo silenzio una rivelazione oscura.
Eri il piacere perverso di chi si consuma,
il nettare amaro di chi brama l’impossibile.
Eri la tempesta che prometteva distruzione,
ma portava con sé una bellezza inaudita,
una verità che bruciava come il fuoco
eppure non poteva essere ignorata.
Ogni tuo giorno era un calice colmo
di speranze troppo fragili,
di illusioni che si spegnevano al primo tocco.
E ogni tua notte era un abisso
che invitava a tuffarsi,
a perdersi, a trovare sé stessi
nel cuore stesso della perdizione.
Fosti scemata,
ma nel tuo svanire hai lasciato
un’eredità più profonda di quanto tu stessa sapessi.
Eri il ricordo di un’assenza,
il fantasma di una promessa mai compiuta.
E ora vivi nelle pieghe della memoria,
nelle notti in cui il cuore si rivolta
contro il peso del tempo,
nelle albe in cui il mondo sembra vuoto
senza il tuo dolce tormento.
Fosti un fiore che sbocciava solo per appassire,
ma ogni tuo petalo caduto
è diventato un frammento di eternità,
un simbolo di ciò che è stato,
di ciò che non sarà mai più.
Adolescenza di penombra,
sei il sussurro che ci accompagna
quando la notte si fa più profonda,
il canto segreto che risuona
nelle cattedrali vuote dell’anima.
Sei stata il preludio di ogni cosa,
il primo capitolo di un libro
che ancora non abbiamo avuto il coraggio di scrivere.
E nel tuo svanire, hai rivelato
la bellezza della fragilità,
la potenza di ciò che è transitorio.
Eri il ponte tra l’infanzia e l’eternità,
un passaggio che si consuma in un istante,
ma che lascia dietro di sé una scia di luce,
un eco che risuona per sempre.
Adolescenza, sei ancora qui,
nei sussurri delle foglie mosse dal vento,
nella luce fioca che filtra attraverso le persiane,
nei ricordi che si riaffacciano
quando meno ce lo aspettiamo.
Sei la ferita che non si chiude,
la carezza che brucia,
la voce che ci chiama
dal fondo del nostro stesso cuore.
E mentre il tempo scorre,
la tua ombra si allunga,
il tuo canto si fa più dolce,
più struggente, più eterno.
Fosti scemata, ma non sei mai andata via.
Sei diventata il cuore stesso del ricordo,
il poema che risuona
nelle profondità dell’anima.