mercoledì 11 febbraio 2026

Colonia, la città che riaffiora: sotto il MiQua un’Impero ancora intatto


Sotto Colonia, mentre la città contemporanea continua a camminare distratta sulle proprie stratificazioni, la storia ha deciso di parlare con una chiarezza quasi imbarazzante. I lavori per il nuovo percorso sotterraneo del MiQua — il Museo ebraico e Quartiere archeologico — hanno riportato alla luce un insieme di resti romani che non sono semplicemente “importanti”, ma disturbanti nella loro evidenza.

Una basilica del IV secolo, ancora leggibile nella sua struttura; una scala monumentale del I secolo, pensata per il passo lento e solenne del potere; un altare domestico del II secolo, intimo, quasi pudico, legato al culto quotidiano dei Lari. Non frammenti isolati, non rovine da cartolina: ma spazi, funzioni, gesti. Vita.

La cosa che colpisce — e che rende questa scoperta così radicale per il Nord Europa — è lo stato di conservazione. Qui non si tratta del solito “resto significativo”, ma di un contesto che, per densità e leggibilità, può essere accostato solo a luoghi come Pompei. Un paragone impegnativo, certo, ma non gratuito: perché anche qui l’archeologia smette di essere illustrazione e torna a essere esperienza.

Colonia romana riaffiora come città amministrativa, religiosa, domestica. Il praetorium non è più un nome nei manuali, ma un luogo con scale, altari, spazi rituali. E accanto — o meglio, sopra e dopo — si innesta la lunga storia ebraica della città, che il MiQua nasce proprio per raccontare. Non una narrazione lineare, ma una convivenza di tempi, una sovrapposizione di identità, poteri, memorie.

È uno di quei casi in cui l’archeologia non conferma ciò che sapevamo, ma ci costringe a rallentare, a rivedere le gerarchie, a riconoscere che il Nord dell’Impero non era affatto periferia. Era centro. E lo è stato molto più a lungo di quanto siamo disposti ad ammettere.

Sotto il cemento, Colonia conserva ancora il suo respiro romano. E questa volta non è un sussurro: è una dichiarazione.

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