Abstract: Il presente saggio propone un'indagine approfondita sull'inclusione della cartomanzia nel romanzo Ulisse di James Joyce, con particolare attenzione al monologo finale di Molly Bloom. Muovendo dal riconoscimento di riferimenti testuali precisi alla prassi divinatoria, si esplora la tesi secondo cui Joyce si sia ispirato direttamente al manuale Fortune-Telling by Cards di P.R.S. Foli, pubblicato nel 1904. L'analisi intende dimostrare come questo testo, a lungo ignorato dalla critica accademica, rappresenti una fonte diretta per la costruzione simbolica e semantica di alcuni passaggi del romanzo, offrendo al contempo uno spunto per una riflessione più ampia sull'epistemologia esoterica all'interno della narrativa modernista.
1. Introduzione: Joyce e l'enciclopedia del quotidiano
James Joyce è autore di un'opera-mondo, in cui ogni frammento del reale – dalla lingua più aulica alla pubblicità da giornale – è degno di essere accolto, trasformato e reintegrato in una scrittura visionaria e iperrealista. L'operazione estetica joyciana si fonda su una poetica dell'inclusione, in cui saperi apocrifi, marginali o considerati “minori” assumono un ruolo centrale nella costruzione del senso.
In questo quadro, la presenza della cartomanzia all'interno di Ulisse non rappresenta un episodio folklorico o decorativo, ma la manifestazione concreta di una epistemologia alternativa, incarnata nella voce femminile e corporea di Molly Bloom. Come già indicato da Bond e Crowley nel loro pionieristico saggio su P.R.S. Foli, la struttura e i contenuti di alcune scene di Ulisse sembrano ricalcare le tecniche e le simbologie proposte nel manuale Fortune-Telling by Cards (1904), attribuito a Sir Cyril Arthur Pearson.
2. Cartomanzia e femminilità oracolare: Molly Bloom come lettrice di segni
Nel celebre monologo di chiusura, Molly Bloom emerge come figura liminale e archetipica, sospesa tra il desiderio erotico e la saggezza intuitiva. Tra i molti gesti e pensieri che affollano la sua mente, si ripete in più punti l'immagine del mazzo di carte: «era sulle carte stamattina / quando ho steso il mazzo / unione con un giovane sconosciuto / nè buio nè bello...».
Queste frasi, apparentemente casuali, corrispondono con sorprendente precisione alle formule divinatorie riportate nel testo di Foli. Termini quali "donna scura", "uomo giusto", "7 rosso", "10 di picche", "lettera in arrivo" non sono semplici metafore, ma sintagmi tecnici appartenenti a un lessico codificato. Joyce, da esperto manipolatore dei linguaggi, non poteva ignorare la portata strutturale di simili espressioni. Al contrario, ne fa il fulcro di una narrazione parallela: quella del destino visto attraverso lo sguardo femminile e divinatorio.
3. Il manuale di P.R.S. Foli: genealogia di un testo dimenticato
Fortune-Telling by Cards di P.R.S. Foli, pubblicato a Londra nel 1904 e ristampato in numerose edizioni fino agli anni '50, rappresenta una delle fonti più sistematiche e ricche per lo studio della cartomanzia popolare anglosassone. Il volume raccoglie numerosi metodi di lettura, combinazioni simboliche, descrizioni delle figure di corte e significati delle carte minori, offrendo un repertorio che fonde sapere empirico e fascinazione esoterica.
La presenza di sezioni dedicate ai Tarocchi secondo Etteilla, alla divinazione italiana con cinque pile, e a metodi combinatori che ricordano il Grand Tableau della scuola francese di Lenormand, dimostra che il manuale non era un prodotto estemporaneo o commerciale, ma l'esito di una ricerca eclettica e sincretica. La sua influenza su Joyce appare oggi documentata: una copia risulta presente tra i materiali raccolti per la preparazione del romanzo, e la corrispondenza lessicale e semantica con Ulisse è inequivocabile.
4. Cartomanzia e intertestualità modernista: confronto con Eliot
Un confronto utile è quello con T.S. Eliot, la cui The Waste Land (1922) – pubblicata otto mesi dopo Ulisse – introduce la celebre figura della cartomante Madame Sosostris. Tuttavia, laddove Eliot utilizza il simbolismo dei Tarocchi in chiave allegorica e simbolista, Joyce ne reinventa l'uso in forma corporea, domestica, immanente. Molly non è una figura arcana: è un soggetto che legge, desidera, immagina e interpreta attraverso le carte. La cartomanzia, in Ulisse, non è un codice esoterico, ma una forma di narrazione spontanea.
Questo elemento rafforza l'idea che Joyce intendesse recuperare la dimensione della voce femminile come vettore di sapere simbolico, inserendola non ai margini ma al centro stesso del romanzo. Il sapere di Molly non è minore, è semplicemente altro. La sua lettura del mondo passa per il tatto, per le immagini su carta, per l'associazione libera, anticipando forme di pensiero analogico oggi studiate in ambito cognitivista e femminista.
5. Una semiotica del possibile: la cartomanzia come struttura narrativa
La struttura stessa della cartomanzia, fondata su combinazioni, relazioni e significati mobili, coincide con quella della scrittura joyciana. Ogni carta è un nodo di senso, ogni lettura è una micro-narrazione, ogni stesa è una possibile versione del futuro. In questo senso, il mazzo di carte rappresenta per Molly ciò che l'intertestualità rappresenta per Joyce: un dispositivo attraverso il quale moltiplicare i piani di lettura e produrre senso per accumulo, variazione e differenza.
La cartomanzia, quindi, non solo ha valore contenutistico, ma assume un ruolo formale. Introduce nel testo una logica associativa che anticipa quella del cut-up, del montaggio e della rizomatica deleuziana. Si può affermare, con cautela ma convinzione, che Joyce fa delle carte un modello epistemico: uno schema generativo del desiderio, della previsione e della scrittura.
6. Conclusioni: verso una nuova filologia dell'esoterico letterario
Il recupero del manuale di Foli e la sua analisi in relazione a Ulisse impongono una revisione di alcune categorie interpretative consolidate. La presenza dell'occulto nella letteratura modernista non è residua o marginale, ma parte integrante di una strategia conoscitiva che guarda ai saperi simbolici non per nostalgia, ma per necessità ermeneutica.
Joyce, nel restituire dignità al linguaggio della cartomanzia, compie un atto di re-sacralizzazione del quotidiano. Ciò che per altri è superstizione, per lui diventa tecnica di senso. E nel farlo, riconsegna alla voce femminile un potere conoscitivo che la modernità razionalista aveva tentato di zittire.
Questo studio si propone dunque non solo come contributo filologico, ma come invito a ripensare le fonti della letteratura da una prospettiva più aperta e plurale. Perché forse, come Molly, anche noi potremmo trarre una carta e scoprire che il sapere è già sulle nostre gambe, o fra di esse, pronto a raccontare tutto, anche senza un libro.
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