giovedì 1 gennaio 2026

Eloy de la Iglesia (1944-2006)

Eloy de la Iglesia (1944-2006) non è stato soltanto un regista spagnolo, ma un vero e proprio narratore delle contraddizioni sociali e delle pulsioni più intime dell'animo umano. La sua carriera, segnata da audacia tematica e uno stile inconfondibile, si intreccia profondamente con i cambiamenti politici e culturali della Spagna del Novecento. De la Iglesia ha abbracciato il cinema come strumento di denuncia e riflessione, facendo emergere storie di marginalità, desiderio e ribellione in un contesto in cui il controllo statale e la censura limitavano fortemente la libertà espressiva. Il suo sguardo, radicale e profondamente empatico, ha contribuito a infrangere tabù radicati, trasformando le sue opere in manifesti di dissidenza e libertà.

Omosessuale dichiarato e attivista di sinistra, De la Iglesia ha affrontato con coraggio il doppio stigma di vivere la propria sessualità apertamente in un paese ancora fortemente conservatore e il rischio di esporsi politicamente in un'epoca in cui le idee socialiste potevano facilmente portare alla persecuzione. La sua eredità cinematografica si è consolidata come una delle più autentiche e scomode testimonianze del passaggio dalla dittatura franchista alla Transizione democratica. Eppure, al di fuori della Spagna, il suo nome è rimasto a lungo in secondo piano, oscurato da registi più celebrati come Pedro Almodóvar. Tuttavia, oggi la critica lo riconosce come un pioniere che ha aperto nuove strade per il cinema spagnolo, affrontando temi che sarebbero diventati centrali solo molti anni dopo.

Le origini: tra Paesi Baschi e Madrid

Eloy de la Iglesia nacque il 1° gennaio 1944 a Zarauz, una pittoresca località costiera nei Paesi Baschi, immersa in un contesto sociale e familiare che avrebbe potuto facilmente soffocare qualsiasi spinta verso la creatività o l’anticonformismo. La sua famiglia apparteneva all’élite borghese basca, radicata nei valori cattolici e tradizionali. Questo ambiente conservatore rappresentava una gabbia dorata che Eloy avrebbe presto cercato di evadere.

Fin da giovane, Eloy mostrò un’insofferenza per i ruoli imposti dalla società. A differenza di molti coetanei, preferiva passare il tempo leggendo, frequentando le sale cinematografiche locali e sperimentando con le prime rudimentali forme di scrittura e regia teatrale. L’arte divenne ben presto il suo rifugio, uno spazio in cui poteva esplorare senza filtri i suoi desideri e le sue curiosità.

La svolta arrivò con il trasferimento a Madrid, dove la sua famiglia lo inviò per completare gli studi. La capitale rappresentava il cuore pulsante della cultura spagnola e offriva opportunità che Zarauz non poteva garantire. Qui Eloy si immerse completamente nell’ambiente teatrale e cinematografico emergente, partecipando a spettacoli studenteschi e sviluppando una crescente consapevolezza politica.

La Formazione e i Primi Passi nel Cinema

Determinato a diventare regista, De la Iglesia tentò inizialmente di iscriversi all'Escuela Oficial de Cinematografía di Madrid, ma venne respinto a causa della giovane età: l’istituto accettava solo studenti con almeno 21 anni. Questo ostacolo, che per molti sarebbe stato insormontabile, spinse Eloy a guardare oltre i confini spagnoli. Decise così di trasferirsi a Parigi, dove riuscì ad accedere all’Institut des hautes études cinématographiques (IDHEC), una delle scuole di cinema più prestigiose d’Europa.

Gli anni parigini furono cruciali per la formazione del giovane regista. La capitale francese, negli anni '60, era un crocevia di fermenti culturali e politici. De la Iglesia entrò in contatto con le idee della Nouvelle Vague e si lasciò ispirare dalla libertà creativa e dall’attenzione per le storie intime e personali che caratterizzavano questo movimento cinematografico.

Di ritorno in Spagna, Eloy trovò nuovamente ostacoli burocratici, ma decise di aggirarli iscrivendosi all'Università Complutense di Madrid per studiare filosofia e letteratura. Tuttavia, il richiamo del cinema si fece presto troppo forte. Dopo tre anni, abbandonò gli studi per dedicarsi completamente alla regia teatrale e televisiva, lavorando per la Radiotelevisión Española (RTVE).

Durante questo periodo, De la Iglesia si concentrò sulla regia di spettacoli per bambini e programmi televisivi. Anche se distante dai temi che avrebbe affrontato successivamente, questa esperienza gli permise di affinare le sue capacità narrative e di sviluppare un’attenzione meticolosa per il dettaglio visivo.

Gli Esordi Cinematografici e il Successo di Critica

Il debutto cinematografico avvenne nel 1966 con "Fantasia 3", un’antologia che adattava tre celebri racconti per l’infanzia. Anche se pensato per un pubblico giovane, questo film conteneva già elementi che avrebbero caratterizzato tutta la sua carriera: un’atmosfera inquietante, una riflessione sulla moralità e una tensione sottesa tra innocenza e corruzione.

Il vero salto di qualità arrivò con "El Techo de Cristal" (1970), un thriller che esplorava le dinamiche del sospetto e della sorveglianza all’interno di una comunità borghese. Questo film segnò l’inizio della collaborazione con Gonzalo Goicoechea, che sarebbe diventato il suo sceneggiatore di fiducia.

Gli Anni ’70: Cinema di provocazione e libertà sessuale

Con la fine della censura più rigida alla fine degli anni ’60, De la Iglesia iniziò a sperimentare con maggiore libertà. Film come "Juego de amor prohibido" (1975) e "La otra alcoba" (1976) affrontarono apertamente la sessualità, sfidando le convenzioni morali della società spagnola.

Nel 1977, con "Los placeres ocultos", De la Iglesia divenne il primo regista spagnolo a trattare esplicitamente l’omosessualità in modo non caricaturale. Questo film raccontava la storia di Eduardo, un banchiere di successo che nasconde la propria omosessualità per paura del giudizio sociale.

Declino e ritorno

Negli anni '80, la vita personale di De la Iglesia si intrecciò drammaticamente con i temi dei suoi film. La dipendenza da eroina e il progressivo isolamento lo allontanarono dal cinema per oltre quindici anni. Solo nel 2003, con "Los novios bulgaros", ritornò sul grande schermo, affrontando ancora una volta il tema dell’amore omosessuale.

Eloy de la Iglesia morì nel 2006, lasciando un’eredità artistica che continua a influenzare le nuove generazioni di cineasti.