lunedì 13 luglio 2026
Il Labirinto Borges alla Fondazione Giorgio Cini: architettura del paesaggio e memoria letteraria
Il labirinto costituisce uno dei dispositivi simbolici più ricorrenti nell'opera di Jorge Luis Borges, assumendo una funzione che travalica la semplice dimensione narrativa per configurarsi come autentica struttura concettuale. Nei racconti, nelle poesie e nei saggi dello scrittore argentino il dedalo non è infatti soltanto una figura letteraria, ma un modello epistemologico attraverso il quale vengono indagate le relazioni tra tempo, memoria, identità, linguaggio e conoscenza. Nato a Buenos Aires nel 1899 e morto a Ginevra nel 1986, Borges sviluppò la propria formazione intellettuale tra l'Argentina e l'Europa, in particolare in Svizzera e in Spagna, assimilando un patrimonio culturale nel quale la tradizione classica, la filosofia, la teologia e la letteratura moderna concorrono alla costruzione di un immaginario di straordinaria complessità.
La trasposizione del motivo borgesiano del labirinto nello spazio fisico trova una delle sue espressioni più significative nel Labirinto Borges della Fondazione Giorgio Cini, collocato nell'area verde retrostante gli antichi chiostri del complesso monumentale dell'Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. Il progetto deriva da un disegno elaborato negli anni Ottanta dall'architetto paesaggista e diplomatico britannico Randall Coate, profondo conoscitore della tradizione del giardino-labirinto e autore di numerosi interventi nei quali il disegno paesaggistico si configura come forma di interpretazione culturale. L'iniziativa fu promossa da María Kodama, collaboratrice, traduttrice e successivamente erede universale di Borges, con l'intento di dare forma permanente a uno dei nuclei simbolici fondamentali della sua produzione letteraria. La realizzazione del labirinto, inaugurato nel 2011, rappresenta pertanto non la semplice traduzione tridimensionale di un tema narrativo, ma un'operazione di mediazione tra letteratura, architettura del paesaggio e patrimonio storico.
L'impianto si sviluppa su una superficie di circa 2.300 metri quadrati ed è costituito da circa 3.250 esemplari di Buxus sempervirens, la cui potatura definisce un percorso continuo di circa 1.150 metri. La scelta del bosso, specie tradizionalmente impiegata nell'arte dei giardini europei per la sua compattezza e resistenza alle potature geometriche, colloca l'intervento all'interno della lunga storia del giardino formale occidentale, reinterpretandone tuttavia il lessico secondo una sensibilità contemporanea. In questo contesto il labirinto cessa di essere un semplice elemento ornamentale per assumere il carattere di dispositivo interpretativo, nel quale l'esperienza della percorrenza diviene parte integrante della fruizione dell'opera.
L'inserimento del Labirinto Borges nel complesso monumentale della Fondazione Giorgio Cini assume inoltre un particolare interesse sotto il profilo storico-artistico. Il dialogo instaurato con l'architettura rinascimentale dell'ex monastero benedettino e con il paesaggio lagunare non si risolve infatti in una giustapposizione di linguaggi appartenenti a epoche differenti, ma costruisce una relazione fondata sulla continuità della memoria culturale. L'intervento paesaggistico si configura così come un'opera site-specific, nella quale il progetto contemporaneo acquisisce significato attraverso il confronto con il contesto storico e con la stratificazione monumentale dell'isola.
A quindici anni dall'inaugurazione e nel quarantesimo anniversario della morte di Borges, il Labirinto è stato interessato da un intervento di restauro conservativo volto a ripristinare la piena leggibilità del disegno vegetale, preservandone tanto le qualità botaniche quanto il valore culturale e paesaggistico. La riapertura al pubblico, prevista per il 10 luglio, restituisce alla fruizione un'opera che rappresenta un caso esemplare di integrazione tra architettura del paesaggio, patrimonio monumentale e memoria letteraria, confermando come il giardino possa ancora costituire uno spazio privilegiato di elaborazione simbolica e di riflessione critica sul rapporto tra arte, natura e conoscenza.
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