venerdì 18 ottobre 2024

A Willing Exile. A Novel
Un exile volontaire. Un roman
Un esilio volontario. Un romanzo (1890) – Il deliziosamente controverso Marc-André Raffalovich (1864-1934), poeta e scrittore francese, noto tanto per il suo fascino intellettuale quanto per il suo mecenatismo, ci offre un'esperienza narrativa audace e anticonformista. Raffalovich, figura di punta della letteratura queer e amante del poeta inglese John Gray, costruisce un intreccio che tocca temi scottanti come il matrimonio e l'infedeltà, arricchendolo di un cast di personaggi queer che oggi sarebbero a casa in una serie Netflix. E non manca un finale sorprendente da far saltare sulla sedia.

Ma Raffalovich non era solo un autore intrigante. Nel 1894, divenne una delle voci più importanti sull'omosessualità (o “unisexualité”, come la definiva) sulle pagine delle Archives de l’Anthropologie Criminelle, la rivista che faceva impallidire tutti gli accademici dell'epoca. Qui, la sua penna tagliente e il suo pensiero audace l’hanno reso un esperto riconosciuto, intrattenendo fitte corrispondenze con i massimi studiosi europei. Il suo capolavoro, Uranisme et unisexualité (1896), è considerato una lettura obbligatoria per chiunque voglia capire le radici del pensiero queer moderno.

Ah, ma ecco il colpo di scena: nel 1896, sotto l’influenza dell’amato John Gray, Raffalovich si converte al cattolicesimo e si unisce ai Domenicani. Immagina un poeta queer che si trasforma in fratel Sebastian, tutto per amore di San Sebastiano! E ovviamente, dove va Gray, segue Raffalovich. Così, nel 1905, lo troviamo al fianco del suo partner spirituale (ormai prete a St Patrick, Edimburgo), non solo come amico fedele ma anche come generoso benefattore, contribuendo alla costruzione della chiesa di St Peter.

E in quel nido dorato chiamato Whitehouse Terrace? Raffalovich diventa il perfetto padrone di casa, ospitando un salotto letterario degno di un dramma di Oscar Wilde, con ospiti del calibro di Henry James e Max Beerbohm.

Eppure, l’anima tormentata di Raffalovich non smette mai di oscillare tra la fede e il desiderio. Contrario alle teorie sulla "inversione sessuale" che circolavano all'epoca, secondo cui un gay era semplicemente un'anima femminile intrappolata in un corpo maschile, Raffalovich scuoteva la scena con la sua visione di “unisessualità”, più in linea con la moderna concezione di omosessualità. Credeva che l'attrazione verso lo stesso sesso fosse una questione di cuore e non di genere. Tuttavia, i suoi ideali di virtù e vizio lo portarono a difendere la repressione dei desideri omosessuali in nome di una vita spirituale e artistica, in netto contrasto con Magnus Hirschfeld e i pionieri della liberazione gay.

Il tempo, però, non è stato clemente con le sue idee più reazionarie. Raffalovich sostenne persino il famigerato Paragrafo 175 tedesco, un atto che molti oggi considererebbero una tragica contraddizione nel suo percorso. Alla fine, nel 1910, il nostro eroe si ritirò dalle discussioni sull'omosessualità, preferendo dedicarsi al suo salotto scozzese e al sostegno dei giovani artisti.

Raffalovich morì nel 1934, nello stesso anno del suo fedele amico John Gray, lasciando dietro di sé un’eredità complessa e affascinante, tanto quanto le opere che ha scritto e la vita che ha vissuto.

il neutro è un miraggio

Il neutro è un miraggio di seta grigia, un fantasma che non danza, non chiama. La sua vertigine è quella di un abisso che non ti guarda, ma dal quale non riesci a distogliere lo sguardo. La seduzione che non seduce è un vortice invisibile che ti avvolge senza toccarti, e in questo gioco di ombre il linguaggio diventa un sacrificio, una preghiera pronunciata da bocche di pietra.

Scrivere è lanciarsi in questo abisso, un atto di ribellione contro il silenzio, uno strappo nel tessuto del mondo che lascia il linguaggio libero di cadere, frantumandosi come specchi sotto il peso del non detto. Le parole si spezzano, si dissolvono in frammenti di dolore, come schegge di vetro sospese nel vuoto della mente. La sofferenza non è nella perdita, ma nel non possedere mai veramente, nel lasciare che ogni frammento scivoli via, abbandonato alla vertigine del neutro.

le domeniche si scioglievano

Le domeniche si scioglievano in una danza di tovaglie parlanti, che sussurravano segreti alle sedie prima che venissero brutalmente schiacciate sotto il peso di tempeste umane. Lui, una torre di carne senza abitanti, si alzava come un monolite, infrangendo il silenzio con calci cosmici e pugni contro porte che urlavano mutile. I mobili? Solo comparse in questa tragedia fatta di polvere e grida.

Le sue mani erano vulcani in eruzione, il corpo un uragano di furia. Quando il ciclone di materia vuota si placava, rimaneva solo l’eco. Io. Piccolo, spettatore della devastazione, ero l'ultima isola tra le rovine.

Non c'era nessun altro. Solo il peso liquido della vergogna, che si insinuava sotto la mia pelle come un serpente in cerca di calore.

giovedì 17 ottobre 2024

Un romanzo scandalosamente pornografico che si finge le memorie di un giovane prostituto—perché ovviamente un po' di mistero rende tutto più intrigante.

"I peccati delle città della pianura; o, The Recollections of a Mary-Ann, with Short Essays on Sodomy and Tribadism," attribuito allo pseudonimo "Jack Saul", è una delle prime opere di letteratura pornografica esclusivamente omosessuale in lingua inglese. Il libro fu pubblicato nel 1881 da William Lazenby, che ne stampò solo 250 copie (per veri intenditori, diciamo). Una seconda edizione seguì nel 1902, pubblicata da Leonard Smithers, e veniva venduta per la modica somma di quattro ghinee—praticamente il prezzo di una collezione di tazze da tè, ma decisamente più eccitante.

La storia si spaccia per le memorie di Jack Saul, un rentboy che si fa chiamare “Mary-Ann”. Inizia tutto quando viene raccolto da un certo Mr. Chambon per strada. Dopo una cenetta, perché anche nei romanzi porno ci vuole un po’ di galanteria, Chambon lo invita a raccontare la sua vita. Ora, anche se alcuni credono sia tutto vero, probabilmente è un po' abbellito – come il 90% dei profili di dating, insomma. Jack Saul, al secolo John Saul, era davvero un prostituto irlandese, noto come "Dublin Jack", coinvolto in uno scandalo a luci rosse nel Castello di Dublino nel 1884, e poi nell'affare di Cleveland Street. Il libro si ispira chiaramente a lui, anche se la sua vita nel romanzo è un po’ più... drammatizzata.

Nel racconto, Jack Saul viene raccolto in Cornwall Mansions, vicino alla stazione di Baker Street. Potter, amico dell’editore, viveva lì, e pare che sia lui la vera ispirazione per Mr. Chambon. D'altronde, Potter aveva già firmato un paio di altre perle di erotismo anonimo, quindi non ci stupisce.

E poi c’è il capitolo sui travestiti vittoriani Boulton e Park, due che davano filo da torcere a qualsiasi drag moderna. Jack Saul, travestito da "Miss Eveline", li incontra all'Haxell's Hotel con Lord Arthur Clinton, l’amante di Boulton. Seguono seratine in appartamenti privati e colazioni in grande stile, tutti in abiti da signore. Decisamente il miglior brunch della storia.

Il libraio Charles Hirsch, specializzato in letteratura "socratica", disse che uno di questi libri era stato fornito a Oscar Wilde nel 1890. Chi non vorrebbe un po' di letture piccanti prima di una première?

Nel 1883, Hirsch pubblicò anche un seguito intitolato Lettere di Laura ed Eveline, una chicca che racconta il finto matrimonio delle due. Una copia è sopravvissuta – come un antico talismano queer.

L’unica copia conosciuta dell’edizione originale di Sins of the Cities of the Plain è conservata gelosamente alla British Library. Ah, se quelle pagine potessero parlare!

Alcuni suggeriscono che sia stato James Campbell Reddie, maestro della pornografia, a scriverlo, anche se era già cieco e quasi defunto al momento della pubblicazione. Altri lo attribuiscono al pittore decaduto Simeon Solomon, condannato per atti osceni pubblici nel 1873. Ma, insomma, chi lo sa?

E poi, nel 2019, arriva la rivincita queer: I peccati delle città della pianura debutta come opera all'Espacio Turina di Siviglia. Un libretto scritto interamente in Polari – perché se non puoi essere teatrale in una lingua segreta gay, quando lo puoi essere? Il ruolo di Jack Saul fu interpretato dal cantaor Niño de Elche, con la musica di Germán Alonso. Una produzione da standing ovation.

Ah, e se te lo stavi chiedendo, le "città della pianura" sono un’allusione biblica a Sodoma e Gomorra. Perché sì, da millenni ci piace il dramma apocalittico.

i sogni


I sogni, squisiti frammenti di un avvenire ancora celato ai nostri occhi, non sono altro che ombre delicate della realtà che ci attende, qualora fossimo audaci e saggi nel dare loro forma e sostanza. Essi, come dolci presagi, si offrono a noi non per mero capriccio, ma con la tacita richiesta di essere coltivati con fervore quotidiano e indefessa determinazione. È compito nostro, dunque, con pazienza e vigile perseveranza, operare affinché queste visioni si innalzino dai vapori dell'immaginazione per divenire, infine, la più concreta delle verità.

che strano, ascoltare l'esterno

Che strano, ascoltare l’esterno, come se fosse un volto, duro, teso. Eppure c’è, questa tua faccia, accogliente, pronta a ricevermi fino in fondo, in un doppio gemito che quasi si espande, si agita in un'onda di spasmi. Tu lo dici: la fine dei nostri tre giorni insieme. Diverso, distaccato. Meno presente, con il corpo che risponde ormai da solo.

È diventato un gesto naturale leggere nei tuoi occhi. Noi eravamo qui, sì, tra stoffe e sguardi, cercando di colmare quel vuoto che ci sfugge sempre. E nell'aria rimane.

Qualcosa, frammenti obliqui, lontani come riflessi.

Adesso è difficile risalire. La mente è quasi confusa, agitata. Prima non c’era questo presente così tangibile, il tempo si arrestava, si fermava in un attimo. S’era fermato. Ma si ripiegava sempre, e ogni volta un ricordo, non sempre, ma quasi, emergeva.

Non più precisi di così. Ero io che restavo. Perché continuavano a tornare, a sommarsi, dilatandosi, mentre l’insieme di tutte le cose non si diceva mai del tutto. E oggi lo ritrovo, lì, disteso sull’orlo.

Voi, in piedi, accanto, come parte di un rito. E io non ero in quel cerchio. La torsione era l’eco, sì.

Istintiva profondità, o meglio: carne viva. Quel salto che rispondeva, come scritto, inevitabile. Come se il muro, lì, non potesse ricevere altro colore. E così: sudore.

Occhi che puntano, e una forma che copre, poi la testa che emerge. Questo richiamo, la bocca di qualcuno che riceve il seme, e l’episodio non avrebbe potuto riflettere il rosso del cielo, strappato dal quadro, terroso, esatto. Era la parte giusta, quella che tutti indicavano.

In questo angolo, che è un nostro momento, gridando con la gola tesa, siamo venuti.

E si apriva, così, per offrirsi a noi, in un rilievo distante.


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L’ho reso un po' più lineare e "respirabile," ma ho mantenuto la carnalità e la tensione tra il fisico e il mentale. Il ritmo rimane volutamente denso, come se si stesse cercando di catturare qualcosa che sfugge ogni volta.

mercoledì 16 ottobre 2024

come si fa cupa la mia anima

Come si fa cupa la mia anima mentre invecchio, ed ecco che l’infanzia e la vecchiaia si stringono in un abbraccio feroce, colmando l’abisso. Sono come due notti stellate, sospese ai margini della vita, prima che la tempesta degli uomini venga a cancellare le tracce. Lì, nella nebbia dell’alba o del crepuscolo, l’essere respira davvero, nudo, senza i miseri orpelli di vanità e desiderio.

Gli occhi del bimbo e quelli del vecchio sono specchi limpidi, puri come l’acqua sorgiva, immacolati dall’inganno del tempo. Non sono ancora entrati nella danza dei falsi sorrisi, o l’hanno già lasciata, liberi. E tutto il resto – ah, che spreco di ore tra frenesie e delusioni! Il nostro passaggio, un fragore inutile che si perde nella notte, domandando, senza mai avere risposta: "Perché, tutto questo?"