martedì 23 dicembre 2025

alcuni tentativi di versioni da Konstantinos Kavafis


Queste versioni, ispirate dall'opera di Konstantinos Kavafis, si presentano come una riflessione profonda sul tempo, sul desiderio, sulle illusioni e sulle nostre esperienze di vita. Ogni poema è un invito a confrontarsi con le sfide quotidiane, i sogni non realizzati e i cambiamenti, rivelando una dimensione universale che attraversa le epoche e si arricchisce di un linguaggio che ci parla nel presente.

In "Muri", Kavafis esplora il senso di isolamento e impotenza davanti a forze invisibili che determinano il nostro destino. La sua metafora dei muri costruiti senza preavviso diventa un simbolo delle barriere che ci separano dal mondo, un tema che, purtroppo, sembra essere ancora drammaticamente attuale.

"Aspettando i barbari" offre uno spunto ironico sulla paralisi delle istituzioni, la frustrazione di fronte all'attesa di cambiamenti che non arrivano mai. Il poeta riflette sul bisogno di un capro espiatorio, sulla ricerca di soluzioni semplici a problemi complessi, un pensiero che non smette di essere attuale, in un mondo che spesso si rifugia nell’attesa passiva piuttosto che nell’azione.

"Cose nascoste" ci parla di segreti e silenzi, di una verità che si nasconde dietro le apparenze e che solo il tempo o l’introspezione possono svelare. La consapevolezza che ciascuno di noi porta con sé il proprio fardello di esperienze, a volte troppo pesante per essere compreso da altri, trova una nuova forza in una società che ancora fatica a vedere al di là delle maschere.

In "Al piacere", Kavafis celebra la libertà di scegliere il proprio cammino, il piacere come atto di affermazione personale, ma anche come resistenza all’omologazione e alla routine, temi che risuonano in un’epoca di consumismo sfrenato e superficialità nelle relazioni.

"Per quanto puoi" esorta a proteggere la propria autenticità, a non sacrificare la propria vita alla banalità del quotidiano, in un mondo che spesso sembra volerci omologare e renderci parte di una massa indistinta.

La ricerca del piacere e della verità si riflette anche in "Ci sono andato" e in "Nel venticinquesimo anno della sua vita", dove l’autore esplora il desiderio e la solitudine, la speranza di trovare qualcosa che sfugge sempre, ma che rimane l’unica motivazione per proseguire il viaggio.

"Per le scale" racconta un incontro fugace, un desiderio non colto, ma anche l'inquietudine che accompagna i gesti non consumati, il piacere sfiorato ma mai completamente vissuto.

In "Il mare del mattino", l’immagine del mare diventa una metafora dell’illusione, della bellezza che ci circonda ma che è in qualche modo separata da noi, come un riflesso che si dissolve non appena cerchiamo di afferrarlo.

Infine, "Itaca" si trasforma in un vero e proprio manifesto della ricerca interiore, dell'importanza del viaggio rispetto alla meta. Itaca, nella sua semplicità, rappresenta il luogo in cui ciascuno trova la propria verità, e il viaggio stesso, con le sue esperienze e sfide, è ciò che ci arricchisce, ci trasforma, facendoci capire che ogni meta è in realtà un altro punto di partenza.

Questi testi offrono una riflessione potente sul senso della vita, sulle sue attese e disillusioni, ma anche sulla libertà di scegliere il proprio destino, e restano senza tempo, pur in un mondo che cambia.


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Muri

Senza avvisarmi, senza ritegno, senza nemmeno un timore di apparire crudeli,
muri alti e pesanti sono stati eretti intorno a me.
E ora sono qui, incapace di pensare a nulla,
se non a quel dolore che mi logora, giorno dopo giorno.

Fuori c’erano mille cose da fare,
ma nessuno mi ha avvertito mentre i muri si alzavano.
Non ho sentito i martelli, non ho visto chi lavorava.
Mi hanno chiuso fuori senza che ne avessi idea.


Aspettando i barbari

"Che stiamo facendo qui tutti insieme in questa sala?"
Aspettiamo i barbari, dicono.

"Perché il governo è immobile? Perché i politici non fanno leggi?"
Perché oggi i barbari arriveranno,
e saranno loro a scrivere le leggi.

"Perché il presidente si è svegliato così presto,
seduto sul suo trono davanti alla porta principale?"
Perché oggi i barbari arriveranno.
Lui li aspetta, ha preparato il discorso per il loro capo.

"Perché tutti i nostri leader sono vestiti in modo così appariscente?
Indossano abiti dorati e gioielli vistosi, e portano scettri ricchi?"
Perché oggi arriveranno i barbari.
E queste cose li affascinano, li confondono.

"Perché i grandi oratori non sono qui a parlare?"
Perché oggi i barbari stanno arrivando,
e non hanno tempo per parole e orazioni.

"Perché ci sentiamo così inquieti, così ansiosi?"
Perché si è fatto tardi e i barbari non sono arrivati.
E c'è chi dice che ormai non arriveranno mai.

E ora che faremo senza di loro?
In fondo, erano loro la nostra soluzione.


Cose nascoste

Non cercate di capire chi sono stato,
da ciò che ho fatto o detto.
C’era un ostacolo che distorceva
le mie azioni, il mio modo di vivere.
C’era un blocco che fermava ogni parola,
ogni gesto che avrei voluto fare.

Da ciò che è passato inosservato,
da ciò che ho scritto, da ciò che ho taciuto,
lì forse si troverà la chiave per capire chi sono.
Ma a che serve cercare di conoscermi?
Un giorno, in una società migliore,
un altro come me arriverà, libero e senza rimpianti.


Al piacere

Mi guardo indietro e sono grato
per i momenti in cui ho abbracciato il piacere.
Sono io stesso la gioia della mia vita,
che ho scelto di rifiutare l'amore che si consuma nel quotidiano.


Per quanto puoi

Se non puoi fare della tua vita quello che vuoi,
allora almeno cerca di non umiliarla.
Non lasciarla consumarsi tra la gente,
tra chiacchiere e routine.

Non farla diventare una cosa banale,
una di quelle vite che vanno avanti senza significato,
senza passioni vere, senza ricordi forti.


Ci sono andato

Non mi sono fatto influenzare.
Alla fine, sono andato,
alla ricerca del piacere,
che era metà vero, metà fantasia,
nella notte che brilla di promesse.

E ho bevuto i vini che si bevono
a chi cerca il piacere audace.


Nel venticinquesimo anno della sua vita

Torna alla stessa stanza ogni sera,
alla ricerca di quel volto che non riesce a dimenticare.
Le voci della gente gli dicono
che non è stato altro che uno dei tanti,
un giovane qualsiasi che non è rimasto.

Eppure torna, e guarda alla porta,
aspetta che qualcuno entri.
Ogni notte, per settimane, si illude.
Desidera ancora, ma sa che questa ossessione
potrebbe finire in una vergogna totale.


Per le scale

Scendevo quelle scale vecchie,
quando ti ho visto per un attimo.
Mi sono nascosto,
per non mostrarmi ancora.
Tu, rapido, sei passato, senza guardarmi.
E sei entrato in un luogo che, come me,
non ti avrebbe dato ciò che cercavi.

Eppure, l’amore che volevi, io ce l’avevo da darti.
Ci siamo cercati con gli occhi, i corpi l’hanno sentito.
Eppure, ci siamo nascosti, entrambi turbati.


Il mare del mattino

Mi fermo, guardo l’azzurro del mare e il cielo chiaro,
la costa dorata che si allunga.
Mi illudo che sia tutto vero,
ma in realtà sono solo le mie memorie,
le mie illusioni del piacere.


Itaca

Se scegli di tornare a Itaca,
che sia una lunga strada.
Che sia piena di avventure, di scoperte,
ma non temere i pericoli.
Non troverai mai mostri,
se non li porti dentro di te.

Augurati che il viaggio duri anni,
che ogni porto che tocchi sia nuovo,
ogni mercato una nuova opportunità.
Fai scalo ovunque, compra profumi,
oggetti preziosi che arricchiranno la tua esperienza.

E quando arrivi, non ti aspettare ricchezze.
Itaca ti ha dato il viaggio,
ed è questo che conta davvero.
Non è stato un inganno,
è solo che ora sei più ricco dentro.
E hai capito che le Itache, in fondo, sono tante.


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nota:

Il lavoro di versione dei testi di Kavafis proposto qui, rappresenta un tentativo di rendere la sua poesia ancora più vicina alla nostra sensibilità contemporanea, pur mantenendo intatto il nucleo del suo messaggio. L’approccio alla revisione si è concentrato sul conservare la profondità emotiva e il respiro universale delle sue parole, mentre si cercava di attualizzarne il linguaggio e le immagini, per farli risuonare con la realtà di oggi.

I "Muri" sono diventati una riflessione ancora più intima e personale sull'isolamento e la solitudine. La metafora dei muri, che Kavafis utilizza per descrivere le barriere invisibili costruite attorno all'individuo, è stata enfatizzata per far emergere il contrasto tra il desiderio di connessione e l'impossibilità di uscire da una prigione emotiva costruita dal tempo e dalle circostanze.

In "Aspettando i barbari", il senso di attesa e l’idea che le istituzioni siano incapaci di reagire a un cambiamento che non arriva mai sono state accentuate con una forma di critica più pungente e diretta verso l’immobilismo del presente, mantenendo comunque l’elemento di ironia che caratterizza l’originale. Il poema continua a interrogarsi sulla natura della paura e della speranza, come se oggi stessi aspettando un cambiamento che sembra essere sempre rinviato, senza mai giungere.

"Cose nascoste" ha visto un approfondimento del tema della riflessione introspettiva, esaminando come i segreti interiori di ciascuno possano essere rivelati solo da chi è pronto a fare i conti con se stesso. La nuova versione accentua la tensione tra ciò che si è e ciò che si lascia vedere agli altri, mantenendo intatta l’idea che l’identità sia un mistero che non vale la pena svelare a chi non è disposto a dedicarsi a una ricerca profonda.

"Al piacere" è stato rivisitato per esplorare un piacere che non è solo fisico ma anche mentale, un piacere legato a una libertà di pensiero e azione che si contrappone al conformismo e alla banalità delle relazioni quotidiane. Il piacere qui non è solo un atto egoista ma una forma di resistenza a una vita superficiale.

In "Per quanto puoi", la versione tende a rendere ancora più esplicita la richiesta di protezione della propria essenza in un mondo che sembra costantemente volerci ridurre a ingranaggi di un sistema impersonale. La revisione punta a sottolineare il valore di preservare la propria individualità e l’importanza di non sacrificarsi per la routine sociale.

Nel caso di "Ci sono andato" e "Nel venticinquesimo anno della sua vita", si è cercato di accentuare l’elemento del desiderio irrealizzato, dell’inseguire qualcosa che sembra sempre sfuggire, ma che alimenta comunque la nostra ricerca, la nostra lotta interiore. La solitudine e l’intensità emotiva sono emerse con maggiore forza, mentre il tema dell’esposizione al rischio e alla vulnerabilità è stato reso più tangibile.

In "Per le scale", il gioco tra la visione di un incontro impossibile e il desiderio represso è stato reso più marcato, cercando di evocare la tensione tra l’amore che non si è consumato e la paura di lasciarsi andare.

Infine, "Il mare del mattino" è stato riletto come una riflessione sulla bellezza effimera, quasi irraggiungibile, che ci circonda. La ricerca di qualcosa di puro e luminoso, che però svanisce non appena cerchiamo di possederlo, è stata accentuata per renderla ancora più vicina alla frustrazione della nostra epoca, dove la bellezza sembra essere sempre distante, un sogno più che una realtà.

L’"Itaca" finale mantiene la sua forza di messaggio universale, ma è stata ripensata per rendere ancora più chiara l’idea che ogni viaggio, ogni percorso di vita, è una scoperta che va oltre la meta finale. La verità di Itaca non è mai nel raggiungimento, ma nell’esperienza stessa del viaggio. La versione enfatizza la dimensione personale di questo viaggio, ma anche l’importanza di imparare a non aspettarsi nulla di più da una meta che già ci ha dato tutto.

Il lavoro di versione ha cercato di rimanere fedele alla grandezza di Kavafis, ma allo stesso tempo ha cercato di dare nuova voce alle sue parole, affinché potessero dialogare con la realtà e le sfide dell'oggi.