1.
Un cecchino bambino, timido e crudo,
sparò a mio padre, il cuore trafitto,
nel silenzio un'eco, un grido sconfitto,
in quella fucilata il cielo muto.
Nacqui fratello, ombra di un doppio frutto,
col falso sipario della prima verità,
e il palco del lutto m'ha visto in realtà
perdersi, nel tempo, come un sogno assoluto.
Il fulcro del dolore mi trascinò
oltre il confine di ciò che mai si vede,
a vita, dove il rimorso si accese.
E in fiamme il cuore, smarrito, bruciò,
come fuochi fatui, in scie che svanirono,
mentre lasciarsi andare mi resisteva.
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2.
Un cecchino bambino colpì l’aria,
sparò a mio padre, la morte era vicina,
in un sogno di fuoco e di ruina,
mio corpo fratello nel lutto si para.
Il sipario falso di un sogno che appare,
la prima assoluta mai recitata,
una vita legata da fiamme bruciate,
mentre la memoria lentamente scompare.
Il fulcro del dolore mi trascinò
a vita, dove il tempo mai si arrende,
e in sogni fatui le scie si distendono.
In questo mondo, il cuore non rivede,
fuochi d’artificio che nulla rivelano,
mentre il lasciarsi andare è un errore.
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3.
Un cecchino bambino mi osserva, e poi
sparò a mio padre, annientando il giorno,
il pianto si mescola al cielo, il ritorno
di un volto strappato che mai più sarà.
Nacqui fratello, spezzata realtà,
col falso sipario dell’esordio vano,
in un vuoto di attese e di danno,
dove la vita è ombra, e morte libertà.
Il fulcro del lutto, che mi stava a fianco,
mi condusse a una vita che non posso più
sospendere, poiché il dolore è il mio anco.
Fuochi fatui, scie di un cielo che non c’è,
mentre lasciare andare è come affondare
in un mare che ci insegna a naufragare.
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4.
Un cecchino bambino mi tolse il respiro,
sparò a mio padre e il cielo ne rimase
imprigionato, con stelle mai spente,
come occhi di un fante di guerra perduto.
Nacqui fratello, il doppio senza viso,
col falso sipario dell’attesa schiacciata,
in una prima assoluta mai cantata,
dove il tempo non ha nessun sorriso.
Il fulcro del lutto, così pesante,
mi spinge in avanti, verso il nulla
di un'ombra che nasconde la mia voce.
Fuochi fatui, scie di stelle che bruciano,
mentre lasciarsi andare, finalmente,
è l’unica strada per chi non è più.
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5.
Un cecchino bambino colpì la vita,
sparò a mio padre, un lampo nel cuore,
un dolore che mai trova rimore,
e il cielo s’oscurò in quella ferita.
Nacqui fratello, separata dal suo amore,
col falso sipario di una scena vuota,
la mia anima in attesa, purtroppo, nota
al lutto che mi ha reso la sua prigioniera.
Il fulcro del dolore mi ha legato a vita,
e scivolo in un fiume di fuochi lontani,
mentre le scie di un sogno ormai vano
mi insegnano che ogni passo è in salita,
lasciarsi andare è come un vecchio inganno,
mentre il vuoto avanza, e ci sembra strano.
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6.
Un cecchino bambino, dal volto anonimo,
sparò a mio padre, il suono del buio,
la vita si spezza come un filo antico,
mentre il cielo brucia di un rosso infinito.
Nacqui fratello, con una faccia stanca,
col falso sipario che chiude ogni scena,
e la prima assoluta è la morte che mena,
lasciando dietro solo una polvere bianca.
Il fulcro del lutto m’ha guidato a vita,
in una danza fatta di scie di luce,
dove il dolore mi rende in balia.
E fuochi fatui mi portano in pace,
mentre lasciarmi andare è una scusa
per chi non ha scampo, ma solo follia.
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7.
Un cecchino bambino, rapido e furente,
sparò a mio padre, e il tempo non parlò,
una vita si spezzò, e io non lo so,
se vivere è una condanna che mai si sente.
Nacqui fratello, con una doppia mente,
col falso sipario di un amore da sempre
inatteso, come un sogno che svanisce
al primo sole che in cielo scompare.
Il fulcro del lutto mi prese per mano,
mi trascinò a vita, nel vuoto eterno,
e i fuochi fatui furono il mio destino.
Scie nel buio, lasciano tracce di un inverno,
mentre lasciarsi andare è il cammino
che tutti percorrono, senza più ritorno.
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8.
Un cecchino bambino mi uccise, in verità,
sparò a mio padre, e il mondo si chiuse,
un passo senza ritorno, un fiume che sfuma
nel nulla, dove il cuore non si salva.
Nacqui fratello, separata da vita,
col falso sipario che cela il destino,
e la prima assoluta mai recitata,
mi spinse a un’esistenza senza respiro.
Il fulcro del dolore m’ha legato a vita,
e il lutto mi trascina in una danza cieca,
mentre scie di fuochi mi si avvolgono.
Lascio andare il peso, senza più memoria,
mentre il cielo mi osserva in silenzio,
come un ricordo che non ha storia.
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9.
Un cecchino bambino, rapido e crudele,
sparò a mio padre, e la vita si fermò,
nella mia memoria ogni giorno si dissolse
in un lampo di fuoco, in un attimo di gelo.
Nacqui fratello, l’ombra di un altro corpo,
col falso sipario che cela la verità,
e la prima assoluta mai interpretata,
di un lutto che non si può raccontare.
Il fulcro del lutto mi ha segnata a vita,
mi ha costretto a vivere il dolore eterno,
e fuochi fatui si accendono in me.
Le scie di un sogno mi portano lontano,
mentre lasciarsi andare è la fine stessa,
di chi ha troppo sofferto per restare.
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10.
Un cecchino bambino, con mano esperta,
sparò a mio padre, e il mondo crollò,
le ombre del cielo si fusero in un’erta,
e la vita si perse, come il vento che va.
Nacqui fratello, metà di un altro essere,
col falso sipario che non lascia speranza,
la prima assoluta che non ebbe danza,
mentre il lutto m’ha presa, senza potere.
Il fulcro del lutto m’ha chiuso a vita,
e il tempo mi trascina verso il niente,
mentre fuochi fatui mi osservano.
Scie nell’aria che non dicono niente,
mentre lasciarsi andare è il mio destino,
di chi ha imparato a vivere nel buio.
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Questi sonetti esplorano diverse sfumature, lievi spostamenti fra loro, mantenendo al centro il tema del lutto, del destino e delle scie di fuoco come metafore di un dolore profondo.