domenica 11 gennaio 2026

1829 – William Maxwell è l’ultimo marinaio inglese impiccato per sodomia.

La storia di William Maxwell, il marinaio inglese giustiziato nel 1829 per sodomia, non rappresenta solo il tragico destino di un uomo condannato a morte a causa del suo orientamento sessuale in un'epoca di severa repressione, ma è anche un simbolo di una lunga e dolorosa storia di discriminazione e persecuzione che ha colpito le persone omosessuali, specialmente in un periodo in cui la società britannica, influenzata dalla visione puritana e dalla morale cristiana, non tollerava alcuna deviazione dalla norma eterosessuale. Maxwell, come molti altri, divenne vittima non solo di un sistema giuridico che trattava l'omosessualità come un crimine da punire con la morte, ma anche di una cultura che considerava la sodomia come un atto tanto disonorevole da minacciare la stabilità della società e delle istituzioni.

Il contesto storico in cui avvenne la morte di Maxwell è di fondamentale importanza per comprendere non solo l'entità della sua condanna, ma anche l'ambiente sociale e culturale che alimentava tali pratiche punitive. La Gran Bretagna del XIX secolo, soprattutto durante il periodo vittoriano, era una nazione in cui la moralità cristiana e il concetto di purezza sessuale avevano un peso enorme. La società, rigida e patriarcale, considerava la sessualità come un atto sacro destinato esclusivamente alla procreazione all'interno del matrimonio, e qualsiasi deviazione da questa norma veniva vista come una minaccia per l'ordine e la stabilità della nazione. L'omosessualità, in particolare, veniva percepita non solo come un atto immorale, ma anche come un crimine che doveva essere estirpato con la massima severità.

Il "Buggery Act" del 1533, una delle prime leggi a introdurre punizioni così gravi per atti di sodomia, stabilì che il crimine di "sodomizzare" altre persone fosse punibile con la morte, e per secoli questa legge venne applicata in modo rigoroso. Sebbene nel corso dei secoli la percezione sociale dell'omosessualità sia cambiata, le leggi che la consideravano un crimine rimasero in vigore fino alla seconda metà del XIX secolo. L'influenza della Chiesa anglicana, che vedeva la sodomia come una violazione della legge naturale e divina, e la forte cultura puritana del periodo, contribuirono a mantenere in vita una visione della sessualità come qualcosa di rigidamente controllato e normato, soprattutto se non conforme alle aspettative sociali.

La Marina Reale Britannico, dove Maxwell prestava servizio, era una delle istituzioni più severe e disciplinate dell'epoca, e come tale non tollerava alcuna forma di comportamento che potesse compromettere la sua autorità e la sua gerarchia. La vita a bordo di una nave della Marina non era solo fisicamente ardua e isolata, ma implicava anche una rigida struttura di comando che imponeva a tutti i membri dell'equipaggio di conformarsi a un codice di condotta molto rigido. Il fatto che i marinai trascorressero lunghi periodi lontani da casa e dalle loro famiglie, lontani anche dalla presenza delle donne, rendeva inevitabile che si sviluppassero tra loro relazioni intime, spesso sessuali. Ma queste relazioni non venivano tollerate dalla società e, soprattutto, dalla Marina, che vedeva nella sodomia un comportamento non solo immorale, ma anche un atto di insubordinazione che minacciava l'ordine e la disciplina a bordo.

La sodomia, quindi, non veniva solo perseguita come un crimine sessuale, ma era vista come una minaccia diretta alla struttura stessa della Marina e della società. Le leggi dell'epoca non facevano distinzione tra atti consensuali tra adulti e abusi, e ciò rendeva la condanna a morte una realtà che poteva colpire chiunque fosse accusato di pratiche omosessuali. L'accusa di sodomia veniva spesso mossa senza una vera e propria prova, ma bastava una denuncia o un sospetto per innescare un processo che quasi invariabilmente portava alla condanna. In un contesto tanto repressivo, Maxwell, come tanti altri, visse nella paura costante di essere scoperto e punito. La sua esecuzione, che segna la fine della pena di morte per sodomia in Inghilterra, fu un tragico epilogo di una lunga serie di condanne che colpivano, soprattutto, i marinai e le persone che non si conformavano ai rigidi canoni della società.

Il caso di Maxwell, tuttavia, è importante non solo perché segna la fine della pena capitale per sodomia, ma anche perché evidenzia il contesto culturale e giuridico che ha reso possibile una tale atrocità. La visione della sessualità come qualcosa da controllare e reprimere non era limitata solo alla Gran Bretagna, ma aveva radici profonde in tutta l'Europa cristiana, dove l'omosessualità veniva trattata come una minaccia per l'ordine morale. L’omosessualità non solo era considerata un peccato, ma veniva anche associata alla degenerazione e alla perversione, e chi ne era accusato veniva visto come un pericolo per la salute sociale. La legge, come lo Stato, avevano il compito di mantenere l'ordine, e l'omosessualità veniva percepita come una deviazione che doveva essere punita in modo esemplare per evitare che si diffondesse. L’accusa di sodomia, quindi, non era solo una questione di moralità, ma una questione di potere.

Negli anni successivi alla morte di Maxwell, la pressione per rivedere le leggi sulla sodomia iniziò lentamente a crescere. Tuttavia, il cambiamento fu molto graduale e difficile. Nonostante le crescenti critiche verso il trattamento legale dell'omosessualità, la depenalizzazione della sodomia in Inghilterra sarebbe avvenuta solo nel 1967, con l’approvazione del "Sexual Offences Act", che depenalizzava l’omosessualità tra adulti consenzienti. Ma anche dopo la depenalizzazione, la discriminazione e la stigmatizzazione delle persone omosessuali continuarono per decenni, e le lotte per i diritti civili delle persone LGBTQ+ avrebbero raggiunto la loro piena visibilità solo negli anni '80 e '90, con movimenti di protesta e campagne per la parità di diritti.

La morte di Maxwell non fu quindi solo una fine, ma anche un inizio. Sebbene non fosse vissuto abbastanza a lungo per vedere il cambiamento, la sua esecuzione rappresentò un simbolo della lotta che avrebbe portato alla graduale, ma inarrestabile, evoluzione della società britannica verso una maggiore tolleranza e accettazione delle diversità sessuali. Il sacrificio di Maxwell e di tanti altri prima di lui rimane un monito sulla brutalità delle leggi contro l'omosessualità e sulla necessità di difendere la libertà individuale, la dignità e i diritti di tutti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. La sua morte, purtroppo, è stata una tragedia che ha avuto un impatto profondo, ma ha anche contribuito a scrivere una pagina importante della storia della lotta per i diritti civili, la quale, seppur lunga e difficile, ha portato alla visibilità e alla protezione legale delle persone LGBTQ+ in tutto il mondo.