Uno dei suoi racconti più inquietanti e disturbanti è Desire and the Black Masseur, pubblicato nel 1948 all’interno della raccolta One Arm and Other Stories. In questo breve ma potentissimo testo, Williams abbandona ogni moderazione per immergersi in una narrazione febbrile e ossessiva, in cui il desiderio, il dolore e la morte si fondono fino a diventare indistinguibili. Il racconto non è solo una storia di autodistruzione, ma una vera e propria parabola sull’espiazione e sulla dissoluzione dell’identità. È una storia che oscilla tra il realismo e il simbolismo, tra il gotico e il surreale, tra il corporeo e il trascendente, lasciando il lettore in uno stato di sconcerto e fascinazione.
Trama: un viaggio senza ritorno nella dissoluzione
Il protagonista del racconto è Anthony Burns, un uomo apparentemente ordinario, un commesso bianco di trent’anni che conduce un’esistenza anonima e priva di significato. Williams ce lo presenta sin dall’inizio come una figura evanescente, un uomo senza particolari qualità che sembra quasi un fantasma nel mondo che lo circonda. Non è il tipico outsider romantico delle sue opere teatrali, né un ribelle in cerca di redenzione: è, piuttosto, un uomo già sconfitto, che non cerca riscatto ma solo un modo per scomparire definitivamente.
Un giorno, senza una ragione precisa o un apparente scopo, Burns entra in un bagno turco. Questo luogo non è solo un setting narrativo, ma un vero e proprio spazio simbolico: è un ambiente sospeso tra realtà e allucinazione, un luogo in cui il corpo e la mente vengono trasformati dal calore, dal vapore e dal contatto fisico. Qui Burns incontra un massaggiatore nero, un uomo grande, silenzioso e imperscrutabile, che diventa immediatamente il destinatario del suo oscuro desiderio.
Ciò che segue non è una storia d’amore, né una semplice relazione sadomasochistica: è un rituale di autodistruzione in cui Burns si offre volontariamente alla violenza, cercando nel dolore una forma di purificazione. All’inizio, il massaggiatore lo manipola con la forza controllata del suo mestiere, ma ben presto Burns gli chiede di andare oltre, di infliggergli dolore vero, di superare ogni limite. Il massaggiatore, senza battere ciglio, asseconda la richiesta con la stessa impassibile professionalità con cui esercitava il suo lavoro.
Le percosse diventano sempre più brutali, e Burns le accoglie con una devozione quasi religiosa. La sua sofferenza non è una semplice espressione di masochismo: è una ricerca mistica, un tentativo di espiare una colpa indefinita, di dissolversi completamente in qualcosa di più grande di lui. La relazione tra i due uomini diventa così un’oscura danza della morte, una spirale di violenza e abbandono in cui il protagonista si consegna totalmente al suo carnefice.
Quando la direzione del bagno turco scopre ciò che sta accadendo, entrambi vengono espulsi. Ma il loro legame non si spezza, anzi si intensifica. Lontano da occhi indiscreti, la violenza cresce fino a raggiungere il suo apice: Burns viene percosso fino a essere ridotto in fin di vita. È a questo punto che pronuncia la sua ultima richiesta, la più estrema di tutte: chiede al massaggiatore di divorarlo. Non solo di ucciderlo, ma di annientarlo completamente, di assimilarlo nel suo corpo affinché nulla di lui possa sopravvivere.
Il massaggiatore esegue l’ordine senza esitazione. In un atto di cannibalismo rituale, consuma il corpo di Burns, lasciando dietro di sé solo le ossa, che poi si libera senza lasciare traccia. Dopo aver completato il suo compito, l’uomo sparisce, lasciando il lettore con una sensazione di vuoto e sgomento.
Analisi: colpa, espiazione e annientamento del sé
Desire and the Black Masseur non è un semplice racconto sulla violenza o sul desiderio: è una storia che tocca corde profonde, evocando temi religiosi e filosofici. Burns non è solo un uomo in cerca di dolore: è un individuo che desidera annientarsi, scomparire completamente. Non cerca la morte in senso tradizionale, ma una forma di dissoluzione assoluta, una cancellazione di sé che passa attraverso il corpo dell’altro.
Il massaggiatore, d’altro canto, non è solo un carnefice. Non prova piacere per la sofferenza che infligge, né sembra avere una motivazione personale. È una figura mitologica, un agente del destino, un esecutore di un rito antico e primitivo. La sua impassibilità lo rende ancora più inquietante: non è né sadico né misericordioso, ma semplicemente il mezzo attraverso cui il protagonista raggiunge il suo obiettivo finale.
Questa dinamica trasforma la storia in una sorta di parabola, un’allegoria oscura che richiama miti di sacrificio e di comunione. Il cannibalismo finale può essere letto come un atto di comunione perversa, in cui l’assimilazione del corpo diventa l’unico modo per completare il ciclo di espiazione. È un tema che richiama simbolismi religiosi, come il sacrificio eucaristico, ma che viene portato all’estremo in una visione che oscilla tra il mistico e l’orrorifico.
Le reazioni della critica: genio o eccesso?
Dalla sua pubblicazione, il racconto ha diviso la critica. Gore Vidal lo ha considerato una delle opere più straordinarie di Williams, lodandone la potenza evocativa e la capacità di spingersi oltre i limiti della narrativa tradizionale. Altri critici, come William H. Peden, lo hanno invece stroncato, definendolo un’allegoria pesante e poco efficace.
Harold Bloom ha sottolineato come Desire and the Black Masseur rappresenti un’estremizzazione dei temi tipici di Williams, portando il senso di colpa e di espiazione fino al punto di rottura. Reynolds Price, critico del New York Times, ha invece sottolineato il legame con il realismo magico latinoamericano, evidenziando come Williams, negli anni ’40 e ’50, fosse influenzato da una narrativa che mescolava esperienza personale e simbolismo surreale.
Un racconto che non smette di turbare
A distanza di decenni, Desire and the Black Masseur rimane uno dei racconti più inquietanti e affascinanti di Tennessee Williams. È una storia che sfida il lettore, lo mette a disagio e lo costringe a confrontarsi con la parte più oscura del desiderio umano. Non è un racconto che cerca di compiacere o di offrire risposte: è un viaggio senza ritorno in un abisso di colpa, espiazione e annientamento. Ed è proprio per questo che continua a esercitare un’attrazione irresistibile su chiunque osi addentrarsi nelle sue pagine.
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