venerdì 13 marzo 2026

Theda Bara: il volto oscuro di Hollywood

Immaginate di essere seduti in un cinema agli albori del XX secolo. Le luci si abbassano, la pellicola scorre con un fruscio ipnotico e, all’improvviso, sullo schermo appare una donna. Il volto è pallido, gli occhi sono ombre profonde, il corpo avvolto in veli trasparenti e ricami dorati. Il pubblico trattiene il respiro. È bellissima, ma non nel modo in cui lo sono le altre dive del cinema muto, con i loro sorrisi dolci e i boccoli perfetti. No, Theda Bara non è un angelo. È una strega, una sirena, una divinità pagana scivolata nel mondo degli uomini per giocare con le loro anime.

Il suo sguardo è una promessa e una minaccia. Non ha bisogno di muovere le labbra per far tremare un uomo. È il suo corpo a parlare, le mani che sfiorano l’aria come se stessero tessendo incantesimi invisibili. Nessuno ha mai visto nulla di simile. Il pubblico è conquistato. Gli uomini si innamorano e tremano, le donne la guardano con un misto di ammirazione e terrore.

È nata una leggenda.

Ma prima di essere Theda Bara, prima di diventare il simbolo della femme fatale, fu solo una ragazza di Cincinnati con il sogno di diventare qualcuno.

Nacque il 29 luglio 1885 (o forse il 1890, perché anche la sua età, come tutto il resto, sarebbe diventata un mistero) con il nome di Theodosia Burr Goodman. Era figlia di un sarto polacco, Bernard Goodman, e di una madre svizzera, Pauline de Coppett. La sua famiglia apparteneva alla borghesia ebraica della città, un ambiente solido, rassicurante, che nulla aveva a che vedere con il mondo oscuro e sensuale che un giorno l’avrebbe resa famosa.

Da bambina, Theodosia era diversa dalle sue coetanee. Mentre le altre ragazze sognavano matrimoni felici e vite tranquille, lei si perdeva tra i romanzi gotici e le storie di donne pericolose: Cleopatra, Salomè, Circe. Era affascinata dalle figure femminili che non si lasciavano addomesticare, dalle eroine tragiche che portavano gli uomini alla rovina con un solo sguardo.

Era una ragazzina con un senso innato per il melodramma. Recitava davanti allo specchio, inventava storie, si copriva con scialli e gioielli della madre per fingersi una regina dell’Antico Egitto o una strega medievale. Il palcoscenico la chiamava, e lei rispose senza esitazione.

Terminati gli studi, si trasferì a New York per inseguire il sogno della recitazione. Per un breve periodo tentò la strada del teatro, usando il nome Theodosia de Coppett, che suonava più aristocratico. Ma il teatro non era il suo destino. Il cinema, invece, sì.

Nel 1914, il destino le fece incontrare William Fox, il magnate della Fox Film Corporation. Fox capì immediatamente che Theodosia Burr Goodman non era un nome adatto a una star del cinema. La trasformazione iniziò da lì: le serviva un nome evocativo, esotico, magnetico.

Così nacque Theda Bara.

Ma non bastava un nome. Serviva una storia. E così, Fox e il suo ufficio stampa crearono un passato leggendario: Theda Bara non era americana. No, era nata in Egitto, ai piedi delle piramidi, figlia di un principe arabo e di una strega francese. Aveva trascorso l’infanzia tra misteriosi riti pagani, aveva studiato la magia e la seduzione nei templi segreti di Alessandria.

L’America dell’epoca, puritana e morbosamente attratta dall’esotismo, impazzì. I giornali pubblicavano storie su di lei come fosse un essere sovrannaturale. Dicevano che possedeva talismani magici, che conosceva segreti antichi, che uomini potenti erano caduti ai suoi piedi solo per essere poi distrutti.

Ovviamente, nulla di tutto ciò era vero. Ma Theda non fece nulla per smentire quelle storie. Anzi, vi si calò con intelligenza e carisma. Parlava poco con i giornalisti, posava in fotografie in cui appariva circondata da teschi, candele, simboli arcani. Il mistero era il suo abito più prezioso.

Il film che la consacrò fu A Fool There Was (1915). La trama era semplice: una donna fatale seduce un uomo rispettabile e lo trascina nella rovina. Ma non era la storia a fare la differenza: era lei.

Theda Bara non recitava nel senso tradizionale del termine. Lei ipnotizzava. Il suo volto, sottolineato da un trucco pesante che esaltava gli occhi enormi, era una maschera di seduzione e pericolo. Le sue mani si muovevano con una grazia inquietante, il corpo sembrava quasi danzare tra un’inquadratura e l’altra.

Il pubblico non aveva mai visto nulla di simile. E la parola "vamp" – abbreviazione di "vampire" – divenne sinonimo del suo personaggio.

Negli anni successivi, Theda interpretò una serie di ruoli che ne cementarono il mito: Cleopatra, Salomè, Messalina. Sempre femme fatale, sempre portatrice di distruzione.

Il punto più alto della sua carriera fu Cleopatra (1917), un film colossale per l’epoca. I costumi di Theda erano scandalosi, composti quasi esclusivamente da gioielli e veli impalpabili. Il pubblico era affascinato e scandalizzato.

Ma il tempo non perdona nessuno.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, il pubblico cambiò gusti. Voleva donne moderne, fresche, indipendenti. Le femme fatale sembravano appartenere a un’epoca ormai superata.

Nel 1919, un incendio devastò gli archivi della Fox, distruggendo la maggior parte dei suoi film. L’immagine di Theda Bara iniziò a svanire.

Tentò di reinventarsi, ma il pubblico non la voleva diversa. Lei era la Vamp, e nulla di più. Dopo qualche insuccesso, si ritirò a vita privata. Nel 1926 sposò il regista Charles Brabin e lasciò Hollywood per sempre.

Morì il 7 aprile 1955, dimenticata dai più.

Oggi, di Theda Bara sopravvivono pochissimi film. La maggior parte della sua opera è andata perduta. Eppure, il suo volto è ancora qui: in fotografie, in illustrazioni, nei riferimenti culturali che riecheggiano la sua immagine.

Non è mai diventata un’icona pop come altre dive del cinema muto, eppure la sua ombra è più forte di molte presenze tangibili. È stata la prima vera dark lady di Hollywood, la prima a comprendere il potere del mistero, la prima a usare il suo corpo come un’arma estetica, un messaggio, un sigillo magico.

Forse, dopotutto, la Fox non aveva torto. Forse Theda Bara non era nata a Cincinnati. Forse era davvero una creatura di un altro mondo, un’illusione fuggita dalle pagine di un libro proibito.

Perché, come tutte le leggende, Theda Bara non è mai morta. È semplicemente tornata nell’ombra da cui era venuta.


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