giovedì 5 marzo 2026

la tetra...

La tetra morte avvolge il mondo intero,
col suo sudario greve e senza pace;
un manto tessuto d'inganni e cenere,
e dita ossute mescolano il fato.
I tarocchi si spezzano nel vuoto,
un gioco oscuro di massacri e lame.

La terra geme sotto passi lenti,
e lapilli di pianto e sangue sparge.
Nel buio profondo dei crepacci stanchi
si annida il nero d’un dolore eterno,
l’urlo soffocato d’umanità smarrita,
strangolata dalla vergogna antica.

Il vento, carico di veleni e storia,
trascina il fetore dei forni spenti,
il tanfo greve delle fosse scure,
mentre strisciano ombre in uniforme,
fantasmi neri scolpiti nell’odio,
golem che calpestano la giustizia.

Sopra le teste, il cielo si dissolve:
non più spazio, ma un’urna di metallo,
senza luce né stelle a far da guida.
Le nuvole, catrame d’orizzonte,
grondano acido e marciscono i campi.
Il sole, cieco, si nasconde al mondo,
la luna pallida resta testimone.

Le città giacciono come scheletri,
mausolei vuoti di pietra e polvere;
le strade sono ombre senza pace,
e i muri raccontano tradimenti.
Le finestre, nere come orbite vuote,
scrutano il nulla e i silenzi pesanti,
mentre il vento geme tra porte aperte.

Il tempo si ferma, un lago di sangue,
ristagna immobile, fetido e muto.
Ogni istante si dilata in agonia,
ogni respiro schiaccia il petto e l’anima.
Nulla sopravvive tranne il passato,
il suo odore greve di crimine eterno.

Così nel crepuscolo senza fine
restiamo in attesa, fermi e senza voce:
attesa del crollo, dell’annientamento,
o forse d’un grido che spezzi il silenzio,
annunciando la fine della notte
o il trionfo definitivo del buio.



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