“Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni” è una mostra che si propone di ripercorrere la rappresentazione del notturno nell’arte e nel pensiero dal Seicento ai giorni nostri, attraversando modalità espressive e riflessioni che toccano la scienza, la tecnica, l’immaginazione poetica e la visione artistica pura.
Allestita fino al 1° marzo 2026, la mostra si inserisce nel solco tematico dell’attuale stagione espositiva della GAM chiamata Terza Risonanza, un palinsesto curatoriale che esplora le relazioni tra incanto, sogno e inquietudine. Questo progetto curatoriale intreccia mostre temporanee, collezioni e percorsi di approfondimento, con l’intento di offrire un’esperienza complessa e stratificata al visitatore.
La curatela è affidata a Fabio Cafagna ed Elena Volpato, che hanno concepito il percorso come un’indagine cronologica e tematica sulla notte, vista non più solo come assenza di luce ma come spazio di ambiguità, di rivelazione, di incertezza e di senso. La mostra riunisce circa cento opere provenienti da prestigiose istituzioni europee e dalle collezioni della GAM stessa, costruendo una narrazione che mette in dialogo epoche, stili e linguaggi differenti.
Il percorso espositivo si apre con una sezione dedicata alle origini del rapporto tra la notte e la conoscenza visiva, in cui l’osservazione scientifica si intreccia alla rappresentazione artistica. È in questo contesto che emergono figure fondamentali come Galileo Galilei e Maria Clara Eimmart. Il celebre Sidereus Nuncius di Galileo, pur non essendo un “dipinto”, costituisce un riferimento concettuale essenziale: esso rappresenta il primo tentativo sistematico di raffigurare la superficie lunare e il cielo stellato, inaugurando una nuova relazione tra immagine e osservazione empirica.
In dialogo con queste indagini si collocano opere di pittori e scultori come Johann Carl Loth, Giuseppe Antonio Petrini, Pietro Ricchi e Antonio Canova, che reinterpretano la notte attraverso combinazioni di luce artificiale e naturale, chiaroscuro profondo e tensioni espressive. In questi lavori la notte è ancora terreno di esplorazione: si tratta di una frontiera per la tecnica pittorica e per la rappresentazione dello spazio, in cui la luce diventa elemento narrativo e simbolico.
Questa prima parte dell’esposizione pone lo spettatore dinanzi a una notte che non è ancora dominata da sentimenti romanticamente introspettivi, ma incarnata come sfida: comprendere e rendere visibile l’invisibile. Qui si gioca la dialettica originaria tra scienza e arte, tra il rigore dell’osservazione e la potenza dell’immaginazione.
Superata la soglia del Seicento, la mostra procede verso il Romanticismo e il Simbolismo dell’Ottocento, momenti in cui la notte si carica di intensità emotiva e riflessioni interiori. In questa fase storico-culturale la notte non è più solo un fenomeno naturale da osservare: diventa metafora di stati d’animo, di inquietudini, di simboli esistenziali.
Tra i protagonisti di questa parte del percorso figurano artisti come Victor Hugo, Odilon Redon, Franz von Stuck e František Kupka, le cui opere rappresentano notti popolati da visioni, sogni e metamorfosi psicologiche. Il buio qui si fa spazio dell’anima, terreno mobile dove le figure sembrano affiorare e svanire nel chiaroscuro.
Lo slancio verso il Novecento porta il percorso verso un livello di astrazione e di onirismo ancora più profondo. Artisti come Marc Chagall, Jackson Pollock e Joseph Cornell interpretano la notte come spazio di immaginazione trascendente, dove i confini tra realtà e sogno si dissolvono. In queste sale le opere emergono come costellazioni di significati: simboli, forme, colori e segni che sembrano rispondere all’impulso di una notte interiorizzata, che si fa immagine psichica oltre che naturalistica.
La mostra prevede un’ampia sezione dedicata alla storia dell’arte italiana del Novecento, dove la notte è declinata secondo sensibilità stilistiche diverse: dal simbolismo alle avanguardie, dalla metafisica alle esperienze astratte. Figure come Alberto Martini, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio e Felice Casorati testimoniano come l’immagine notturna, nelle sue atmosfere sospese e enigmatiche, diventi veicolo di significati simbolici profondi, legati alla memoria e alla visione metafisica.
La convivenza di forme artistiche così diverse consente al visitatore di percepire la notte non come un singolo genere figurativo, ma come orizzonte di possibilità espressive, capace di assumere di volta in volta significati differenti – esistenziali, cosmici, simbolici.
Già nella seconda metà del Novecento e nei decenni successivi si assiste a un allargamento del campo visivo: artisti come Wenzel Hablik e Giulio Paolini dialogano con le intuizioni formali del futurismo di Giacomo Balla e Luigi Russolo, introducendo elementi di dinamismo e di relazione con lo spazio cosmico.
La parte conclusiva della mostra si concentra sulla visione contemporanea del notturno e delle sue implicazioni cosmiche. Qui emergono opere di artisti come Vija Celmins e Thomas Ruff, che reinterpretano la notte come campo di risonanze visive e concettuali. Le superfici stellate, le immagini del cosmo e le strutture visive astratte invitano lo spettatore a confrontarsi con il senso dell’infinito e con l’idea che la notte sia paesaggio dell’immaginazione globale.
Questo segmento finale non guarda all’oscurità come pura assenza, ma come vero e proprio “luogo” di esperienza estetica: un teatro di visioni che trascendono il quotidiano per aprirsi a domande sull’essere, sulla percezione, sulla relazione tra l’uomo e l’universo.
A corredo della mostra è stato pubblicato un catalogo edito da Corraini Edizioni, con saggi dei curatori e contributi di storici dell’arte e studiosi che offrono strumenti critici per comprendere la complessità del tema. L’opera non si limita alla mera documentazione delle opere esposte, ma approfondisce il significato del notturno nella cultura visiva occidentale, dalla scienza alla poesia, dall’indagine tecnica alla creazione simbolica.
“Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni” è un progetto espositivo che invita a guardare la notte con occhi diversi. Non come semplice assenza di luce, ma come spazio denso di senso, teatro di confluenze tra scienza e visione, emozione e ragione, memoria e sogno. Attraverso cinque secoli di immagini e pensieri, la mostra propone una narrativa stratificata e in continua trasformazione, in cui la notte diventa specchio della complessità dell’esperienza umana stessa.