giovedì 29 gennaio 2026

Hilma af Klint: la visionaria incompresa che anticipò l'astrattismo


Nel 1986, un incontro casuale con la storia cambiò per sempre la percezione dell'arte moderna. Un contadino svedese, durante una routine quotidiana di manutenzione e lavori di ristrutturazione nella casa di campagna che aveva recentemente ereditato, si imbatté in una scoperta che avrebbe sconvolto non solo la sua vita, ma il corso stesso della storia dell’arte. Mentre ispezionava il seminterrato della vecchia casa, alla ricerca di cose da vendere o da sistemare, qualcosa catturò la sua attenzione: delle casse di legno, grandi e pesanti, disposte in un angolo buio, coperte da uno strato di polvere e ragnatele. Senza sapere cosa aspettarsi, mosso da una curiosità quasi ancestrale, decise di aprirle. E fu un gesto che, in apparenza banale, avrebbe dato il via a una rivelazione sconvolgente. Quando la cassa si aprì, il suo sguardo si trovò di fronte a un’enorme quantità di dipinti, accuratamente conservati, ma assolutamente insoliti. Oltre mille opere, molte delle quali di dimensioni straordinarie, decoravano i lati delle casse. Le tele erano piene di simboli arcani, forme geometriche complesse e colori intensi che sfidavano ogni convenzione dell’arte del tempo. Sembravano provenire da un altro mondo, o da un futuro troppo lontano per essere compreso.

Il contadino, perplesso e confuso, cercò di capire cosa avesse davanti. Non riusciva a decifrarne il significato. Come qualsiasi persona comune, si rivolse a un vicino, forse sperando che lui, con maggiore esperienza o conoscenza, potesse aiutarlo a dare un nome a quelle misteriose opere. Ma il vicino, anch'egli semplice uomo di campagna, non riuscì a dargli una risposta soddisfacente. Le opere gli sembravano strane e incomprensibili. I due uomini, senza sapere cosa pensare, cominciarono a ipotizzare che quei dipinti potessero essere parte di qualche grande scenario teatrale dimenticato nel tempo, o che forse, in modo più preoccupante, fossero beni di contrabbando occultati nel seminterrato per scopi ignoti. Quella possibilità li lasciava perplessi, ma non avevano altra spiegazione.


Un po’ più informato e curioso, il vicino suggerì che forse fosse il caso di contattare un amico che lavorava in un museo. L'uomo, sentendo parlare di dipinti misteriosi e di arte sconosciuta, accettò di dare un’occhiata. Dopo aver esaminato la situazione, il direttore del museo chiese se le opere fossero firmate. Il vicino, senza esitazioni, rispose: "Sì, nell’angolo c’è scritto Hilma af Klint". Quello che doveva sembrare un nome sconosciuto per molti, suscitò immediatamente un'attenzione particolare da parte degli esperti. La curiosità salì alle stelle: chi era Hilma af Klint, e perché nessuno ne aveva mai parlato prima? Questo fu il punto di partenza per una scoperta che, una volta fatta, sarebbe cambiata la storia dell'arte per sempre.

Nel giro di pochi giorni, il Museo d’Arte di Stoccolma annunciò al mondo una scoperta sconvolgente: le opere di Hilma af Klint erano, senza ombra di dubbio, una delle più straordinarie collezioni di arte astratta mai trovate. Questi dipinti non erano solo fuori dal comune per la loro composizione, ma per il fatto che erano stati realizzati ben prima che i grandi nomi dell'astrattismo, come Wassily Kandinsky, Kazimir Malevich e Piet Mondrian, avessero cominciato a teorizzare o a mettere in pratica la pittura astratta. Il corpo di lavoro che emerse dalla scoperta conteneva oltre mille dipinti, disegni e saggi teorici, tutti realizzati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, un periodo in cui l'astrazione nell'arte sembrava ancora impensabile. Le opere di Hilma af Klint erano caratterizzate da forme geometriche, linee delicate, sfumature di colori puri e potenti che trasmettevano emozioni forti e misteriose. Erano tele che non cercavano di rappresentare il mondo visibile, ma cercavano di cogliere l’essenza invisibile della realtà, di quelle leggi sottili che governano il cosmo, la vita e la morte. In quel momento, gli storici dell’arte e i critici si resero conto che Hilma af Klint aveva anticipato di decenni le tendenze che avrebbero caratterizzato i principali movimenti di avanguardia del ventesimo secolo. Ma la vera domanda che emerse, non appena venne alla luce l’identità dell’artista, fu: come mai nessuno conosceva Hilma af Klint?

Per rispondere a questa domanda, bisogna fare un passo indietro e guardare alla sua vita, alle sue esperienze e alle sue convinzioni. Hilma af Klint nacque a Stoccolma nel 1862, in una famiglia che, sebbene non appartenente all’aristocrazia, nutriva un forte interesse per la cultura e la scienza. Suo padre era un matematico appassionato, con una vasta biblioteca da cui Hilma attingeva continuamente per alimentare la sua mente curiosa. Da bambina, si dedicò alla lettura di libri di geometria, scienze naturali e arte, sviluppando una visione del mondo che combinava la razionalità scientifica con il mistero dell’universo spirituale. A soli venti anni, Hilma entrò all’Accademia Reale di Belle Arti di Stoccolma, una delle poche scuole di formazione artistica che ammetteva donne, e lì cominciò a farsi un nome come pittrice. All’inizio la sua produzione artistica era convenzionale: dipingeva ritratti e paesaggi realistici, opere che vendeva facilmente e che le permettevano di guadagnarsi da vivere. Tuttavia, benché le sue opere tradizionali le avessero garantito una certa notorietà, Hilma non si sentiva appagata artisticamente. Sentiva che la pittura tradizionale non fosse abbastanza per esprimere le sue visioni, per raccontare ciò che sentiva pulsare dentro di sé.


In quegli anni, il mondo era scosso da una serie di scoperte scientifiche straordinarie, come la scoperta dei raggi X e delle onde elettromagnetiche. Questi eventi, che sembravano dissolvere le barriere tra materia e immateriale, la colpirono profondamente. L’idea che l’uomo fosse in grado di percepire realtà al di là dei limiti fisici, che l’invisibile potesse essere percepito attraverso tecnologie avanzate, la ispirò a pensare a mondi e piani di esistenza diversi. La scienza e lo spiritualismo si intrecciavano in modo affascinante in quel periodo storico, e Hilma cominciò a esplorare queste dimensioni attraverso la partecipazione a sedute spiritiche. Durante queste sedute, sperava di entrare in contatto con l’anima della sua amata sorella defunta. Sebbene non riuscisse mai a stabilire una connessione con il mondo spirituale come avrebbe voluto, quelle esperienze le aprirono la mente verso nuove forme di pensiero e di espressione artistica.

Era in questo periodo che Hilma fondò un gruppo di sei donne, con cui si riuniva ogni venerdì per praticare l'evocazione di spiriti e l’arte automatica. Le sue sedute spiritiche non erano solo una ricerca spirituale, ma anche una pratica artistica, in cui la pittura e la poesia venivano lasciate scorrere liberamente, senza controllo razionale, in un flusso ininterrotto di emozioni e intuizioni. Questi esperimenti anticipavano di decenni le pratiche che avrebbero caratterizzato il movimento surrealista, ma per Hilma non si trattava solo di una tecnica, bensì di una via per esprimere una visione profonda e complessa dell’universo. Combinando il simbolismo spirituale con la geometria, che fin dalla sua infanzia era stata un linguaggio naturale per lei, Hilma cominciò a creare opere di una bellezza quasi ultraterrena. Forme astratte, simboli misteriosi e sequenze di linee e colori che cercavano di evocare il movimento delle forze cosmiche.

Con il passare degli anni, però, la sua paura di compromettere la sua carriera artistica tradizionale crebbe. Decise, quindi, di condurre una doppia vita, nascondendo la sua arte astratta dal pubblico. Da una parte, continuò a dipingere ritratti e paesaggi, lavori che le permettevano di mantenere una reputazione stabile e di garantirsi la sicurezza finanziaria, ma dall’altra si rifugiò nella sua casa di campagna, dove poté esprimere liberamente la sua arte più innovativa e personale. Le sue opere astratte venivano accuratamente conservate e sigillate, destinate a rimanere segrete fino alla sua morte. In effetti, nel suo testamento, Hilma stabilì una clausola sorprendente: le casse contenenti i suoi dipinti dovessero rimanere chiuse per vent’anni dopo la sua morte. Perché fece questa scelta? Forse, come molti artisti che sentono che la loro arte è troppo avanzata per il proprio tempo, credeva che il mondo non fosse ancora pronto per la sua visione. O forse sentiva che quella pittura astratta fosse troppo personale, troppo intima per essere condivisa pubblicamente. Non ci sono spiegazioni dirette nel suo testamento, ma la sua scelta rimane uno degli aspetti più misteriosi della sua biografia.


Il destino, però, aveva altri piani. Quando il suo nipote Erik, incaricato di custodire le opere, morì prematuramente, la clausola di Hilma venne ignorata. Le sue opere rimasero sigillate per più di vent'anni, fino a quando il contadino svedese non fece la straordinaria scoperta nel seminterrato. La sua arte, così avanguardista e incomprensibile per il pubblico dell’epoca, venne finalmente riconosciuta per ciò che era: un capolavoro incompleto, eppure magnifico. Nel contesto artistico degli anni Ottanta, quando le avanguardie storiche erano ormai assimilate e l’arte stava iniziando a prendere strade nuove e imprevedibili, Hilma af Klint divenne una figura fondamentale, riscoperta come la madre di tutti gli avventurieri dell’astrattismo. La sua arte, che si nutriva della scienza, della geometria e dello spiritualismo, ha ispirato e continua a ispirare le nuove generazioni di artisti, confermando il suo posto come una delle figure più rivoluzionarie e affascinanti nella storia dell’arte moderna.

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