mercoledì 28 gennaio 2026

rileggendo Hermann Hesse


Gli alberi sono creature di una nobiltà immutabile, essenze che condensano in sé il mistero del mondo. Nulla in loro è superfluo, nulla è casuale: ogni radice affondata nel cuore della terra, ogni ramo teso verso l’infinito, racconta una storia di equilibrio e perseveranza. Sono monumenti viventi di una saggezza antica, custodi silenziosi di leggi che precedono e superano l’uomo. Li osservo con devozione, riconoscendo in essi una forza primordiale che sfugge al linguaggio, un potere che si manifesta senza clamore. Quando vivono in boschi fitti, sembrano un respiro collettivo della terra, una massa pulsante che si estende come un unico organismo. Ogni albero, pur distinto, si fonde con i suoi fratelli, componendo una sinfonia invisibile che attraversa la materia e lo spirito.

Nella loro solitudine, tuttavia, gli alberi raggiungono una dimensione ancora più sublime. Staccati dalla moltitudine, rivelano la loro natura più autentica, la loro capacità di esistere come individui assoluti. In questo isolamento non c’è fragilità, ma forza. Gli alberi solitari non cercano conforto, non rifuggono il mondo: lo affrontano, lo sfidano, erigono sé stessi contro il cielo come testimoni di un ordine superiore. Ogni fibra del loro corpo si dedica interamente a questa missione: radicarsi profondamente e slanciarsi verso l’alto, unendo terra e cielo in un atto di pura affermazione. La loro bellezza non si piega ai canoni umani; è una bellezza essenziale, inevitabile, che si sprigiona dalla fedeltà assoluta alla propria natura.

La loro esistenza è un dialogo silenzioso con le forze primigenie. Le radici, affondate nell’oscurità della terra, sono un ponte verso ciò che è nascosto, un legame con il lato invisibile della creazione. I rami, slanciati verso l’alto, si offrono alla luce, al vento, all’immensità del cielo. Questo dualismo non crea conflitto: è un equilibrio perfetto, una danza perpetua tra ciò che è nascosto e ciò che si manifesta. Ogni movimento delle loro fronde, ogni stormire delle foglie, sembra seguire una partitura segreta che solo loro conoscono.

Gli alberi non si perdono nell’indefinito; vivono immersi nell’infinito senza venirne travolti. La loro forza risiede nella capacità di mantenere una direzione, un senso. Ogni albero è un atto di resistenza contro il caos, una dimostrazione che l’ordine e l’armonia possono esistere anche nelle condizioni più ostili. Il vento può piegarli, la pioggia può martellarli, eppure essi restano. Ogni albero, forte e fiero, si erge come un poema vivente, una narrazione silenziosa di forza, bellezza e fedeltà.

Il loro silenzio è eloquente, una forma di eloquenza che non ha bisogno di parole. Non chiedono di essere ascoltati, eppure ogni fibra del loro essere parla. Non cercano di essere visti, eppure la loro presenza si impone con una potenza che trascende lo sguardo. Gli alberi non conoscono la menzogna, non deviano mai dalla loro essenza. Ogni istante della loro esistenza è un passo verso la realizzazione di un destino inscrutabile ma inevitabile.

Osservare un albero significa confrontarsi con una verità che l’uomo ha dimenticato. Essi non esitano, non tradiscono sé stessi, non si allontanano mai dalla legge che li guida. In questo sono un modello di perfezione, una testimonianza della possibilità di vivere in armonia con ciò che si è. Gli uomini, con le loro incertezze e contraddizioni, potrebbero imparare molto da questi giganti silenziosi.

Gli alberi sono più che simboli; sono realtà che si fanno metafora. Ogni tronco, ogni radice, ogni foglia è un frammento di un discorso infinito che lega il mondo visibile a quello invisibile. Sono un invito a guardare oltre, a percepire l’ordine nascosto che regge l’universo. La loro forza, la loro bellezza, il loro silenzio non sono altro che manifestazioni di un principio eterno e immutabile. Nell’albero si trova il respiro della terra e il sogno del cielo, la solidità del passato e la promessa dell’eternità. Sono monumenti alla vita, al tempo, all’infinito.