martedì 16 giugno 2026

Jole de Sanna

La vicenda intellettuale di Jole de Sanna rappresenta uno di quei casi, non infrequenti nella storia della cultura italiana, in cui il valore di una figura appare inversamente proporzionale alla sua notorietà pubblica. Più il tempo passa, infatti, più emerge con chiarezza quanto il suo contributo alla critica e alla storia dell'arte del secondo Novecento sia stato originale, rigoroso e anticipatore, mentre continua a permanere una conoscenza limitata della sua opera al di fuori degli ambienti specialistici. Si tratta di un paradosso solo apparente. De Sanna apparteneva infatti a quella categoria di intellettuali che hanno costruito la propria autorevolezza non attraverso la ricerca del consenso o della centralità mediatica, ma mediante un lavoro costante, paziente e profondamente coerente di studio, insegnamento, confronto con gli artisti e partecipazione diretta alla vita culturale del proprio tempo. Guardare oggi alla sua esperienza significa confrontarsi con un modello di critica d'arte che sembra provenire da un'altra stagione culturale. Una stagione nella quale il critico non era semplicemente un commentatore delle opere, un mediatore tra il pubblico e il sistema dell'arte o un interprete delle mode del momento, ma un soggetto attivo della ricerca artistica, un interlocutore degli artisti, un costruttore di relazioni culturali e un protagonista della riflessione teorica. Nel caso di Jole de Sanna questa funzione assume un significato ancora più profondo, perché la sua attività non si è mai limitata all'analisi estetica delle opere, ma ha sempre cercato di coglierne le implicazioni filosofiche, storiche e antropologiche, restituendo all'arte quella complessità che troppo spesso viene sacrificata alle esigenze della comunicazione e del mercato. La prima impressione che emerge dalle testimonianze di quanti l'hanno conosciuta riguarda il suo carattere. Jole de Sanna possedeva una qualità sempre più rara negli ambienti culturali: una naturale autorevolezza priva di qualsiasi volontà di dominio. Non aveva bisogno di occupare il centro della scena per essere ascoltata. La sua presenza era discreta, il tono della conversazione misurato, i giudizi ponderati, ma dietro questa apparente pacatezza si nascondeva una straordinaria forza intellettuale. Era una donna capace di sostenere le proprie idee con fermezza, senza mai trasformare il confronto culturale in una lotta di vanità personali. Questo aspetto assume un valore particolare se si considera il contesto storico nel quale si trovò a operare. Il mondo dell'arte italiana tra gli anni Settanta e i primi anni Duemila fu attraversato da profonde trasformazioni, da conflitti teorici, da nuove tendenze e da inevitabili competizioni personali. De Sanna partecipò pienamente a quella stagione, senza però lasciarsi trascinare dalle dinamiche più superficiali del sistema artistico. La sua attenzione rimase costantemente rivolta alle opere, agli artisti, alle idee e ai problemi che riteneva davvero significativi. In questo senso appare particolarmente illuminante il ritratto che ne ha lasciato Lea Vergine, una delle maggiori critiche d'arte italiane del Novecento. Le sue parole non descrivono soltanto una studiosa competente, ma una personalità quasi fuori dal tempo, animata da una curiosità inesauribile e da una capacità di entusiasmo che sembrava non diminuire mai. Vergine ricorda una donna capace di emozionarsi davanti alla scoperta di un documento, di un dettaglio, di un collegamento inatteso, e di condividere quella gioia con gli altri attraverso un racconto appassionato. È un ricordo che permette di comprendere un aspetto fondamentale della personalità di de Sanna. La sua ricerca non nasceva da un semplice dovere professionale, ma da una necessità interiore. Studiare significava per lei entrare in relazione con le opere e con gli artisti, cercare di comprendere il loro pensiero, ricostruire le connessioni invisibili che attraversano la storia dell'arte. Da questo punto di vista la sua attività critica può essere considerata una forma di partecipazione esistenziale prima ancora che una professione. Questa partecipazione, tuttavia, non degenerò mai in sentimentalismo. Al contrario, uno degli aspetti più sorprendenti della sua opera consiste proprio nella capacità di mantenere un equilibrio tra coinvolgimento personale e rigore metodologico. Jole de Sanna amava profondamente gli artisti di cui si occupava, ma non rinunciava mai alla precisione dell'analisi, alla verifica delle fonti, al confronto con i documenti e con il contesto storico. La sua formazione culturale e il suo temperamento intellettuale la portarono infatti a sviluppare un metodo di lavoro estremamente rigoroso. Ogni interpretazione nasce da una lunga sedimentazione di letture, confronti e verifiche. Ogni intuizione è sostenuta da un'attenta ricostruzione delle vicende storiche e culturali. Ogni giudizio cerca di tenere insieme il dato materiale dell'opera e il sistema teorico che l'ha generata. Questa attitudine si riflette perfettamente nella sua scrittura. Le pagine di de Sanna non conoscono l'enfasi retorica né il gusto dell'effetto spettacolare. La lingua è asciutta, essenziale, precisa. Ogni parola sembra avere una funzione specifica all'interno del ragionamento. Non esistono digressioni gratuite né compiacimenti stilistici. Eppure questi testi non risultano mai freddi. Al contrario, sono attraversati da una tensione continua che deriva dalla partecipazione autentica dell'autrice ai problemi che affronta. Leggere i suoi saggi significa entrare in un laboratorio di idee nel quale il pensiero si sviluppa progressivamente attraverso osservazioni, confronti e rimandi. Le conclusioni non vengono imposte al lettore, ma costruite passo dopo passo, seguendo il filo di un ragionamento che cerca continuamente nuove verifiche e nuovi approfondimenti. Una caratteristica particolarmente significativa della sua attività consiste nella straordinaria coerenza del percorso di ricerca. Jole de Sanna non fu una studiosa dispersiva. Pur affrontando artisti, movimenti e problemi differenti, il suo lavoro appare attraversato da alcune questioni fondamentali che ritornano costantemente nel corso degli anni. Tra queste occupano un posto centrale il rapporto tra idea e forma, la natura dello spazio artistico, il significato della materia, il ruolo della scultura, il dialogo tra tradizione e contemporaneità, il rapporto tra teoria e pratica artistica e la necessità di superare le tradizionali divisioni tra i diversi linguaggi espressivi. Ogni nuovo libro rappresenta quindi una tappa di un percorso più ampio. Ogni saggio aggiunge un elemento a una costruzione teorica destinata a svilupparsi nel tempo. Non esistono cesure nette o cambiamenti improvvisi di prospettiva. Piuttosto, il pensiero di de Sanna cresce per approfondimenti successivi, tornando continuamente sugli stessi problemi per osservarli da punti di vista differenti. Questa struttura raggiunge uno dei suoi risultati più significativi nel volume Forma. L'idea degli artisti 1943-1997. Più che un semplice libro di storia dell'arte, esso appare come una grande mappa concettuale del secondo Novecento artistico. Attraverso il dialogo tra forma e idea, de Sanna costruisce una lettura personale della contemporaneità che rifiuta le classificazioni troppo rigide e le periodizzazioni schematiche. L'arte viene osservata come un organismo vivente, attraversato da continuità profonde e da improvvise trasformazioni. Gli artisti non sono semplicemente inseriti in scuole o movimenti, ma vengono analizzati nella specificità della loro ricerca, mettendo in evidenza affinità e differenze, influenze reciproche e sviluppi autonomi. Uno degli aspetti più interessanti del volume riguarda il rapporto instaurato con gli stessi artisti. De Sanna non parla mai al loro posto. Al contrario, concede ampio spazio alle loro parole, ai loro scritti, alle loro dichiarazioni teoriche. Il critico non sostituisce la voce dell'artista, ma dialoga con essa. Questa modalità di lavoro attraversa tutta la sua produzione. Le opere vengono analizzate insieme ai testi dei loro autori, alle lettere, ai manifesti, alle interviste, alle testimonianze dirette. Ne deriva una critica profondamente rispettosa della complessità del fenomeno artistico e capace di restituire la ricchezza delle diverse prospettive coinvolte. Lo stesso metodo caratterizza gli studi dedicati a Medardo Rosso. Il libro su questo straordinario artista non rappresenta una semplice monografia, ma una riflessione complessiva sulla nascita dello spazio moderno. De Sanna comprende che Rosso non può essere ridotto alla figura di uno scultore innovativo. Egli rappresenta invece un momento decisivo nella trasformazione dell'intera concezione dello spazio artistico. Lo spazio smette di essere il contenitore delle forme per diventare esso stesso materia dell'opera. L'antica distinzione tra oggetto e ambiente perde progressivamente significato. L'opera modifica il luogo in cui si trova e, nello stesso tempo, viene modificata dalla relazione con lo spazio circostante. Questa intuizione costituisce uno dei fili conduttori dell'intera ricerca di de Sanna e trova uno sviluppo particolarmente importante negli studi dedicati a Lucio Fontana. Il volume su Fontana rappresenta infatti un ulteriore passo avanti nella riflessione sul rapporto tra materia, spazio e concetto. De Sanna ricostruisce con straordinaria attenzione il percorso dell'artista, dagli esordi fino alla maturità dello Spazialismo, mostrando come le diverse esperienze si organizzino progressivamente attorno a un principio unificante. Materia e spazio non sono elementi separati. Il concetto nasce dal loro rapporto dinamico. L'opera non rappresenta qualcosa di esterno a sé stessa, ma produce una nuova esperienza della realtà. Questo interesse per la dimensione spaziale conduce naturalmente Jole de Sanna verso la scultura, uno dei territori più importanti della sua ricerca. La mostra Aptico. Il senso della scultura rappresenta uno dei momenti più innovativi della sua attività critica. Attraverso un dialogo serrato con Luciano Fabro e Hidetoshi Nagasawa, de Sanna propone una radicale ridefinizione della natura stessa della scultura. L'idea tradizionale della terza dimensione viene messa in discussione. La specificità della scultura non consiste semplicemente nel possedere volume, ma nella capacità di instaurare un rapporto aptico con il mondo. La scultura coinvolge contemporaneamente l'intelletto e il corpo, il pensiero e la sensibilità, producendo una forma di conoscenza irriducibile agli altri linguaggi artistici. La materia assume in questa prospettiva un ruolo decisivo. Essa non costituisce un supporto neutrale sul quale l'artista esercita la propria volontà, ma una presenza attiva che partecipa alla costruzione dell'opera. La scultura nasce dall'incontro tra l'intenzione umana e le possibilità offerte dalla materia stessa. Questa concezione porta de Sanna a formulare una delle intuizioni più originali del suo pensiero: la scultura non rappresenta il reale, ma coincide con esso. Non è un'immagine del mondo, ma una presenza concreta nel mondo. L'ultimo grande capitolo della sua ricerca è dedicato a Giorgio de Chirico. L'incontro con il maestro della Metafisica si trasforma progressivamente in una vera e propria avventura intellettuale. De Sanna affronta uno degli artisti più complessi del Novecento senza lasciarsi intimidire dalla vastità del problema. Il suo obiettivo non consiste nel risolvere gli enigmi di de Chirico attraverso formule semplicistiche, ma nel ricostruire la complessità del suo sistema di pensiero. Pittura, letteratura, filosofia, teatro, scenografia, scultura, cultura classica, estetica tedesca e tradizione rinascimentale vengono messi in relazione all'interno di una struttura organica. De Chirico appare così come un artista totale, capace di attraversare diversi linguaggi mantenendo una profonda unità di visione. L'interpretazione proposta da de Sanna è il risultato di anni di studio e di una straordinaria familiarità con il mondo dechirichiano. Le testimonianze di chi la conobbe parlano di una sintonia quasi misteriosa con l'artista, di una capacità rara di penetrare nei suoi labirinti teorici senza smarrirsi. Ma il vero protagonista di questa lunga avventura critica resta il metodo. Jole de Sanna ha costruito nel corso della sua vita un modo di guardare all'arte fondato sul dialogo tra storia e contemporaneità, tra teoria e pratica, tra opere e documenti, tra intuizione e verifica filologica. Per lei non esistevano barriere invalicabili tra passato e presente. Comprendere il contemporaneo significava risalire alle sue radici storiche. Studiare il passato voleva dire interrogare il presente. La critica d'arte diventava così una forma di conoscenza complessa, aperta e dinamica. In un'epoca nella quale il dibattito culturale rischia spesso di ridursi a slogan, classifiche e giudizi immediati, l'eredità di Jole de Sanna acquista un valore ancora maggiore. La sua lezione insegna che comprendere un'opera richiede tempo, pazienza, studio e disponibilità al confronto. Insegna che il critico non deve imporre verità definitive, ma costruire strumenti di interpretazione. Insegna che l'arte non è un prodotto isolato, ma il risultato di una rete di relazioni storiche, culturali e umane. Soprattutto, insegna che il lavoro intellettuale è anche una responsabilità etica. Guardando oggi alla sua produzione complessiva, appare evidente come ogni libro, ogni mostra, ogni conferenza e ogni saggio abbiano contribuito alla costruzione di un unico grande edificio teorico. Un edificio mai concluso, aperto a nuove interpretazioni, ma sorretto da fondamenta solidissime. È forse proprio questa la sua eredità più importante. Jole de Sanna non ci ha lasciato soltanto una serie di fondamentali studi sull'arte del Novecento. Ci ha lasciato un modo di pensare l'arte e di praticare la critica. Un metodo fondato sul rigore e sulla passione. Una concezione della cultura come dialogo. Un'idea della ricerca come esercizio di libertà. Una convinzione profonda che arte e vita non siano mondi separati, ma aspetti diversi di una stessa esperienza umana. Per questo la sua figura continua a parlare anche al presente. Non soltanto agli storici dell'arte, ai critici o agli artisti, ma a chiunque consideri la cultura non come un ornamento, bensì come uno strumento di conoscenza e di trasformazione della realtà. La sua opera, osservata nel suo insieme, appare allora come il ritratto di un'intellettuale che ha attraversato il proprio tempo senza mai piegarsi alle sue convenzioni, costruendo con pazienza e ostinazione un sistema di pensiero aperto, coerente e profondamente umano. Ed è forse proprio questa fedeltà alle proprie idee, unita a una rara capacità di ascolto e di dialogo, a fare di Jole de Sanna una delle personalità più significative e ancora da riscoprire della cultura artistica italiana contemporanea.

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