lunedì 15 giugno 2026
Non ho mai pensato alla scrittura come a un semplice esercizio di stile. Scrivere, per me, significa abitare il mondo. Significa provare a comprenderlo, a decifrarlo, a cogliere le connessioni invisibili tra eventi, persone, opere e idee che troppo spesso vengono raccontate come compartimenti stagni. Credo che la cultura abbia ancora il potere di cambiare il nostro modo di guardare la realtà e che il pensiero critico rappresenti una delle forme più autentiche di libertà che abbiamo a disposizione.
Questo blog nasce da questa convinzione.
Non è una testata giornalistica, anche se spesso si occupa di attualità. Non è una rivista letteraria, anche se i libri e gli scrittori lo attraversano continuamente. Non è un blog d'arte, anche se l'arte occupa una parte importante delle sue pagine. Non è un luogo dedicato esclusivamente alla memoria LGBTQ+, anche se quella memoria costituisce uno dei fili rossi che legano molti dei miei articoli. È tutte queste cose insieme e, nello stesso tempo, qualcosa di diverso.
Mi piace pensare a questo spazio come a una casa con molte stanze.
In una troverete artisti che hanno cambiato il nostro modo di vedere il mondo, non necessariamente quelli consacrati dai manuali, ma anche figure dimenticate, marginalizzate, censurate o semplicemente messe in ombra dal gusto dominante del loro tempo. Credo che la storia dell'arte sia molto più interessante quando smette di essere un elenco di capolavori e diventa il racconto delle persone che quei capolavori li hanno creati, spesso contro il proprio tempo.
In un'altra stanza troverete la letteratura. I grandi classici e gli autori meno frequentati, i poeti, i romanzieri, i diaristi, gli scrittori che hanno trasformato la propria vita in materia narrativa e quelli che hanno scelto di raccontare le vite degli altri. La letteratura, per me, non è mai un rifugio dalla realtà. È uno degli strumenti migliori che abbiamo per attraversarla.
Poi ci sono le stanze della memoria.
Ho sempre avuto l'impressione che il nostro tempo soffra di una strana forma di smemoratezza volontaria. Corriamo continuamente verso il futuro dimenticando che il presente è fatto di ciò che è accaduto prima di noi. Molte delle storie che racconto nascono proprio da questa sensazione. Mi interessa recuperare biografie dimenticate, eventi trascurati, episodi che sembrano marginali e che invece, osservati da vicino, raccontano molto del mondo in cui viviamo.
Questo vale in particolare per la storia delle persone LGBTQ+.
Per troppo tempo questa storia è stata raccontata come una nota a margine della grande Storia, quando non è stata cancellata del tutto. Ho sempre pensato che recuperare queste vicende non significhi costruire una memoria separata, ma restituire completezza alla memoria collettiva. Parlare di artisti, scrittori, attivisti e persone comuni che hanno vissuto esperienze queer significa raccontare una parte della storia che appartiene a tutti, non soltanto a una comunità.
Allo stesso tempo, non credo che la memoria debba trasformarsi in nostalgia.
Non mi interessa celebrare il passato come un'età dell'oro perduta. Mi interessa capire come il passato continui a vivere nel presente, come le conquiste di ieri influenzino i diritti di oggi e come i conflitti che pensiamo nuovi abbiano spesso radici molto antiche.
Per questo il blog si occupa anche di politica, di società e di attualità.
Non perché creda che uno spazio di cultura debba trasformarsi in un'arena di schieramenti, ma perché penso che la cultura e la politica non siano mai state davvero separate. Ogni opera d'arte nasce in un contesto storico. Ogni libro dialoga con il proprio tempo. Ogni scelta culturale produce conseguenze sociali e ogni scelta sociale modifica il paesaggio culturale.
Mi interessa osservare questi intrecci.
Mi interessa chiedermi che cosa raccontino di noi una legge, una mostra, un film, una polemica, una decisione istituzionale o persino un dettaglio apparentemente insignificante. Credo che il compito della scrittura non sia quello di semplificare la complessità del mondo, ma di renderla leggibile senza tradirla.
Questo è anche un blog di incontri.
Incontri con persone che non ho mai conosciuto ma che, attraverso le loro opere e le loro vite, continuano a dialogare con noi. Incontri tra discipline diverse. Tra arte e scienza, tra filosofia e cronaca, tra poesia e storia, tra memoria personale e memoria collettiva. Non ho mai amato i confini troppo rigidi. Le idee più interessanti, molto spesso, nascono proprio nei territori di frontiera.
Anche il modo in cui scrivo riflette questa convinzione.
A volte troverete articoli di approfondimento. Altre volte editoriali. Altre ancora ritratti biografici, riflessioni personali, note d'autore o testi che si avvicinano più alla prosa poetica che al saggio tradizionale. Non credo molto nelle etichette di genere. Credo che ogni storia richieda la forma più adatta per essere raccontata.
Se dovessi spiegare perché continuo a scrivere questo blog, direi che lo faccio per una ragione molto semplice.
Per resistere all'oblio.
Viviamo in un'epoca che produce una quantità infinita di informazioni e una quantità sempre minore di memoria. Consumiamo notizie, immagini e opinioni con una velocità tale da dimenticarle quasi immediatamente. Io provo a fare il contrario. Provo a rallentare. A fermarmi. A osservare. A recuperare connessioni che sembrano perdute. A dimostrare che il passato non è un deposito polveroso di fatti morti, ma un organismo vivente che continua a influenzare il nostro presente.
Naturalmente questo blog parla anche di me.
Parla delle mie curiosità, delle mie letture, delle mie passioni, delle domande che mi accompagnano e delle inquietudini che non smettono di cercare risposta. Ma non vorrei che diventasse un semplice diario personale. Mi piacerebbe che fosse uno spazio di condivisione, un luogo in cui chi legge possa trovare qualcosa che lo riguardi, anche quando il tema sembra distante dalla propria esperienza.
Se c'è un filo che unisce tutti i testi raccolti qui, credo che sia questo: la convinzione che nessuna storia sia davvero marginale e che ogni vita, ogni opera e ogni memoria possano aiutarci a comprendere qualcosa di più di noi stessi.
Non scrivo per costruire certezze. Scrivo perché continuo ad avere dubbi. Scrivo perché penso che le domande siano spesso più fertili delle risposte. Scrivo perché la cultura, l'arte, la letteratura e la memoria rappresentano ancora uno dei modi migliori che conosco per oppormi alla superficialità e alla dimenticanza.
Se avete deciso di entrare in questo spazio, vi ringrazio.
Spero che possiate trovare un articolo che vi sorprenda, una storia che non conoscevate, un artista da riscoprire, una riflessione con cui essere d'accordo o in disaccordo, una memoria da custodire o una domanda nuova da portarvi via.
Perché, in fondo, questo blog non nasce per insegnare qualcosa a qualcuno.
Nasce dal desiderio di continuare a cercare. E dall'idea che la ricerca, quando viene condivisa, possa trasformarsi in una forma di dialogo, di memoria e, forse, di libertà.
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