Aquilone risorto dopo il primo filo,
dal pugno stretto di un bambino,
nella fatica di chi solleva il nulla
e gli dona un corpo leggero.
Il vento lo chiama per nome,
e lui risponde, incerto,
con un battito fragile di carta e stoffa.
Mani piccole, dita esitanti,
tracciano traiettorie nei cieli bassi,
come se il futuro avesse un filo
e bastasse tendere l’orizzonte
per intravederne il bordo.
Ma il filo è labile,
teso, mai spezzato,
una promessa che il vento minaccia
eppure non tradisce.
Altissimo avvenire,
in un alone perso tra le nuvole,
che si sfalda e si ricompone,
dove il tempo non è ancora tempo
ma solo un altrove silente.
E l'altrove veglia,
passa lento tra letti in fila,
ispeziona camerate di orfani,
dove il buio si arrampica sui muri
e il sonno è una tregua breve,
un'illusione cucita di strappi.
Ci sono sogni che non dormono mai.
Sono fatti di ombre,
di passi che non fanno rumore,
di voci che nessuno ascolta.
Eppure, tra i letti immobili,
un respiro cerca spazio,
un pensiero si alza in punta di piedi:
la voglia di essere più del silenzio.
Amore di zigomi e di sensi,
nei visi tesi verso un domani incerto,
nei sorrisi accennati come lampi,
nei corpi che si sfiorano per caso
e imparano la lingua del contatto.
C’è una letizia virile in questi gesti,
un coraggio che non urla,
ma si svela nella cura nascosta,
nel conforto di mani che si cercano
senza sapere come trovarsi.
Così l’aquilone risorge ancora.
Si alza tra nuvole basse e speranze,
spinto da un vento che è desiderio
e da un respiro che non conosce paura.
Ogni nodo è un patto con l’infinito,
ogni sussulto una prova che si può volare.
Nel cielo si tende il filo,
fragile e eterno,
e canta la sua canzone silenziosa.
Chi lo guarda da terra
vede più di un gioco:
vede un pezzo di sé
che si libra,
che osa,
che cerca.
E il cielo, commosso,
lo accoglie con una promessa:
nessuna caduta sarà mai definitiva,
finché ci sarà qualcuno
che saprà rialzarlo.
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Il poemetto “Aquilone risorto” si sviluppa come un percorso simbolico che esplora temi di fragilità, resistenza, connessione e speranza. Ogni immagine e situazione contribuisce a creare un racconto emotivo, in cui l’aquilone rappresenta una metafora della condizione umana. Ecco una spiegazione più dettagliata:
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1. L’aquilone come simbolo
L’aquilone è il protagonista e il cuore simbolico del poemetto.
Fragilità e forza: fatto di carta e tenuto da un filo, è al tempo stesso vulnerabile e capace di elevarsi, se trova vento e mani che lo guidano. Questo riflette la condizione umana: siamo creature fragili, ma capaci di grandi slanci verso l’infinito.
Il filo come legame: è il cordone che connette l’aquilone (l’aspirazione) alla terra (la realtà). È un simbolo di tensione, responsabilità e destino. Il filo, pur essendo sottile, diventa una promessa: finché rimane saldo, nulla è perduto.
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2. L’altrove e le camerate di orfani
Qui il poemetto scende verso un piano più terreno, toccando temi di perdita e solitudine.
L’altrove silente: rappresenta una dimensione di vuoto emotivo, dove manca una guida o una presenza affettuosa. Le camerate di orfani, fredde e spoglie, diventano un luogo metaforico per raccontare chi si sente abbandonato o senza radici.
La solitudine trasformata in desiderio: il poemetto suggerisce che anche in questi luoghi aridi può nascere una tensione verso qualcosa di più alto. Il vento, che spinge l’aquilone, diventa il simbolo di un cambiamento possibile.
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3. Amore e letizia virile
L’amore qui è descritto come qualcosa di intimo e concreto, che si manifesta nei corpi e nei gesti quotidiani:
Zigomi e sensi: il riferimento a zigomi suggerisce fisicità, concretezza, ma anche vulnerabilità. I sensi evocano il contatto, l’umanità che si esprime nel prendersi cura l’uno dell’altro.
Letizia virile: c’è una celebrazione della forza emotiva che non ha bisogno di essere gridata. È un coraggio silenzioso, nascosto nei piccoli gesti: una carezza, uno sguardo, una mano che tende un filo.
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4. Il viaggio dell’aquilone
L’aquilone diventa il filo conduttore della narrazione emotiva:
La partenza: è fragile, incerto, come i primi passi di chi tenta di superare le difficoltà. Le mani che lo tengono tremano, ma non si arrendono.
La salita: è la conquista dell’altezza, il tentativo di elevarsi sopra la realtà difficile, di trovare una dimensione nuova, anche solo per un istante.
La continuità del filo: l’aquilone non vola da solo; è sempre legato a chi resta a terra. Questo filo rappresenta il legame umano, la responsabilità reciproca, la speranza che nessuno sia mai lasciato cadere definitivamente.
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5. Il messaggio finale: fragilità ed eterno
Il poemetto si chiude con un’immagine che celebra l’eterno racchiuso nella fragilità:
Il filo canta: anche la connessione più delicata ha una forza intrinseca. Il canto silenzioso del filo è un inno alla resistenza, all’idea che ciò che è piccolo e invisibile può avere un valore immenso.
Il cielo accoglie: la promessa finale è che non esistono cadute definitive, finché c’è qualcuno disposto a rialzarti. Il cielo diventa così il simbolo di un futuro aperto, un orizzonte che può sempre essere raggiunto.
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Temi principali
Resilienza: come l’aquilone si rialza, così gli esseri umani trovano la forza di affrontare le difficoltà.
Connessione umana: il filo è un simbolo del legame che ci tiene uniti, anche nei momenti più bui.
Speranza: nonostante le perdite e le solitudini, c’è sempre un soffio di vento che può spingere verso l’alto.
Ma il poemetto si presta a ulteriori livelli di lettura, che arricchiscono la comprensione dei suoi simboli e temi. Ecco alcune riflessioni aggiuntive:
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1. L’aquilone come metafora dell’identità
L’aquilone può rappresentare il percorso dell’individuo che cerca di definire se stesso:
Il volo come liberazione: il movimento verso l’alto diventa simbolo del desiderio di emanciparsi dai vincoli della realtà (familiari, sociali, emotivi).
Il filo come radici o appartenenza: nonostante il volo, l’aquilone non può spezzare del tutto il legame con il passato o con ciò che lo sostiene. È una metafora della necessità di mantenere un equilibrio tra autonomia e connessione.
La fragilità dell’identità: l’aquilone è fatto di materiali delicati e dipende da condizioni esterne (vento, tensione del filo). Questo riflette la precarietà dell’essere, in bilico tra forza e vulnerabilità.
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2. La dimensione sociale e collettiva
Le "camerate di orfani" suggeriscono una condizione condivisa, una realtà comunitaria di perdita e resilienza:
Gli orfani come simbolo universale: non sono solo bambini senza genitori, ma rappresentano chiunque si senta abbandonato o privo di un sostegno. La loro condizione diventa una metafora dell’umanità stessa, sempre alla ricerca di un senso di appartenenza.
La trasformazione attraverso la collettività: l’amore “virile” che emerge non è individualistico, ma collettivo. È una forza che nasce dal contatto umano e dalla capacità di sostenersi a vicenda, anche in situazioni difficili.
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3. Il tempo e la ciclicità
Il poemetto accenna a un movimento ciclico, che può essere letto come una riflessione sulla temporalità:
Il risorgere dell’aquilone: l’idea del "risorto" suggerisce che il volo non è un evento unico, ma un ciclo di cadute e rialzi. Ogni volta che l’aquilone torna a terra, c’è la possibilità di riprendere il volo.
Il futuro come promessa: il "altissimo avvenire" non è definito, ma resta come un potenziale aperto, una meta da raggiungere. Questo richiama l’idea che il futuro sia sempre un’opportunità, nonostante le difficoltà presenti.
Il canto del filo: la sua musica silenziosa potrebbe rappresentare il ritmo della vita stessa, un susseguirsi di tensioni e rilassamenti, che però mantengono saldo il legame con ciò che conta.
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4. La relazione tra cielo e terra
Il cielo e la terra, collegati dal filo dell’aquilone, creano un dialogo simbolico:
La terra: rappresenta il peso della realtà, fatta di solitudine, dolore e responsabilità. È il luogo da cui tutto parte, ma che non permette di restare troppo a lungo con lo sguardo basso.
Il cielo: è la dimensione del sogno, dell’aspirazione e della libertà. Non è raggiungibile in senso assoluto, ma l’aquilone può sfiorarlo, suggerendo che anche nella vita reale si possono toccare momenti di trascendenza.
Il filo come ponte: il filo diventa il simbolo del compromesso tra queste due dimensioni. Non si può restare solo a terra, ma neppure perdersi completamente nel cielo: la vera forza è trovare un equilibrio tra i due poli.
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5. Filosofia della speranza
Infine, il poemetto può essere letto come una riflessione sulla speranza come atto di resistenza:
Il vento come forza vitale: nonostante le difficoltà, il vento continua a soffiare, spingendo l’aquilone verso l’alto. Questo rappresenta il flusso della vita, che offre sempre nuove opportunità di rialzarsi.
L’eternità nella fragilità: il canto del filo e la promessa del cielo suggeriscono che anche nelle cose più delicate e imperfette risiede una qualità eterna. È l’idea che la bellezza e il significato della vita stiano proprio nel fatto che nulla è definitivo, ma tutto può essere reinventato.
Il poemetto, quindi, non è solo un racconto di immagini evocative, ma anche una meditazione profonda su ciò che significa vivere, amare e sperare.
È un invito a riconoscere la bellezza nella vulnerabilità e a credere nella possibilità di elevarsi sopra le difficoltà, senza mai perdere il contatto con chi ci tiene a terra.