giovedì 23 gennaio 2025

This Mortal Coil: L'alchimia sonora di un collettivo inconfondibile

This Mortal Coil: una musica sospesa tra sogno e realtà

Negli anni ’80, periodo in cui la scena musicale era dominata da definizioni rigide di genere e identità sonora, il progetto This Mortal Coil rappresentò un’eccezione audace. Non era una band, né un semplice esperimento collaborativo: era una creazione visionaria che nasceva dall’immaginazione di Ivo Watts-Russell, fondatore della 4AD, un’etichetta già iconica per la sua estetica innovativa. Questo collettivo musicale divenne presto sinonimo di atmosfere eteree e di una sensibilità unica, capace di trasformare la musica in un’esperienza trascendente, sospesa tra la bellezza e l’angoscia, tra il reale e l’ineffabile.

Per comprendere l’essenza di This Mortal Coil, bisogna partire dall’universo creativo che lo generò. La 4AD, fondata nel 1980 da Watts-Russell e Peter Kent, non era solo un’etichetta discografica, ma un mondo a sé stante. Con artisti come Cocteau Twins, Dead Can Dance e Bauhaus nel suo roster, la 4AD si distingueva per una visione olistica dell’arte: la musica, le copertine degli album, i video e persino il marketing riflettevano un’estetica coerente e profondamente suggestiva. Ogni pubblicazione era pensata per essere non solo ascoltata, ma anche vista e percepita, come un’opera d’arte totale.

La genesi di un progetto unico

L’idea che avrebbe dato vita a This Mortal Coil nacque quasi per caso. Nel 1983, Ivo Watts-Russell produsse una cover di "Song to the Siren" di Tim Buckley, una canzone che sembrava perfetta per incarnare l’anima della 4AD. Per l’esecuzione, scelse due membri dei Cocteau Twins: Elizabeth Fraser, con la sua voce angelica e inconfondibile, e Robin Guthrie, maestro delle atmosfere sonore. La loro interpretazione trasformò il brano in un capolavoro che travalicava il tempo e lo spazio, conquistando pubblico e critica. Fu un successo così straordinario da spingere Watts-Russell a espandere l’idea: non limitarsi a un singolo brano, ma creare un intero progetto musicale che permettesse agli artisti della 4AD (e non solo) di collaborare in totale libertà, reinventando brani già esistenti o componendo nuove opere.

La filosofia di This Mortal Coil

Watts-Russell non era un musicista, ma un direttore artistico nel senso più puro del termine. Il suo ruolo era quello di selezionare i brani, coordinare gli arrangiamenti e creare un’atmosfera in cui i musicisti potessero esprimersi senza limitazioni. Questo approccio diede vita a un collettivo fluido, dove ogni partecipante contribuiva con il proprio stile e la propria sensibilità, ma sempre nel rispetto di una visione estetica comune. La musica di This Mortal Coil non apparteneva a un genere specifico: era un amalgama di dream pop, ambient, neoclassica e post-punk, un suono unico che sfidava le definizioni convenzionali.

"It'll End in Tears" (1984): l’inizio del sogno

Il primo album, "It'll End in Tears", fu pubblicato nel 1984 e segnò l’inizio di un viaggio emotivo senza precedenti. Più che un semplice disco, era un viaggio nell’introspezione, un’opera che esplorava temi universali come l’amore, la perdita e la solitudine.

Al cuore dell’album c’è "Song to the Siren", che rimane uno dei brani più amati e riconoscibili del progetto. La voce di Elizabeth Fraser, delicata e al tempo stesso potente, si intreccia con la chitarra di Robin Guthrie, creando un’atmosfera che sembra provenire da un altro mondo. Ma "It'll End in Tears" non si limita a questo capolavoro. Brani come "Kangaroo" e "Holocaust", cover dei Big Star, vengono trasformati in meditazioni sulla fragilità umana, mentre pezzi originali come "Fyt" esplorano territori sonori più astratti e sperimentali.

Ogni traccia dell’album è curata nei minimi dettagli, dagli arrangiamenti sofisticati all’uso sapiente degli strumenti, fino alla copertina, un’opera d’arte a sé stante che riflette perfettamente l’estetica della 4AD. "It'll End in Tears" non era solo un successo critico, ma anche un fenomeno culturale, capace di toccare corde profonde in un pubblico sempre più vasto.

"Filigree & Shadow" (1986): l’arte della sperimentazione

Con "Filigree & Shadow", pubblicato nel 1986, This Mortal Coil spinse ancora oltre i limiti della propria visione. Questo doppio album rappresentava una svolta: se il debutto era ancora legato a strutture relativamente convenzionali, "Filigree & Shadow" abbracciava la sperimentazione pura, costruendo un’opera che sfidava le aspettative degli ascoltatori.

Il disco si presenta come un viaggio cinematografico, un mosaico di suoni e atmosfere che spaziano dall’ambient al minimalismo, fino a momenti di pura intensità emotiva. Le cover, come "Tarantula" dei Colourbox e "Strength of Strings" di Gene Clark, vengono completamente reinventate, mentre i brani originali creano un ponte tra la tradizione e l’innovazione. L’album è caratterizzato da una maggiore enfasi sugli arrangiamenti orchestrali e sull’uso di strumenti acustici, che conferiscono alle tracce un senso di profondità e ricchezza.

"Blood" (1991): la conclusione di un’epopea sonora

L’ultimo album, "Blood", pubblicato nel 1991, rappresentò la maturità artistica di This Mortal Coil. Qui, Watts-Russell perfezionò la formula che aveva reso il progetto unico, creando un’opera che univa accessibilità e complessità in modo magistrale.

"Blood" contiene alcune delle cover più emozionanti del progetto, come "You and Your Sister" e "I Am the Cosmos" di Chris Bell, che catturano una dolcezza e una malinconia senza pari. Tuttavia, l’album brilla anche per i suoi brani meno noti, come "Red Rain" e "Baby Ray Baby", che esplorano territori sonori ancora inesplorati, traendo ispirazione dalla musica classica e dall’ambient.

L’impatto culturale e l’eredità di This Mortal Coil

Anche dopo la conclusione del progetto, l’eredità di This Mortal Coil continua a influenzare generazioni di artisti. Band come Sigur Rós, Portishead e Massive Attack hanno riconosciuto il debito nei confronti del collettivo, mentre i tre album rimangono pietre miliari nella storia della musica alternativa.

Ma This Mortal Coil non è solo musica: è un’esperienza, un invito a immergersi nelle profondità delle emozioni umane. È un esempio di come l’arte possa superare i confini del tempo e dello spazio, creando un linguaggio universale che parla direttamente all’anima.

L'impatto di This Mortal Coil va oltre il mero ambito musicale, estendendosi all'immaginario visivo e culturale. L’estetica delle copertine degli album, curate da Vaughan Oliver in collaborazione con lo studio 23 Envelope, è diventata un modello di riferimento per il design grafico negli anni ’80 e ’90. Ogni immagine evocava la stessa atmosfera sospesa e onirica che caratterizzava le tracce musicali, creando un dialogo perfetto tra suono e immagine. L'uso di texture, luci soffuse e composizioni surreali trasformava le copertine in opere d’arte capaci di raccontare una storia parallela alla musica.


Questa attenzione ai dettagli, questa visione quasi ossessiva di un'armonia totale tra le diverse forme d'arte, ha fatto sì che This Mortal Coil non fosse solo un progetto musicale, ma un vero e proprio movimento culturale. Per molti fan, l’ascolto di un album del collettivo diventava un rituale: mettere il vinile sul giradischi, osservare la copertina, lasciarsi avvolgere dalle note e dalle suggestioni visive era un’esperienza che trascendeva la semplice fruizione musicale.


L'aspetto collaborativo: un mosaico di talenti


Uno degli elementi distintivi di This Mortal Coil era il carattere collaborativo del progetto. Nonostante la presenza di un’unica mente direttiva – quella di Ivo Watts-Russell – l’anima del collettivo si nutriva del contributo di artisti diversi, spesso provenienti da background musicali molto distanti tra loro. Questo approccio consentiva di creare una varietà di atmosfere e di sfumature sonore, senza mai perdere coerenza.


Ad esempio, la presenza di Elizabeth Fraser e Robin Guthrie dei Cocteau Twins conferiva una dimensione eterea e sognante a molte tracce, mentre la collaborazione con Lisa Gerrard e Brendan Perry dei Dead Can Dance aggiungeva profondità e una vena quasi mistica. Ogni artista portava con sé un frammento unico, eppure perfettamente integrato nel puzzle complessivo, a dimostrazione della straordinaria capacità di Watts-Russell di orchestrare un insieme così eterogeneo.


Un messaggio senza tempo


Forse il vero segreto dell’impatto duraturo di This Mortal Coil risiede nel suo messaggio emotivo. Al centro di ogni traccia c'è un'esplorazione delle fragilità umane: la perdita, la nostalgia, la ricerca di significato in un mondo spesso disorientante. Questi temi universali sono resi ancora più potenti dalla natura intima delle interpretazioni vocali e dalla qualità cinematografica degli arrangiamenti. Non importa in quale periodo storico vengano ascoltati, i brani di This Mortal Coil riescono sempre a toccare le corde più profonde dell'animo umano.


L'influenza sugli artisti contemporanei


L’eredità del collettivo è evidente anche nella musica contemporanea. Artisti come Agnes Obel, Chelsea Wolfe e Jónsi di Sigur Rós hanno dichiarato di essere stati profondamente ispirati dall’atmosfera sospesa e dall’approccio viscerale di This Mortal Coil. Persino nel mondo della produzione cinematografica e televisiva, le sonorità del collettivo hanno lasciato un’impronta: brani come Song to the Siren sono stati utilizzati in colonne sonore iconiche, come quella di Lost Highway di David Lynch, amplificando il loro potere evocativo.


Una lezione per il futuro


In un’epoca in cui la musica sembra spesso piegarsi alle logiche commerciali, l’esempio di This Mortal Coil rimane una testimonianza di come l’arte possa essere qualcosa di più. È un promemoria della bellezza che può nascere quando gli artisti lavorano senza pressioni esterne, seguendo un’unica visione condivisa. Anche se il progetto si è concluso con l’album Blood, il suo spirito continua a vivere, ispirando nuove generazioni di creativi a sfidare le convenzioni e a cercare la verità nelle loro opere.


This Mortal Coil non è stato solo un collettivo musicale: è stato un momento di grazia nella storia della musica, un sogno che continua a risuonare nelle menti e nei cuori di chiunque si lasci trasportare dalle sue melodie senza tempo.