domenica 26 gennaio 2025

"Il supermaschio" di Alfred Jarry

"Il supermaschio" di Alfred Jarry è un’opera che, pur appartenendo a un contesto storico e culturale molto specifico, possiede una straordinaria capacità di parlare a una realtà universale. La figura che Jarry costruisce nel suo romanzo è quella di un uomo che sembra incarnare tutte le qualità ammirate dalla società borghese del suo tempo: potenza fisica, bellezza, seduzione. Eppure, sotto questa superficie di perfezione, il personaggio si rivela essere una caricatura tragica di un ideale impossibile da raggiungere e, al contempo, pericoloso da perseguire. Con una scrittura che mescola il grottesco al filosofico, il comico al tragico, Jarry costruisce una critica feroce alla visione convenzionale dell'uomo e del desiderio, ma anche alla società che crea e celebra questi miti.

Il romanzo comincia presentando il supermaschio come un uomo fuori dal comune, in grado di possedere tutto ciò che la società considera desiderabile: una bellezza straordinaria, una forza fisica che lo rende invincibile, una capacità sessuale fuori dal normale. Non solo è fisicamente perfetto, ma è anche capace di suscitare desiderio in tutte le donne che incontra. Eppure, nonostante queste caratteristiche che dovrebbero renderlo un personaggio amato e celebrato, il supermaschio è un uomo infelice, incapace di trovare una soddisfazione autentica in nulla. Jarry costruisce il suo protagonista come una parodia di un ideale maschile che la società tende a celebrare: l’uomo forte, dominante, capace di conquistare qualsiasi cosa desideri. Ma quest’uomo, pur avendo tutto ciò che la società riconosce come segno di potere, è incompleto e insoddisfatto.

Questa insoddisfazione non è solo una questione di mancanza di relazioni affettive genuine, ma è soprattutto legata alla profonda incapacità di trovare un significato reale in una vita costruita sull’apparenza e sul dominio. La sua fisicità straordinaria diventa un peso, una gabbia che lo costringe a vivere in un mondo che non gli permette di andare oltre il suo aspetto esteriore, di superare la sua identità ridotta a pura potenza. In fondo, Jarry sta mettendo in luce come la società possa diventare prigioniera delle sue stesse creazioni, costringendo l’individuo a perseguire ideali irrealizzabili che lo alienano da se stesso e dalla propria felicità.

La figura del supermaschio non è altro che un’eco distorta della visione dell’eroe virile che è stata celebrata nella letteratura, nell’arte e nella cultura popolare. Questo uomo perfetto, forte, dominante, sembra in grado di superare ogni limite umano e di essere il centro di ogni attenzione. Tuttavia, la perfezione fisica e la virilità del supermaschio sono solo apparenze, maschere che celano un vuoto esistenziale che, ben presto, emerge con forza. Jarry ridicolizza questa figura dell'eroe e la sua ricerca incessante di affermazione, facendone un personaggio tragico e grottesco.

Se nel pensiero di Friedrich Nietzsche il "superuomo" è la figura di un individuo che supera i limiti imposti dalla società e dalla morale tradizionale, Jarry invece lo presenta come un uomo che non riesce a sfuggire alla propria prigione di perfezione fisica. Il supermaschio non è un individuo che realizza la propria libertà e affermazione, ma è piuttosto un essere che, pur essendo potente, non sa cosa fare con il proprio potere. La sua incapacità di vivere una vita piena, significativa e soddisfacente, nonostante la sua apparente superiorità, diventa una critica alla concezione stessa di "superuomo", che nella visione di Jarry risulta essere non solo una chimera, ma anche un’illusione dannosa, che porta alla frustrazione e all’alienazione.

Il tema della sessualità è trattato da Jarry con un’intensità e una disillusione che lo rendono particolarmente pungente. Il supermaschio è descritto come un uomo capace di sedurre ogni donna, ma questo potere di seduzione non gli porta mai la felicità. La sua sessualità non è mai vissuta come un'esperienza di intimità o di connessione, ma come un atto di dominio, come una continua affermazione di sé che non riesce mai a soddisfarlo veramente. Le donne non sono per lui né partner affettuosi né esseri umani con cui stabilire una connessione emotiva, ma oggetti da conquistare, strumenti per rafforzare la propria autostima e il proprio senso di potere. La sua sessualità è, quindi, ridotta a un esercizio di controllo.

Jarry sembra volerci far riflettere sulla distorsione che può avvenire quando il desiderio è visto esclusivamente come una forma di potere, quando il sesso non è un atto di piacere reciproco, ma una lotta per l’affermazione della propria superiorità. La visione che Jarry propone, dunque, è quella di un uomo incapace di vivere la sessualità come un momento di condivisione o di liberazione, ma solo come una forma di potere che, come il resto della sua vita, è destinata a lasciare un senso di vuoto. In questo senso, il supermaschio rappresenta una critica a una cultura che ha reso il corpo e il desiderio terreno di lotta e dominio, piuttosto che di incontro e di piacere.

Un altro aspetto fondamentale di Il supermaschio è la solitudine del protagonista. Nonostante la sua capacità di sedurre, il supermaschio è completamente solo. Egli è incapace di stabilire relazioni autentiche, poiché vive in un mondo che gli offre solo persone interessate alla sua potenza fisica, alla sua bellezza e al suo potere, ma mai alla sua interiorità o al suo vero essere. Jarry mette in luce come una vita fondata esclusivamente sull’affermazione esteriore, sul potere e sul controllo, sia destinata a sfociare in una solitudine profonda, in un abisso che nessun desiderio fisico può colmare.

La solitudine del supermaschio diventa quindi una critica alla società che idolatra l’aspetto fisico, che celebra l’individuo in quanto possiede un corpo perfetto o una forza straordinaria, ma che ignora la dimensione psicologica ed emotiva della persona. Jarry sembra voler suggerire che questa concezione dell’individuo è non solo superficiale, ma pericolosa, poiché riduce l’essere umano a una maschera, a un simulacro privo di sostanza. Il supermaschio, pur avendo tutto ciò che la società considera importante, non è felice, proprio perché è privo di quell’autenticità che nasce dalle relazioni genuine, dalle connessioni profonde con gli altri.

Infine, il romanzo si inserisce pienamente nella tradizione della satira sociale, un genere che Jarry padroneggia con grande maestria. Attraverso il personaggio del supermaschio, Jarry mette in evidenza le contraddizioni della società borghese, che pone l’accento sulla perfezione fisica e sul potere come valori fondamentali, ma che al contempo ignora l’essenza più profonda dell’individuo. La sua scrittura è piena di umorismo grottesco, che rende la tragedia del supermaschio ancora più pungente e disarmante. Jarry, in fondo, non si limita a raccontare la storia di un uomo in cerca di perfezione, ma ci invita a riflettere sulle aspirazioni di una società che sembra incapace di comprendere le necessità più autentiche dell’individuo.

'Il supermaschio" è, dunque, un’opera che, attraverso una scrittura ironica e grottesca, affronta temi universali come la solitudine, la frustrazione e il mito della perfezione fisica. Jarry smonta la visione della mascolinità come un ideale da perseguire e celebra, e critica la società che perpetua questi miti come fossero la chiave della realizzazione individuale. L’autore ci invita a riflettere su quanto sia pericoloso inseguire ideali basati solo sull’apparenza e sulla forza, e ci offre una visione più complessa e profonda dell’essere umano, che non può essere ridotto a un corpo perfetto o a un potere indomito.