Profondamente radicata nel femminismo, ma mai vincolata da dogmi o rigidità teoriche, Frueh ha saputo intrecciare il personale e il politico, il teorico e il sensuale, il testo e il corpo, trasformando ogni sua espressione in un atto di affermazione e ribellione. Nei suoi scritti e nelle sue performance ha celebrato il desiderio e il piacere come forme di conoscenza, ha rivendicato la bellezza come esperienza soggettiva e sovversiva, ha sfidato le norme imposte dalla società su come il corpo femminile deve essere percepito e vissuto. La sua intera carriera può essere letta come un lungo e articolato esperimento per liberare il corpo e la mente dalle restrizioni culturali, restituendo a entrambi la loro piena potenza espressiva.
La formazione e l’inizio del percorso accademico
Nata nel 1948, Joanna Frueh ha mostrato fin da giovane un’intensa curiosità intellettuale e una grande sensibilità artistica. Queste due dimensioni della sua personalità – l’amore per il pensiero critico e la spinta alla creazione – hanno sempre convissuto e si sono alimentate a vicenda, portandola a esplorare strade poco battute e a rifiutare i confini imposti dalle istituzioni accademiche e artistiche.Dopo essersi laureata, ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia della Cultura presso l’Università di Chicago, un contesto che le ha permesso di sviluppare un approccio interdisciplinare e di mettere in discussione i modelli tradizionali della conoscenza. Qui ha iniziato a maturare l’idea che la teoria non dovesse essere separata dall’esperienza vissuta, che la critica d’arte dovesse essere anche un atto poetico e che il desiderio potesse essere un elemento centrale della pratica intellettuale.
Il suo percorso accademico l’ha portata a insegnare in alcune delle università più prestigiose degli Stati Uniti. Ha iniziato la sua carriera come professoressa associata di storia dell’arte presso l’Università dell’Arizona (1981-1983), per poi trasferirsi all’Oberlin College in Ohio (1983-1985). Nel 1990 è entrata a far parte dell’Università del Nevada, Reno, dove ha insegnato fino al 2006, ricoprendo il ruolo di professoressa emerita di storia dell’arte.
Ma l’insegnamento, per Frueh, non era mai un’attività neutra o puramente didattica: era piuttosto una pratica performativa, un’occasione per mettere in discussione le gerarchie del sapere e per creare uno spazio in cui il corpo e la mente potessero dialogare liberamente. I suoi studenti erano spesso sorpresi dal suo approccio anticonvenzionale, che rifiutava il distacco accademico e incoraggiava una partecipazione attiva, sensuale e appassionata alla conoscenza.
L’elaborazione dell’"erotica critica"
Uno degli aspetti più innovativi del pensiero di Frueh è stato lo sviluppo del concetto di erotica critica, un’idea che ha attraversato tutta la sua opera e che ha trovato espressione sia nei suoi saggi che nelle sue performance. Con questa formula, Frueh ha voluto sfidare l’idea che la sessualità e il desiderio fossero estranei al mondo dell’intelligenza e della conoscenza. Al contrario, sosteneva che l’erotismo non fosse solo una questione di attrazione fisica, ma anche un’esperienza cognitiva, un modo di esplorare e comprendere il mondo.Questo concetto è stato centrale in libri come Monster Beauty: Building the Body of Love, pubblicato dalla University of California Press, in cui Frueh ridefinisce la bellezza come un’esperienza soggettiva e liberatoria, in contrasto con i canoni imposti dalla società. Un altro testo fondamentale è stato Erotic Faculties, in cui l’autrice esplora il rapporto tra desiderio e sapere, dimostrando che l’erotismo può essere un elemento essenziale della conoscenza e della creazione artistica.
Scrittura e performance: un unico linguaggio
La carriera di Frueh è stata segnata da un continuo dialogo tra parola scritta e azione performativa. Il suo ingresso nel mondo della performance avvenne nel 1979, quando presentò la sua prima esibizione alla Deson Gallery di Chicago. Da quel momento, la performance divenne per lei uno strumento essenziale per esplorare il rapporto tra corpo, linguaggio e identità.Le sue performance erano radicali e provocatorie, mescolando autobiografia, teoria, poesia e sensualità. Erano esperienze che destabilizzavano lo spettatore, invitandolo a mettere in discussione i propri pregiudizi e a sperimentare nuovi modi di sentire e comprendere. Il corpo di Frueh non era solo un soggetto di studio, ma un luogo di resistenza, un veicolo per esplorare il potere, la vulnerabilità, la bellezza e il desiderio.
Un’eredità di scrittura e pensiero
Oltre alle sue opere più note, Frueh ha curato e co-curato importanti volumi che hanno lasciato un segno nel dibattito femminista e artistico. Tra questi si ricordano Hannah Wilke: A Retrospective (1989), un libro dedicato a una delle artiste più influenti del femminismo, Picturing the Modern Amazon (2000), un’analisi della rappresentazione delle donne forti nella cultura visiva, e Feminist Art Criticism: An Anthology (1991), una raccolta di testi fondamentali sulla critica d’arte femminista.Ha inoltre scritto articoli per riviste come Art in America, Art Journal, Afterimage e New Art Examiner, contribuendo a plasmare il dibattito sull’arte contemporanea e sulle politiche del corpo. Il suo stile era lontano dalla freddezza della scrittura accademica: i suoi testi erano pieni di poesia, di riferimenti autobiografici e di intuizioni che trasformavano l’analisi artistica in un’esperienza sensoriale e intellettuale.
Il lascito di una rivoluzionaria
Joanna Frueh è morta il 20 febbraio 2020 a Tucson, in Arizona, a causa di complicazioni legate al cancro al seno. Accanto a lei, fino alla fine, la moglie Kathleen Williamson e la sua collaboratrice Jill O’Bryan. I suoi archivi personali sono conservati alla Stanford University, dove il suo lavoro continua a essere studiato e apprezzato.Il suo lascito va oltre le sue pubblicazioni e le sue performance: il suo pensiero ha aperto la strada a un modo nuovo di concepire l’arte, la conoscenza e la femminilità. Frueh ha dimostrato che il corpo non è solo un oggetto passivo della cultura, ma un soggetto attivo che pensa, sente e crea. Ha sfidato i confini tra teoria e vita, tra sapere e desiderio, lasciando un’eredità che continua a ispirare artiste, studiose e pensatrici in tutto il mondo.
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