venerdì 20 dicembre 2024

Ci sono momenti in cui il mondo...

Ci sono momenti in cui il mondo mi sembra troppo invadente, troppo veloce, troppo esterno a me. In queste circostanze, cerco di allontanarmi da tutto e da tutti, non per mancanza di affetto, ma per una profonda necessità di riappropriarmi di me stesso. Il rumore, l’agitazione, l’essere sempre coinvolto nelle dinamiche altrui mi prosciugano, anche quando non me ne accorgo. È come se, nella frenesia quotidiana, perdessi la connessione con il mio centro, con quello spazio interiore che mi permette di rimanere equilibrato e sereno. Quindi, quando mi isolo, non lo faccio per rifuggire dalle persone, ma perché il mio corpo, la mia mente e la mia anima reclamano un po’ di silenzio, un angolo tranquillo dove poter respirare a pieno.

Non sto dicendo che il contatto umano sia un male, anzi. Le persone sono fonte di bellezza, di ispirazione e di scambio. Ma mi sono reso conto che non tutti sono pronti ad accogliere o a sostenere la mia energia, e lo stesso vale per me nei confronti degli altri. A volte, anche le conversazioni più semplici, anche le interazioni più spontanee, si caricano di un peso che non posso ignorare. Quando ciò accade, la mia energia viene dispersa, e mi trovo a fare uno sforzo che non mi permette di essere pienamente me stesso. Non voglio dire che le altre persone siano meno importanti o che non abbiano nulla da offrire. Quello che intendo è che non tutte le persone, in certi momenti, sono nella mia stessa frequenza, e il non esserlo mi fa sentire come se stessi cercando di forzare qualcosa che dovrebbe fluire liberamente. Mi isolo, quindi, per proteggere la mia energia, per fare ordine in quello che provo, per ritrovare quella pace che mi permette di restare saldo.

Con il passare del tempo, ho imparato ad ascoltare con maggiore attenzione le esigenze del mio corpo, della mia mente e del mio spirito. E ho imparato una verità fondamentale: so chi sono, ma so anche cosa non voglio più. Questa consapevolezza è cresciuta insieme alla mia esperienza di vita, che mi ha insegnato a fare scelte più consapevoli, a riconoscere ciò che mi arricchisce e ciò che mi svuota. So che le esperienze, le persone e le situazioni che un tempo avrei accettato senza riflettere, oggi non fanno più parte del mio cammino. La vita mi ha insegnato a selezionare con maggiore cura, a lasciare andare ciò che non mi risuona più. La solitudine non è più una condizione da temere, ma un’opportunità di crescere. È uno spazio dove posso meditare, fare chiarezza, e tornare a sentire quella connessione profonda con me stesso che troppo spesso viene offuscata dalle influenze esterne. Il silenzio non è vuoto, ma è uno spazio pieno di possibilità, un terreno fertile dove posso coltivare i miei pensieri e le mie emozioni senza interferenze.

Quando scelgo di aprirmi agli altri, quando decido di passare del tempo con qualcuno, lo faccio con una consapevolezza profonda. Ogni incontro è il risultato di una volontà condivisa, di un desiderio sincero di entrare in relazione, di scoprire qualcosa di nuovo sull'altro e su me stesso. Non è mai una risposta alla solitudine o un tentativo di colmare un vuoto. Non sono una persona che ha bisogno degli altri per essere completa. Piuttosto, sono qualcuno che ama condividere e che trova piacere nel dare e ricevere quando c'è un’autentica connessione. Ogni incontro è un atto voluto, un momento in cui due persone scelgono di unirsi non per necessità, ma per la bellezza del reciproco scambio. Non sono una persona asociale, e non mi piace essere frainteso in questo senso. Sono, come diceva Jung, «un empatico selettivo». Ho la capacità di entrare in connessione profonda con gli altri, ma lo faccio con discernimento, rispettando i miei limiti e le mie percezioni. Non tutte le persone sono pronte a incontrarmi nella mia essenza più profonda, e questo è un dato di fatto che ho imparato ad accogliere senza rimpianti.

Amo veramente le persone, ma non ho più paura di ammettere che, a volte, ho bisogno di tempo per me. Non è che non mi interessi ciò che accade nella vita degli altri, ma la mia energia ha bisogno di essere preservata, di non essere dispersa in un continuo movimento che non mi permette di essere autentico. Dopo ogni incontro, il mio "Io" ha bisogno di una pausa, di tornare a sé, di ritrovare l’equilibrio che mi permette di essere una persona migliore per gli altri. La solitudine, quindi, non è mai una fuga, ma un ritorno. Un ritorno alla mia essenza, alle cose che davvero contano per me, al silenzio che mi permette di sentire la profondità di quello che sono. Ogni incontro che condivido con gli altri è una scelta fatta con il cuore, non con la mente. Non è mai un tentativo di colmare un vuoto, ma un incontro consapevole tra due persone che scelgono di stare insieme, non perché abbiano bisogno di farlo, ma perché hanno qualcosa di autentico da dare e ricevere.

Se qualcuno si riconosce in queste parole, se anche per lui la solitudine è spesso una scelta necessaria, sappia che quando scelgo di trascorrere del tempo con qualcun altro, non lo faccio per riempire un vuoto, ma per il piacere genuino di condividere, di connettermi con qualcuno che è in sintonia con me. Ogni momento che passo con gli altri è il risultato di una volontà condivisa, di un desiderio sincero di stare insieme. Non è mai una risposta alla solitudine, ma un atto di profonda connessione, dove non ci sono forzature, non ci sono compromessi. Solo il piacere di essere insieme, di essere autentici, di essere se stessi.