Divine, il cui vero nome era Harris Glenn Milstead, nacque il 19 ottobre 1945 a Towson, Maryland, in una famiglia della classe media che viveva nel sobborgo di Baltimora. La sua infanzia non fu facile: già da giovane, Milstead si trovò a fare i conti con un corpo che non corrispondeva agli ideali estetici della sua epoca. Obeso e spesso oggetto di derisione a causa del suo aspetto fisico, Milstead affrontò il bullismo e la marginalizzazione sociale. Tuttavia, queste esperienze difficili giocano un ruolo cruciale nel formare la sua visione del mondo e nella successiva creazione della sua celebre figura, Divine. L'arte, la performance e il cinema sarebbero diventati il suo terreno di lotta contro la convenzionalità e l'oppressione, un'opportunità per rompere con i pregiudizi della società e definire una nuova estetica, che sfidava apertamente le rigide nozioni di genere, bellezza e sessualità.
Il punto di svolta nella vita di Milstead avvenne quando incontrò John Waters, un regista emergente che, come lui, cercava di sfidare il conformismo culturale. Fu un incontro che cambiò il corso della sua vita, perché Waters riconobbe il potenziale di Milstead per incarnare un personaggio che avrebbe sfidato ogni convenzione sociale e culturale. In un’epoca dominata dai canoni della bellezza classica e da rigidi ruoli di genere, Waters vide in Milstead la possibilità di creare un’icona che avrebbe trasceso tutte le etichette e le aspettative sociali.
Nel 1972, con il film "Pink Flamingos", Divine diventò una figura leggendaria. Diretto da Waters, il film racconta la storia di una famiglia di criminali e devianti, con la protagonista interpretata da Divine: Babs Johnson, una figura trasgressiva e spietata, che vive in un mondo di illegalità e degrado. Pink Flamingos non solo sfidava i tabù cinematografici, ma diventava un atto di ribellione contro i valori borghesi e convenzionali dell'epoca. La performance di Divine nel ruolo di Babs, che culminava con una scena iconica in cui mangiava un cane morto, divenne simbolo di una nuova forma di cinema underground: grottesco, audace e radicalmente anti-establishment. La sua immagine di donna sopra le righe, volutamente sgraziata e ironica, si configurava come una critica sociale: un rifiuto di una femminilità standardizzata e oppressiva, un'affermazione di libertà.
Con questo film, Divine si consacrò come un'icona queer e come simbolo di una cultura che, negli anni successivi, avrebbe lottato per la visibilità e il riconoscimento. Il film, benché sconvolgente e divisivo, si guadagnò un culto di appassionati, diventando un caposaldo del "trash cinema" e aprendo la strada a una carriera che sarebbe continuata a sfidare le convenzioni.
Nel corso degli anni '70 e '80, Divine continuò a collaborare con Waters, divenendo la protagonista dei suoi film più controversi e audaci. "Female Trouble" (1974) e "Desperate Living" (1977) sono altre pellicole in cui Divine interpretava personaggi che vivevano ai margini della società, privi di qualsiasi scrupolo morale. Questi ruoli non erano semplici parodie, ma rappresentavano delle vere e proprie esplorazioni della natura umana in un mondo caotico e disordinato. In Female Trouble, Divine interpretava Dawn Davenport, una donna che, respinta dalla sua famiglia e dalla società, intraprende una carriera criminale in cerca di fama. La pellicola esplorava temi di alienazione, vendetta e autoaffermazione, mescolando elementi di commedia grottesca a momenti di dramma intenso. Divine, con la sua presenza imponente e il suo stile teatrale, riusciva a rendere questi personaggi tanto eccentrici quanto profondamente umani, dando loro una dimensione che sfidava le percezioni tradizionali di moralità e bellezza.
Nel 1981, con "Polyester", Waters portò Divine in un contesto più mainstream, un film che pur mantenendo la sua estetica satirica e provocatoria, ebbe un impatto maggiore sul pubblico. La performance di Divine come Francine Fishpaw, una donna suburbana intrappolata in un matrimonio infelice, rappresentava un’ulteriore evoluzione del suo personaggio. La sua interpretazione era, ancora una volta, una parodia dei ruoli femminili tradizionali, ma anche una riflessione sulle difficoltà della vita quotidiana e sul ruolo della donna nell’America degli anni '50 e '60. Anche in questo caso, il suo corpo e la sua presenza scenica, tutt'altro che convenzionali, divennero il centro di una critica sociale alla conformità e alla mediocrità della classe borghese.
Un elemento centrale della figura di Divine è stato il suo modo di sfidare le tradizionali nozioni di genere. La sua immagine, come una donna esagerata e grottesca, sfidava qualsiasi aspettativa estetica. Non si trattava semplicemente di travestirsi da donna, ma di creare una figura che mescolava in modo parodico e consapevole tratti maschili e femminili, in una fusione che negava ogni rigidità nelle categorie di genere. La sua immagine di "drag queen" - ma con un'impronta unica che superava l'idea di una semplice imitazione femminile - divenne un simbolo di liberazione e resistenza contro le norme. Con il suo corpo massiccio, i suoi movimenti teatrali e la sua personalità travolgente, Divine mostrava che non esiste un’unica forma di femminilità o bellezza, e che la libertà di espressione doveva includere tutte le forme di essere, senza limitarsi a ciò che la società considerava accettabile.
Il suo stile visivo, caratterizzato da trucco pesante, parrucche bionde e vestiti sgargianti, non solo era una dichiarazione di visibilità e potenza, ma anche una protesta contro l’omofobia e la misoginia prevalenti nella cultura dell'epoca. Le sue performance erano intrise di una consapevolezza che mescolava ironia e critica sociale, mentre al contempo esprimevano una totale fiducia nella propria identità e nel proprio potere.
Nel 1982, Divine decise di espandere il suo dominio artistico entrando nel mondo della musica. Con il singolo "You Think You're a Man", Divine ottenne un grande successo nelle discoteche e nei club di tutto il mondo. La canzone, una fusione di dance e disco music, affrontava il tema della liberazione sessuale e dell'affermazione di sé, diventando un inno per molte persone della comunità LGBTQ+. Il successo di "You Think You're a Man" segnò il debutto di Divine nel panorama musicale internazionale, un passo che la portò a diventare una figura ancora più iconica e influente. Il brano divenne un simbolo di empowerment, una celebrazione della libertà individuale, e della resistenza contro gli stereotipi di genere e sessualità.
Nel 1985, Divine lanciò un altro singolo, "Native Love (Step by Step)", che seguì il successo del precedente. Con il suo ritmo coinvolgente e il suo testo audace, la canzone continuò a cementare la sua posizione nel mondo della musica popolare. La carriera musicale di Divine si intrecciò con quella cinematografica, rafforzando ulteriormente la sua figura di diva queer e icona della cultura di club.
Nel marzo del 1988, Divine morì prematuramente a causa di un arresto cardiaco, complicato da problemi di obesità. La sua morte colpì duramente i suoi fan e la comunità LGBTQ+, che avevano trovato in Divine una figura di riferimento, un simbolo di liberazione e di coraggio. Nonostante la sua scomparsa prematura, la sua eredità culturale non solo sopravvive, ma continua a crescere. Divine ha influenzato intere generazioni di artisti, drag queen, attivisti e performer, lasciando un segno indelebile nella cultura popolare.
Oggi, Divine è ricordata non solo come una drag queen e una performer straordinaria, ma come una figura che ha saputo ridefinire i confini dell'arte, della sessualità e dell’identità di genere. La sua capacità di rompere i tabù, di sfidare le convenzioni estetiche e di offrire una visione radicale e liberatoria della vita, continua a ispirare e a definire il panorama culturale contemporaneo. La sua eredità è diventata un simbolo di resistenza e di empowerment, un'icona di una bellezza che non conosce confini, un'affermazione di sé che supera ogni tipo di etichetta.