domenica 16 marzo 2025

IL RITORNO DI BACCO: DAI BOSCHI SEGRETI DI ROMA AI CLUB DI SAN FRANCISCO


Roma non dormiva mai del tutto, ma quando calava la notte, i suoi ritmi cambiavano. Le fiaccole illuminavano le strade con un bagliore tremolante, i mercanti chiudevano le loro botteghe, e gli uomini rientravano nelle loro case dopo una giornata trascorsa a discutere in Senato, a combattere nelle arene o a mercanteggiare nelle piazze. Ma non tutti seguivano le regole della città eterna. Alcuni aspettavano proprio la notte per vivere.

Era il primo giorno dei Baccanali, e l’aria stessa sembrava vibrare di un’attesa febbrile. Da giorni, i preparativi erano in corso: nei vicoli nascosti si erano scambiati sguardi e parole in codice, nei boschi sacri erano stati accumulati vasi di vino pregiato, corone d’edera e strumenti musicali. Chi si avvicinava all’Aventino poteva sentire, portato dal vento, il suono ritmico dei tamburi, che cresceva in intensità, quasi fosse il battito di un cuore impaziente.

Le strade di Roma sembravano tranquille, ma nei cortili interni delle domus patrizie e nelle stanze anguste delle insulae plebee, si preparavano coloro che avrebbero partecipato alla celebrazione. Le donne, in particolare, si muovevano con un’eccitazione febbrile. Alcune avrebbero dovuto attendere la notte per fuggire inosservate, mentre altre, con una scusa qualsiasi, si erano già allontanate, mescolandosi tra i gruppi di ancelle e mercanti diretti fuori città. Il loro destino era scritto nelle stelle: quella notte sarebbero diventate Baccanti.


IL CULTO DI BACCO: UN’EBBREZZA OLTRE IL VINO

Il culto di Dioniso, che a Roma prese il nome di Bacco, non era una semplice celebrazione del vino. Certo, il nettare d’uva scorreva a fiumi nelle cerimonie, ma il suo potere non si fermava all’ebbrezza. L’essenza di Dioniso era la trasformazione. Era il superamento dei limiti imposti dalla società, era la fusione tra umano e divino, era il caos che rompeva l’ordine, la follia che svelava la verità nascosta.

Le prime celebrazioni erano riservate alle donne, e il loro carattere segreto accresceva la paura dei senatori e dei patrizi. Cosa facevano le loro mogli, le loro figlie, quando si allontanavano nel cuore della notte? Perché tornavano all’alba con i volti accesi, i capelli scompigliati e una luce diversa negli occhi? I racconti parlavano di danze frenetiche, di canti in lingue sconosciute, di visioni profetiche e corpi che si muovevano senza freni.

Ma ciò che terrorizzava di più era la libertà. Nel mondo di Bacco non esistevano gerarchie. Le donne non erano più mogli sottomesse, gli schiavi non erano più servi, gli uomini non erano più soldati o commercianti, ma esseri in comunione con la divinità. Il potere di Roma si fondava sulla disciplina e sulla repressione, mentre Bacco predicava l’abbandono e il desiderio. Era inevitabile che il conflitto scoppiasse.


LA REPRESSIONE SENATORIALE: IL TERRORE DEL LIBERO DESIDERIO

Nel 186 a.C., il Senato decise di agire con una brutalità senza precedenti. Secondo Tito Livio, i Baccanali erano diventati una minaccia per la stabilità della Repubblica. Nel suo Ab Urbe Condita, il grande storico ci lascia una descrizione carica di orrore e disprezzo:

“Gli uomini commettevano più impurità con gli uomini che con le donne. Chiunque non si sottomettesse alla contaminazione o si tirasse indietro dal violare gli altri, veniva sacrificato come vittima.”

Era un’accusa esplicita: i Baccanali non minacciavano solo la morale, ma anche l’ordine patriarcale. La mescolanza dei sessi, delle classi sociali e dei ruoli tradizionali mandava in frantumi la rigida struttura della società romana. In quelle notti di celebrazione, uomini e donne non erano più ciò che il Senato aveva deciso che fossero.

Il decreto senatoriale che bandiva i Baccanali fu seguito da un’ondata di repressioni: migliaia di seguaci furono arrestati, centinaia giustiziati. I boschi sacri vennero devastati, i luoghi di culto distrutti. Roma si illuse di aver estirpato la minaccia.

Ma il culto di Bacco non si estingueva così facilmente. Si rifugiò nei margini, nei quartieri malfamati, nei sussurri delle strade. Sopravvisse nei racconti segreti e nelle pratiche clandestine, pronto a riemergere nei momenti di crisi, quando l’ordine diventava troppo soffocante.


DALLE OMBRE DELL’ANTICA ROMA AI CLUB DI SAN FRANCISCO

E riemerse, secoli dopo, in una città molto lontana da Roma.

San Francisco, negli anni ’80, era il nuovo santuario di Bacco. Era una città di ribelli, di outsider, di amanti della libertà. Il suo cuore batteva nei club sotterranei, nei locali dove l’identità non era imposta dall’alto ma creata nella danza, nel desiderio, nella condivisione di corpi e storie.

Fu in questa atmosfera che nel 1984 Arthur Evans, filosofo, attivista e storico del mondo LGBTQ+, riportò in scena Le Baccanti di Euripide al Valencia Rose Cabaret, un luogo iconico della scena queer di San Francisco. La sua versione non era solo una traduzione, ma una dichiarazione politica: i Baccanali non erano mai finiti, il loro spirito sopravviveva nei movimenti per i diritti, nelle lotte contro la repressione sessuale, nei corpi che danzavano senza paura.

Nel 1988, Evans pubblicò The God of Ecstasy, un’opera in cui legava il culto dionisiaco alla storia della comunità queer, mostrando come ogni epoca abbia avuto il suo Senato pronto a reprimere e il suo Bacco pronto a risorgere.


L’ETERNO RITORNO DI BACCO

Oggi, i Baccanali non si celebrano più nei boschi sacri dell’Aventino, ma continuano a esistere ovunque qualcuno osi sfidare il potere con la propria libertà. Ogni festa in cui si celebra l’identità senza paura, ogni notte in cui si balla senza vergogna, ogni angolo di mondo in cui il desiderio non è un crimine, è un tempio dedicato a Bacco.

I senatori di Roma credevano di aver spento la sua fiamma, ma si sbagliavano. Dioniso non si lascia imprigionare.

E da qualche parte, lontano dai palazzi del potere, si sente ancora un tamburo che batte, sempre più forte, sempre più vicino.