venerdì 28 marzo 2025

Entrando, assorto

1.

Entrando, assorto, in uno di quei luoghi,
dove l’ombra si sposa al suo languore,
egli si reca, passo dopo passo,
come un viandante smarrito nel nulla,
col cuore avvolto in un sudario d’ombra,
tra le pieghe d’un mondo ormai in frantumi,
tra mura mute, voci di lamento,
che sfiorano i suoi sensi come spettri
di antichi amori mai più risvegliati,
di desideri che il tempo ha inghiottito,
di promesse mai mantenute, mai vissute.
Ogni angolo è un abisso che inghiotte la luce,
ogni ombra è un abbraccio che stritola il cuore,
ogni passo che compie è una condanna,
ogni respiro un soffio di morte che attende.
Eppure, in quell’inferno di silenzi e polvere,
egli avanza, come un poeta dannato,
consapevole che ogni suo movimento
lo avvicina a una verità sconosciuta,
che non può né vedere né udire,
ma solo sentire nel fondo più oscuro del suo essere.

2.

Si staglia, incerto, sposa il suo destino,
come un naufrago senza più rive,
in bilico fra il sogno e la disfatta,
senza più faro a illuminare la rotta,
senza una stella che guida il cammino,
un anelito perduto in un cielo scuro,
senza direzione, senza meta certa,
un cuore che pulsa nel buio della notte,
un pensiero che si perde nel vento,
un desiderio che scivola nell’oscurità.
Ogni passo che fa è un’eco nel nulla,
una promessa infranta che risuona
tra le ossa di chi non è mai più tornato,
tra le lacrime di chi ha smesso di piangere,
un corpo che cammina, ma che è già morto,
un’anima che vaga senza nome né volto.
Il suo destino è come una fiamma che arde,
senza consumarsi mai, senza mai brillare,
un fuoco che brucia nella profondità,
senza speranza di raggiungere la luce.

3.

Un fiore nero stringe nella mano,
uno stelo avvizzito, eco di speranza,
un simbolo di morte che si svela
in un gesto lento e consumato dal tempo,
e sulle labbra un canto soffocato,
che s’innalza, si frange e si dissolve,
come un sospiro nel respiro d’altri,
un eco lontano che muore nel vento,
un dolore che non trova riposo,
un grido muto che non può essere sentito.
Ogni parola è un veleno che scorre,
ogni silenzio è una lama che taglia,
ogni ricordo un tormento che s’insinua
nel cuore già logorato dal rimorso,
nel cuore che non sa più cos’è l’amore,
nel cuore che è diventato pietra e polvere.
Ogni respiro è un atto di sofferenza,
ogni passo è un passo verso l’abisso,
un cammino senza fine, senza speranza,
dove il ritorno è una parola sconosciuta.

4.

Medicamenti al segno già inciso,
un marchio che segna la carne e l’anima,
al solco che gli brucia sulla pelle,
la cicatrice di un amore tradito,
o di una verità che mai si svela,
marchio profondo come un sogno spento,
cifra segreta della sua rovina,
un’ombra che lo segue, che lo avvolge,
che lo stringe come un abbraccio amaro,
un destino che non si scosta da lui,
come una melodia che suona in eterno,
un destino che lo spinge oltre la morte,
oltre la follia, oltre l’inferno stesso.

5.

Sprofondato nel padre che lo attende,
che è già cenere prima d’esser voce,
che è già silenzio prima d’esser sguardo,
un volto sbiadito tra le nebbie del ricordo,
come un fantasma che non ha più storia,
come un nome dimenticato dal tempo,
un essere svanito tra le pieghe della morte,
un respiro che non può più essere ascoltato,
un’ombra che non lascia traccia sulla terra.
Il padre è un abisso che lo inghiotte,
è il vuoto stesso che lo consuma,
è la morte che lo accoglie senza pietà,
è il nulla che non lascia speranza.
Ogni passo verso di lui è un passo nel buio,
ogni respiro che prende è un atto di morte,
ogni parola che scivola dalle labbra
è un veleno che consuma la sua anima,
è un bacio che lo lega alla sofferenza eterna.

6.

Due squilli esitano nell’aria torva,
come due grida dentro un pozzo vuoto,
eco di una tragedia che non ha fine,
come l’ultimo fremito del giorno,
prima che il buio tutto avvolga e inghiotta,
prima che il cielo si faccia d’oscurità,
prima che l’ora perda il suo significato,
prima che la luce diventi solo ombra,
prima che il mondo perda il suo equilibrio.
Ogni squillo è un rintocco della morte,
ogni squillo è il segno di una fine
che non può essere evitata,
che non può essere fermata,
come una marea che travolge ogni speranza.

7.

Sotto l’aspetto effimero del vero,
fra veli d’ombra e specchi di menzogna,
l’apparenza che si dissolve e si sfuma,
la sua visita incombe come un’ombra,
come il presentimento della fine,
una presenza che non trova respiro,
che non sa più di che carne è fatta,
che non conosce il confine tra il cielo e la terra,
che vaga, smarrita, nell’infinito silenzio,
che non trova più traccia del mondo,
che non ha più forma, né pensiero, né nome.

8.

Il suo progetto, un’invisibile ora,
un pensiero che non può essere detto,
un sogno che si spegne prima di nascere,
un rito muto dentro il tempo fermo,
la ragione smarrita proprio a lui,
come una fiamma accesa nella nebbia,
che trema, brucia e poi svanisce lenta,
come la luce di un giorno che sfuma,
come la memoria che lentamente svanisce,
come il passo che si perde nell’abisso,
come un respiro che non arriva mai,
come il ricordo che diventa polvere.
Ogni gesto che compie è l’ultimo,
ogni passo che fa è un passo verso il nulla,
ogni parola che pronuncia è un lamento
che si perde nell’oscurità.
Ogni suo movimento è la danza della morte,
ogni sua esistenza è un atto di disperazione,
un atto che non chiede redenzione,
che non spera in una salvezza,
un atto che scivola nell’oblio,
che affonda nel cuore più nero della notte.