Al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, un’installazione ci accoglie con la potenza silenziosa di un grido soffocato. Si intitola Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo, ed è un’opera dell’artista Adrian Paci, in mostra fino al 21 settembre 2025
L’opera è un vasto mosaico composto da 250 tessere, ognuna delle quali riproduce un frammento di mare. A prima vista, il lavoro di Paci sembra una celebrazione della bellezza naturale, un’ode visiva al Mediterraneo con la sua estensione sconfinata, le sue sfumature cangianti, la sua eternità liquida. Ma avvicinandosi, lo sguardo coglie un dettaglio inquietante: la grana ruvida delle immagini, che ricorda quella della carta stampata. Questa texture non è un effetto estetico casuale, bensì un elemento concettuale carico di significato. Le immagini che compongono l’opera non sono fotografie scattate dall’artista, né riproduzioni artistiche idealizzate, ma frammenti prelevati da articoli di giornale, in particolare da reportage su naufragi nel Mediterraneo.
L’installazione si trasforma così in una testimonianza visiva della tragedia contemporanea delle migrazioni, un racconto muto che parla di esodi, di speranze e di vite spezzate. Ogni tessera è una finestra su un frammento di mare, e ogni mare è una storia, un destino sospeso tra il desiderio di una nuova esistenza e l’incertezza dell’arrivo.
Adrian Paci: l’artista del transito e dello sradicamento
Adrian Paci è un artista la cui biografia si intreccia profondamente con i temi del suo lavoro. Nato nel 1969 a Scutari, in Albania, ha vissuto direttamente l’esperienza della migrazione, trasferendosi in Italia negli anni Novanta in seguito al crollo del regime comunista e alle tensioni politiche nel suo paese natale. Questa esperienza personale ha segnato la sua intera produzione artistica, che si muove attorno ai temi del transito, dello sradicamento, dell’identità e della memoria collettiva.La sua ricerca si sviluppa attraverso diversi media, dal video alla fotografia, dalla pittura all’installazione, e spesso utilizza materiali di archivio, immagini prelevate da contesti reali, documenti di esperienze vissute. La sua opera è un’indagine sulla condizione dell’uomo contemporaneo, costretto a confrontarsi con il senso di perdita, con la precarietà del presente e con l’instabilità del futuro.
Tra i suoi lavori più noti, il video Centro di permanenza temporanea (2007) mostra un gruppo di migranti in attesa su una scaletta d’aereo che, però, non porta da nessuna parte, un’immagine simbolica dell’attesa infinita e dell’assenza di un approdo sicuro. In The Column (2013), invece, un blocco di marmo viene scolpito direttamente a bordo della nave che lo trasporta dalla Cina all’Europa, in un processo di trasformazione che si compie durante il viaggio stesso.
Anche in Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo l’artista lavora sul concetto di viaggio e di metamorfosi, ma qui il mare diventa il protagonista assoluto, un’entità che accoglie e respinge, che promette e inganna, che custodisce e inghiotte.
Un mare che è soglia e confine
Il mare, nella storia dell’umanità, è sempre stato un simbolo ambivalente. È stato la via delle scoperte, il luogo delle avventure mitiche, la culla delle civiltà mediterranee, ma è stato anche confine, ostacolo, minaccia.Nel mondo contemporaneo, il Mediterraneo è diventato il teatro di una delle più grandi crisi umanitarie della nostra epoca. Migliaia di uomini, donne e bambini tentano la traversata per sfuggire alla guerra, alla povertà, alla persecuzione, affidando le loro vite a imbarcazioni di fortuna, a rotte incerte, a trafficanti senza scrupoli. Per molti, il mare diventa l’ultima tappa di un viaggio senza ritorno.
L’installazione di Paci ci mette di fronte a questa realtà in modo non esplicito, ma profondamente evocativo. Non ci sono immagini di naufragi, non ci sono corpi, non ci sono volti. C’è solo il mare. Ma quel mare, riprodotto in 250 frammenti, porta con sé il peso di tutte le storie che la cronaca ha registrato e che la memoria collettiva troppo spesso dimentica.
Il significato del titolo: un ribaltamento della speranza
Il titolo dell’opera, Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo, suggerisce un capovolgimento di prospettiva che è sia fisico che simbolico. Il mare e il cielo si scambiano di posto, in un gioco di riflessi che allude all’incertezza, al disorientamento, alla perdita di punti di riferimento.Per chi parte, il mare dovrebbe essere una via di fuga, un ponte verso una nuova esistenza. Ma per molti si trasforma in una barriera invalicabile, in una tomba d’acqua. Il cielo, invece, è il luogo delle speranze, dell’orizzonte aperto, della libertà. Ma per chi annega, il cielo diventa l’ultima immagine visibile, il limite tra la vita e la morte.
Questo scambio di ruoli tra cielo e mare amplifica la sensazione di spaesamento che attraversa tutta l’installazione. Ci invita a riflettere su cosa significhi vedere il mondo da una prospettiva diversa, su come l’esperienza del viaggio possa trasformare completamente la percezione della realtà.
Il MUDEC: un museo per il dialogo tra culture
Il MUDEC – Museo delle Culture di Milano è il luogo ideale per ospitare un’opera come questa. Situato in Via Tortona 56, il museo è un punto di riferimento per la ricerca e l’esposizione di opere che riflettono sulle intersezioni tra le culture, sulle migrazioni, sulle identità in movimento.L’installazione è ad ingresso gratuito, per permettere a un pubblico il più ampio possibile di avvicinarsi a questa esperienza artistica e riflessiva.
Perché vedere quest’opera?
Visitare Il vostro cielo fu mare, il vostro mare fu cielo non è solo un’esperienza estetica, ma un atto di consapevolezza. Di fronte a un mare che ci è familiare, siamo costretti a chiederci quante storie esso nasconda, quante vite abbia spezzato, quanta speranza sia stata inghiottita dalle onde.Adrian Paci non offre soluzioni, né risposte. Non ci mostra i volti di chi ha sofferto, non ci racconta direttamente le loro storie. Ci lascia solo il mare, e ci chiede di ascoltarlo. Sta a noi decidere se voltare lo sguardo altrove o lasciarci interrogare da quel blu frammentato, da quelle immagini rubate alla cronaca, da quelle tessere che compongono un mosaico di speranze negate.
Nel silenzio dell’installazione, il mare continua a parlarci. Sta a noi decidere se vogliamo ascoltarlo.