venerdì 7 marzo 2025

Harris Glenn Milstead e Divine: la trasformazione in icona della cultura queer, del cinema underground e della musica pop

Harris Glenn Milstead, nato il 19 ottobre 1945 a Baltimore, Maryland, è una delle figure più iconiche e rivoluzionarie della storia della cultura queer, della musica e del cinema. Con il suo alter ego drag, Divine, Milstead ha forgiato un’identità che ha ridefinito le convenzioni di bellezza, genere e sessualità, diventando un simbolo di sfida contro l'ordinario e un faro di liberazione e di espressione autentica. La sua figura non è solo quella di una drag queen: Divine è diventata un’icona che ha travalicato i confini del mondo gay, abbracciando e influenzando la cultura popolare e la società nel suo complesso. La sua carriera, che ha abbracciato cinema, musica e performance teatrale, è un esempio straordinario di come un’artista possa rompere le barriere e dare nuova vita a forme d’arte trasgressive.

Milstead, prima di diventare il volto che tutti conosceranno come Divine, visse una giovinezza segnata dalla ricerca della propria identità. La sua infanzia fu caratterizzata da una certa solitudine e dall’emarginazione, temi che segnarono profondamente il suo percorso creativo. Crescendo in una società americana dominata da valori tradizionali, la sua sessualità e il suo aspetto non convenzionale lo rendevano una figura ai margini. Tuttavia, questo stesso isolamento lo spinse a cercare una comunità alternativa, che avrebbe trovato a San Francisco, una delle città più avanzate e liberali degli Stati Uniti.

Nel corso degli anni '60 e '70, San Francisco divenne il centro della controcultura americana, un crogiolo di attivismo politico, diritti civili e libertà sessuali. Fu qui che Milstead entrò in contatto con The Cockettes, un gruppo di artisti e drag queen che sfidavano ogni convenzione estetica e sessuale. Con The Cockettes, Milstead cominciò ad affinare il personaggio di Divine, un'interpretazione esagerata e ironica della femminilità. La scelta di creare un personaggio sopra le righe, con parrucche enormi, abiti appariscenti e un trucco eccessivo, fu un atto di resistenza contro i modelli di bellezza imposti dalla società e contro le aspettative di comportamento legate al genere.

Le performance con The Cockettes non erano solo spettacoli di intrattenimento, ma atti politici di liberazione. Gli spettacoli, carichi di satira, elementi di travestitismo, e parodie dei codici di bellezza e sessualità, erano un atto di disobbedienza contro una società che non solo emarginava le persone queer, ma reprimiva anche qualsiasi forma di espressione non conforme. Milstead, con il suo alter ego Divine, incarnava la forza di una cultura che si rifiutava di conformarsi.

La vera svolta nella carriera di Divine avvenne quando incontrò il regista John Waters, un’altra figura emblematica della controcultura degli anni '70 e '80. Il loro sodalizio avrebbe segnato un capitolo fondamentale nel panorama del cinema indipendente e nell’immaginario collettivo. Waters, con la sua attitudine provocatoria e dissacrante, trovò in Divine il perfetto strumento per realizzare film che sfidavano tutte le norme di comportamento, estetica e moralità. Il primo progetto che segnò l'inizio della loro collaborazione fu "Pink Flamingos" (1972), una pellicola che si sarebbe rivelata non solo un successo di culto, ma anche un manifesto della resistenza queer.

"Pink Flamingos", in cui Divine interpretava la "persona più sporca del mondo", è noto per aver infranto ogni tabù, presentando comportamenti scandalosi e grotteschi come un atto di celebrazione della libertà sessuale. Il film divenne una pietra miliare della cultura queer e uno dei principali esempi di cinema "trash", un genere che univa esteticamente il kitsch e il volgare alla satira sociale. La performance di Divine, con il suo look esagerato e la sua presenza scenica indomita, fu un invito a superare ogni barriera nel rappresentare la sessualità e la trasgressione.

Questo film fu solo l'inizio di una lunga e fruttuosa collaborazione con Waters. Successivamente, Divine recitò in "Female Trouble" (1974), un altro film che continuava a esplorare le tematiche della ribellione e della dissidenza, con Divine nel ruolo di Dawn Davenport, una donna che cerca fama e potere in un mondo cinico e corrotto. Il film continuava a spingere i confini del buon gusto e della moralità, presentando Divine come una figura che si faceva beffe dei ruoli tradizionali di donna e di madre.

Nel 1981, con "Polyester", Divine raggiunse una nuova fase della sua carriera, ancora una volta sotto la direzione di Waters. Il film parodiava i melodrammi degli anni '50, ma con un tocco sovversivo che metteva in discussione gli stereotipi di classe e genere. Divine interpretava una casalinga frustrata, dando vita a uno dei suoi ruoli più memorabili, capace di alternare commedia e dramma con una maestria sorprendente. In questi film, Divine riusciva non solo a intrattenere, ma anche a fare una critica incisiva alla società borghese, utilizzando l’ironia come strumento per esplorare la condizione umana, le sue contraddizioni e il desiderio di emancipazione.

Oltre alla sua carriera cinematografica, Divine riuscì a conquistare anche il mondo della musica. Nel 1982, l'incontro con il produttore Bobby Orlando e l'ingresso nel mondo della musica Hi-NRG segnarono un altro capitolo importante nella sua carriera. Con brani come "Native Love (Step By Step)", "Shoot Your Shot" e "Love Reaction", Divine divenne una delle stelle della dance music dei club, riuscendo ad attrarre un pubblico che andava ben oltre la comunità gay.

La sua musica, caratterizzata da ritmi incalzanti e testi che celebravano l’amore e la sessualità libera, divenne un inno di liberazione. Il suo stile musicale, che mescolava il suono della disco con la nuova onda della musica elettronica, trovò una grande eco nelle discoteche e nei circuiti alternativi. Successivamente, grazie alla collaborazione con i produttori Barry Evangeli e Stock Aitken & Waterman, Divine riuscì a raggiungere una popolarità internazionale, con successi come "You Think You’re a Man" e "I’m So Beautiful". Questi brani, che entrarono nelle classifiche internazionali, portarono Divine a un pubblico più ampio, dimostrando che la sua arte non si limitava solo al cinema o al cabaret, ma era un fenomeno capace di attraversare generi e confini.

Nel 1988, Divine raggiunse un’ulteriore vetta della sua carriera con il ruolo di Edna Turnblad nel film "Hairspray", una commedia musicale di John Waters che sarebbe diventata un grande successo al botteghino. Interpretando la madre di Tracy Turnblad, Divine riuscì a mostrare una nuova dimensione del suo talento, facendo la sua parte di madre amorevole, dolce ma anche estremamente comica. La performance di Divine in "Hairspray" fu una delle più apprezzate della sua carriera, e il film segnò il suo ingresso nel mainstream, portandola a un pubblico che inizialmente la conosceva solo per le sue performance più trasgressive.

Tuttavia, pochi mesi dopo il successo di "Hairspray", Divine morì prematuramente il 7 marzo 1988, a soli 42 anni, a causa di un attacco di cardiomegalia, un’infiammazione del cuore. La sua morte, che arrivò pochi giorni dopo l’uscita del film, scosse profondamente il mondo dello spettacolo. Molti si chiedevano cosa sarebbe successo se Divine avesse continuato la sua carriera, ma il suo impatto era già immenso.

Divine è una figura che ha lasciato un’eredità indelebile. Non solo come una drag queen che ha portato l’arte del travestitismo nel cuore della cultura popolare, ma anche come un’icona che ha sfidato le norme e i tabù della sessualità e dell’identità di genere. Divine ha dato voce a chi veniva escluso dalla società, celebrando la diversità come valore e forza. La sua presenza in film, musica e performance teatrali ha dato il via a un movimento che oggi è parte integrante della cultura queer, e la sua eredità continua a vivere in ogni angolo della cultura pop, dalla moda al cinema, dalla musica alla politica.

Divine è una figura che ha abbattuto ogni barriera, che ha infranto ogni convenzione e che, con la sua audacia, ha cambiato il volto della cultura popolare. Oggi, la sua figura è celebrata come un simbolo di empowerment, non solo per la comunità LGBTQ+, ma per chiunque si senta marginalizzato o oppresso. La sua capacità di trasformare il corpo, la performance e l’identità in uno strumento di resistenza e di espressione autentica ha avuto un impatto che trascende il suo tempo.

Anche dopo la sua morte, Divine continua a essere un'icona indiscussa della cultura popolare. La sua eredità vive non solo nei film e nella musica, ma anche nei movimenti sociali che lottano per i diritti della comunità LGBTQ+. Nel 1990, a due anni dalla sua morte, la rivista People la proclamò "Drag Queen del secolo", un titolo che ne confermava l'influenza duratura. Questo riconoscimento segnò solo uno dei tanti tributi che Divine ricevette postumo, ma che riflettevano l'incredibile impatto che la sua carriera aveva avuto sulle generazioni successive.

Molti artisti contemporanei, soprattutto quelli della scena queer, citano Divine come una delle loro principali fonti di ispirazione. Da Lady Gaga, che ha esplicitamente dichiarato di voler emulare la libertà e l’audacia di Divine, a RuPaul, che ha costruito il suo impero televisivo grazie a una visione di inclusività e visibilità drag, la presenza di Divine nel panorama della cultura pop è innegabile. La sua influenza è presente anche nella moda, nei video musicali, nel teatro e nella televisione, dove le sue performance hanno tracciato una strada che oggi sembra essere percorsa da molteplici artisti e icone queer.

Divine come Archetipo dell'Icona Queer Divine ha incarnato il ruolo di "archetipo" queer in un modo che pochi altri artisti sono riusciti a fare. Non era solo una drag queen, ma una figura che sfidava tutte le etichette. La sua rappresentazione di sé non si limitava a una semplice parodia del femminile, ma era un atto d’affermazione e di provocazione che ridefiniva il concetto di bellezza, sensualità e genere. La sua identità non era mai fissa, era fluida, trasgressiva e voluttuosa, in grado di abbracciare le complessità del corpo e dell'anima umana in modi che ancora oggi continuano a essere fonte di riflessione e ispirazione.

A livello simbolico, Divine rappresentava anche un riflesso della dualità tra la persona privata e l'immagine pubblica. Come molte drag queen, il suo alter ego rappresentava una sorta di liberazione, ma allo stesso tempo anche una maschera che le permetteva di vivere in modo autentico, e non solo come "un altro" da osservare. Nel suo personaggio si potevano riconoscere molte delle contraddizioni, dei desideri e delle lotte di chi vive ai margini della società. Era un personaggio volutamente esagerato, che ironizzava sulle proprie stesse debolezze e contraddizioni, ma che al contempo celebrava la propria unicità e potenza.

La cultura drag, grazie a Divine, è uscita dai confini stretti della comunità LGBTQ+ per diventare una componente fondamentale della cultura pop mainstream. L’emergere di programmi televisivi come RuPaul's Drag Race ha portato la drag culture in prima linea, dimostrando che le performance drag non sono solo per un pubblico di nicchia, ma possono essere apprezzate da milioni di persone in tutto il mondo. Ma anche fuori dal contesto televisivo, la drag culture, e in particolare il personaggio di Divine, sono oggi riconosciuti come simboli di coraggio, autenticità e libertà.

In questo contesto, Divine è più di una semplice figura culturale: è un mito che ha avuto la capacità di influenzare in modo profondo la percezione di chi siamo e come ci definiamo. La sua performance teatrale, la sua musica, e soprattutto la sua figura come "drag queen" sono esempi di arte che non solo intrattengono, ma interrogano il pubblico, sollevano domande sulla sessualità, sul genere e sulla società. Non è solo una figura che ha provocato scandalo: è una persona che ha trasformato lo scandalo in un'opportunità di cambiamento e di crescita per tutti.

Nel tempo, Divine è diventata un'icona che ha superato le barriere della semplice cultura queer per entrare nella storia della cultura popolare internazionale. Il suo spirito di resistenza, il suo approccio sovversivo alla sessualità e al genere, e la sua capacità di sfidare ogni norma sociale, estetica e politica la rendono una figura senza pari. Non è solo il simbolo di una cultura specifica, ma l’emblema di un cambiamento che ha toccato più ampie questioni di libertà, identità e accettazione.

Se Divine fosse ancora viva, la sua influenza sarebbe probabilmente ancora più vasta. La sua morte prematura, però, ha solo reso il suo mito ancora più potente, un esempio di come un'icona culturale possa durare oltre il tempo e le circostanze in cui è nata. Divine non è mai stata solo un personaggio del passato: è una continua fonte di ispirazione e un segno che la lotta per l’autodeterminazione e la visibilità delle minoranze continua a essere fondamentale. Oggi, più che mai, Divine rappresenta una fiamma che continua a bruciare, capace di riscaldare e illuminare le generazioni future.