Un’esistenza come un motore sempre acceso
Neal Cassady (1926-1968) è stato una delle figure più incandescenti della Beat Generation, un uomo il cui carisma magnetico e la cui irrefrenabile energia hanno lasciato un’impronta indelebile sulla letteratura e sulla cultura americana del XX secolo. Non fu uno scrittore nel senso tradizionale del termine, ma la sua vita stessa divenne materia letteraria, ispirando alcuni dei più grandi capolavori della Beat Generation, primo fra tutti On the Road di Jack Kerouac, dove appare trasfigurato nel leggendario personaggio di Dean Moriarty.
Cassady era un uomo in costante movimento, fisicamente e mentalmente. Parlava a raffica, raccontava storie senza sosta, amava la velocità, le auto, il sesso e la libertà assoluta. Con il suo stile di vita sregolato e il suo entusiasmo quasi infantile per il viaggio e la scoperta, divenne il cuore pulsante di una generazione che cercava di sfuggire alle costrizioni della società americana del dopoguerra. La sua influenza su scrittori come Kerouac, Allen Ginsberg e Ken Kesey fu enorme, ma alla fine il suo stesso stile di vita lo condusse all’autodistruzione.
L’infanzia difficile: un vagabondo nato
Neal Leon Cassady nacque l'8 febbraio 1926 a Salt Lake City, nello Utah, in una famiglia segnata dalla povertà. Dopo la morte della madre, avvenuta quando aveva solo dieci anni, crebbe in condizioni di estrema precarietà con il padre, un alcolizzato che si guadagnava da vivere come barbiere. Senza una casa stabile, Neal passò gran parte della sua giovinezza nei bassifondi di Denver, vivendo tra rifugi di fortuna e ambienti criminali.
Fin da adolescente, si dimostrò un talento naturale nella parlantina e nella seduzione. Affascinava chiunque con la sua energia travolgente, il suo linguaggio rapido e il suo innato senso del ritmo nella conversazione. Ma era anche un piccolo delinquente: rubava auto, falsificava assegni e si cacciava costantemente nei guai con la legge. La velocità e il movimento erano già elementi essenziali della sua esistenza: guidava come un pazzo, senza paura, come se volesse sfidare il destino a ogni curva.
L’incontro con la Beat Generation: la nascita di un’icona
Nel 1946, la sua vita prese una svolta cruciale. A New York conobbe Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William S. Burroughs alla Columbia University. Per questi giovani scrittori alla ricerca di nuove forme di espressione, Cassady apparve come una rivelazione: non era un intellettuale nel senso accademico, ma possedeva una vitalità grezza e una spontaneità nel parlare che sembravano incarnare perfettamente lo spirito che Kerouac cercava di mettere sulla pagina.
Kerouac rimase folgorato da Cassady, dal suo modo di vivere senza regole, dalla sua esuberanza infantile e dalla sua fame insaziabile di esperienze. Tra loro nacque un’amicizia profonda e tumultuosa, che si sarebbe tradotta in una serie di viaggi on the road attraverso l’America, viaggi destinati a entrare nella leggenda.
Ginsberg, invece, si innamorò di lui. La loro relazione, iniziata nel 1946, fu intensa e intermittente, durata oltre vent’anni. Cassady, che non si identificava in una categoria sessuale precisa, viveva l’amore con la stessa frenesia con cui affrontava tutto il resto: senza etichette, senza regole, senza freni.
Il mito di On the Road
Nel 1950, mentre Cassady era sposato con la sua seconda moglie Carolyn e viveva una vita apparentemente più stabile, Kerouac iniziò a lavorare a On the Road, il romanzo che lo avrebbe consacrato. Il protagonista, Dean Moriarty, era una trasposizione quasi diretta di Neal: lo stesso entusiasmo, la stessa insaziabile voglia di vivere, lo stesso fascino irresistibile e autodistruttivo.
Quando il libro venne pubblicato nel 1957, Neal Cassady divenne una leggenda vivente. Improvvisamente, il mondo intero voleva conoscere l’uomo dietro Dean Moriarty. Ma la fama non gli portò benefici: la sua inquietudine non si placò, e il senso di irrequietezza aumentò.
Gli anni con Ken Kesey: il viaggio psichedelico
Negli anni ’60, Cassady trovò una nuova tribù: i Merry Pranksters, il gruppo psichedelico guidato dallo scrittore Ken Kesey, autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Divenne l’autista del mitico autobus psichedelico Furthur, simbolo della cultura hippy e della sperimentazione con l’LSD.
Per Cassady, questa esperienza rappresentava una nuova frontiera del viaggio: non più solo spostamenti fisici, ma anche esplorazioni della mente. Ma le droghe e il ritmo di vita sregolato iniziarono a logorarlo.
Il declino e la morte misteriosa
Alla fine degli anni ’60, Cassady era ormai un uomo stanco. Dopo anni di eccessi, arresti e lavori saltuari, si ritrovò senza una direzione precisa. Nel febbraio del 1968, si trovava in Messico, a San Miguel de Allende. Dopo una notte di festa, fu trovato incosciente vicino a una ferrovia. Alcuni testimoni dissero di averlo visto camminare lungo i binari, parlando da solo sotto la pioggia.
Morì poco dopo, a soli 41 anni. La versione ufficiale parlò di ipotermia e overdose, ma molti dettagli rimasero oscuri. Fu la fine di un’esistenza bruciante, vissuta sempre a pieno regime, senza mai rallentare.
L’eredità di Neal Cassady
Cassady non scrisse romanzi né poesie, eppure il suo impatto sulla letteratura è immenso. Le sue lettere, fitte di uno stile febbrile e spontaneo, influenzarono la prosa di Kerouac. Il suo libro autobiografico Il primo terzo, pubblicato postumo, offre uno sguardo sulla sua infanzia difficile e sul suo spirito inquieto.
Ma il suo lascito più grande è il suo mito. Ancora oggi, chi legge On the Road sente la sua voce, il rombo del motore di un’auto lanciata nella notte, la sua risata sfrenata nel vento. Neal Cassady non si è mai fermato, e forse non si fermerà mai.