mercoledì 19 marzo 2025

"Attenzione alla puttana santa" (1971): il cinema come illusione tossica e autodistruttiva

"Warnung vor einer heiligen Nutte", noto in italiano come Attenzione alla puttana santa, è un film del 1971 scritto e diretto da Rainer Werner Fassbinder. È un'opera cardine nella sua produzione, un film in cui il regista tedesco riflette sulla propria esperienza artistica e personale, mettendo in scena il lato oscuro del cinema e dei rapporti umani. Girato in appena 22 giorni a Sorrento in 16mm, con un cast composto da attori della sua compagnia teatrale e cinematografica, il film rappresenta un’esplorazione brutale delle dinamiche di potere e dipendenza che si instaurano all'interno di una troupe cinematografica.

Più che un semplice racconto di backstage, Attenzione alla puttana santa è un'opera meta-cinematografica in cui il cinema diventa metafora della vita stessa, una sorta di prigione dorata dove la passione si trasforma in violenza e la creatività diventa una gabbia soffocante. Il titolo, enigmatico e provocatorio, allude a questa doppia natura dell’arte cinematografica: da un lato sacra, capace di elevare l'anima e dare un senso all'esistenza, dall'altro crudele e mercenaria, pronta a divorare chiunque cada nella sua rete.

Con questo film, Fassbinder non solo critica l'industria cinematografica e le sue dinamiche distruttive, ma si mette anche in discussione come autore e come uomo, mostrando senza filtri la propria ambiguità e i propri difetti.

Il contesto: dal fallimento di "Whity" alla catarsi cinematografica

Per comprendere Attenzione alla puttana santa, bisogna considerare il momento in cui venne realizzato. Fassbinder, all'epoca ventiseienne, era già un autore prolifico e controverso, che con il suo metodo di lavoro frenetico e la sua estetica spietata aveva conquistato una posizione di rilievo nel Nuovo Cinema Tedesco. Tuttavia, il fallimento del suo precedente film, Whity (1971), girato in Spagna come un western anomalo e anti-convenzionale, aveva segnato profondamente il regista.

Whity fu un’esperienza travagliata: la produzione era caotica, i rapporti tra Fassbinder e la troupe erano tesi, e alla fine il film venne distribuito in modo limitato, risultando un clamoroso insuccesso. Il regista, frustrato e amareggiato, sentì il bisogno di elaborare il trauma trasformandolo in cinema.

Nasce così Attenzione alla puttana santa, un film che racconta, in modo trasfigurato, l’esperienza vissuta sul set di Whity. Fassbinder usa il cinema per esorcizzare i propri demoni, creando un'opera che è al tempo stesso un'autocritica feroce e una riflessione sul potere, sulla manipolazione e sull'autodistruzione.

La trama: un'attesa carica di tensione e frustrazione

Il film è ambientato in un lussuoso hotel sul mare, dove una troupe cinematografica è in attesa di iniziare le riprese di un film. Tuttavia, le attrezzature non sono ancora arrivate, i finanziamenti sembrano incerti, e il regista, Jeff (interpretato da Lou Castel), è assente.

Questa attesa forzata trasforma l'hotel in una sorta di bolla fuori dal tempo, in cui il cast e la troupe, invece di lavorare, si abbandonano a un'esistenza fatta di alcol, droga, sesso e giochi di potere. Gli attori, i tecnici e gli assistenti passano le giornate tra litigi, flirt, confessioni e atti di crudeltà gratuita, mentre il caos emotivo cresce sempre di più.

Quando finalmente Jeff arriva, anziché portare ordine, getta ulteriore benzina sul fuoco. È un regista autoritario e volubile, che esercita il proprio potere attraverso la seduzione e l’umiliazione. Manipola chi gli sta intorno, usa e getta le persone senza alcun rispetto, e si diverte a creare tensioni tra i membri della troupe. Il suo assistente e amante (Marquard Bohm) è il primo a subirne gli abusi, mentre il resto della troupe oscilla tra devozione e odio nei suoi confronti.

Più che un film sul cinema, Attenzione alla puttana santa è un film sulla crudeltà dei rapporti umani, sulle relazioni di dominio e sottomissione, sulla fragilità degli equilibri psicologici all'interno di un gruppo costretto alla convivenza forzata. Il film che la troupe dovrebbe girare sembra perdere importanza di fronte alla messinscena di drammi personali e conflitti irrisolti.

Il cinema come struttura di potere

Uno degli aspetti più affascinanti del film è la rappresentazione del cinema come un sistema di potere totalizzante. Jeff non è solo un regista, ma un despota che governa la troupe con un mix di carisma, brutalità e seduzione. È il simbolo del potere artistico portato all’estremo, in cui il confine tra genio e abuso diventa sempre più labile.

Fassbinder sembra suggerire che il cinema, lungi dall'essere un'arte pura e liberatoria, è spesso uno strumento di controllo e oppressione, un luogo in cui le persone vengono consumate e sfruttate in nome della creazione artistica.

Questa visione trova eco anche nella struttura stessa del film: il set diventa una prigione, un luogo di alienazione dove i personaggi sono intrappolati in un gioco crudele che non possono vincere. L’arte non è salvezza, ma condanna.

Uno stile ipnotico e alienante

A livello estetico, Attenzione alla puttana santa si distingue per il suo stile freddo e rigoroso. Fassbinder utilizza lunghe inquadrature fisse, in cui i personaggi sembrano quasi intrappolati nello spazio. I movimenti di macchina sono minimi, contribuendo a creare un senso di claustrofobia.

Le scene si susseguono con un montaggio rarefatto, senza stacchi netti, accentuando la sensazione di immobilità e stagnazione. Il film non segue una narrazione tradizionale, ma procede per frammenti, costruendo un mosaico di tensioni e ossessioni che cresce fino a esplodere in un finale che non offre alcuna redenzione.

La colonna sonora: Leonard Cohen e il contrasto beffardo

La colonna sonora, con brani di Leonard Cohen come Suzanne e Bird on the Wire, gioca un ruolo fondamentale nel creare il tono malinconico e ironico del film. La dolcezza della musica contrasta con la crudeltà delle relazioni umane che si svolgono sullo schermo, creando un effetto straniante.

Le canzoni di Cohen diventano una sorta di commento esterno alla vicenda, sottolineando il senso di inevitabile rovina che incombe sui personaggi.

Un film profetico e influente

Attenzione alla puttana santa è un film che ha anticipato molte delle tematiche che sarebbero state poi esplorate da registi come Lars von Trier. Il modo in cui il film svela la violenza nascosta nei processi creativi ha trovato eco in opere come The Idiots (1998) e Dogville (2003).

Fassbinder, con la sua visione spietata, ha lasciato un’eredità indelebile, mostrando come il cinema possa essere sia un luogo di meraviglia che di devastazione emotiva.

Conclusione: il cinema è una "Puttana Santa"

In Attenzione alla puttana santa, il cinema è rappresentato come una forza irresistibile e distruttiva. Affascina e consuma, seduce e annienta. È un’illusione che promette libertà ma imprigiona. Come una "puttana santa", attrae e inganna, lasciando dietro di sé solo macerie emotive. Eppure, nonostante tutto, nessuno riesce a resistergli.