domenica 2 marzo 2025

Is This What We Want?

La protesta è tanto ironica quanto radicale: un intero album silenzioso per denunciare il rischio che l’intelligenza artificiale diventi una macchina di sfruttamento creativo legalizzato. Is This What We Want? è stato rilasciato il 25 febbraio 2025 e raccoglie l’adesione di oltre 1.000 artisti britannici, tra cui Kate Bush, Damon Albarn, Imogen Heap, Annie Lennox e molti altri. L’album dura 47 minuti e contiene 12 tracce completamente mute. Il titolo delle tracce, lette in sequenza, compone la frase:

“The British Government must not legalise music theft to benefit AI companies”
(“Il governo britannico non deve legalizzare il furto di musica a beneficio delle compagnie di IA”).

IL CONTROVERSO PIANO DEL GOVERNO UK

Il punto critico della protesta è una proposta di legge che permetterebbe alle aziende di IA di utilizzare opere protette da copyright senza il consenso degli artisti, sotto il pretesto di "promuovere l’innovazione tecnologica". Il governo britannico sostiene che l’attuale regime dei diritti d'autore ostacola lo sviluppo di nuove industrie creative e digitali, mentre gli artisti vedono in questa misura un via libera allo sfruttamento indiscriminato della loro arte.

Le IA, infatti, sono sempre più utilizzate per generare musica, addestrandosi su brani esistenti per creare nuove tracce. Questo processo solleva due questioni fondamentali:

  1. I musicisti umani perderanno il controllo sulle proprie opere?
  2. I profitti finiranno nelle mani delle aziende tecnologiche anziché degli artisti?

L’IRONIA DEL SILENZIO

La scelta di pubblicare un album muto è una mossa simbolica potente. Un modo per dire: Se la musica può essere rubata e usata senza il nostro consenso, allora vi diamo il silenzio. I proventi dell’album saranno donati all’associazione Help Musicians, che sostiene gli artisti in difficoltà.

Non è la prima volta che il silenzio viene usato come forma di protesta nel mondo musicale. Nel 1952, John Cage compose 4’33”, un brano in cui i musicisti restano in silenzio per quattro minuti e trentatré secondi, lasciando che siano i suoni ambientali a “comporre” la musica. Ma qui l’intento è diverso: invece di esplorare il suono, si denuncia la possibilità di un futuro in cui la musica venga ridotta a mera materia prima per algoritmi affamati di dati.

COSA SUCCEDERÀ ORA?

La pressione di così tanti artisti potrebbe influenzare il dibattito politico nel Regno Unito. Tuttavia, le grandi compagnie tecnologiche hanno enormi risorse e lobby potenti. Il rischio è che la proposta di legge passi comunque, aprendo un precedente pericoloso anche in altri paesi.

Nel frattempo, Is This What We Want? ha già fatto parlare di sé, diventando un manifesto contro il capitalismo sfrenato dell’intelligenza artificiale. Un messaggio chiaro: la creatività non è un database da cui attingere gratuitamente, e gli artisti non sono semplici fornitori di dati per macchine senza anima.