mercoledì 5 marzo 2025

"Guernica": il grido inestinguibile della resistenza e della speranza

"Guernica" è molto più di un dipinto. È una dichiarazione potente, un grido disperato contro la brutalità della guerra, un manifesto artistico che racchiude in sé la tragedia, la disperazione e la speranza. Ogni pennellata di Picasso, ogni contorno e ogni distorsione delle figure in quest’opera ha una forza che trascende il suo tempo e il suo contesto storico. Non si tratta solo di una reazione immediata a un fatto storico, ma di un atto profondo di riflessione e di critica sull’umanità stessa.

Il contesto storico: Guernica e la guerra civile spagnola

Per comprendere appieno "Guernica", è fondamentale immergersi nel periodo turbolento in cui Picasso la realizzò. La Guerra Civile Spagnola (1936-1939) è stata uno degli eventi più tragici e divisivi della storia della Spagna e ha avuto ripercussioni in tutto il mondo. La guerra non solo oppose il governo repubblicano, democraticamente eletto, alle forze nazionaliste di Francisco Franco, ma diventò anche un campo di battaglia ideologico, dove l’intervento delle potenze fasciste, naziste e sovietiche trasformò la Spagna in una terra di sperimentazione per nuove tecniche di guerra e controllo.

Il 26 aprile 1937, il piccolo centro basco di Guernica, simbolo della cultura basca e delle sue tradizioni politiche e religiose, fu oggetto di un bombardamento senza precedenti. La Legione Condor tedesca, insieme all'aviazione fascista italiana, lanciò ondate di bombe esplosive e incendiarie su un obiettivo privo di valore strategico, ma dalle forti connotazioni simboliche. Il bombardamento si concentrò su una popolazione civile inerme, e non si trattava solo di un attacco militare: era una dimostrazione di potere, una prova di come la guerra potesse essere utilizzata come strumento di distruzione totale.

Le immagini di quella tragedia, riprese dai pochi giornalisti presenti, fecero il giro del mondo e suscitavano un’ondata di indignazione. Il numero esatto dei morti è difficile da stabilire, ma si stima che tra i 200 e i 1600 civili furono uccisi o feriti, e la città fu praticamente distrutta. Il bombardamento di Guernica non fu solo un episodio di guerra, ma un simbolo dell’inizio della brutalità moderna, una guerra in cui la distinzione tra soldati e civili si annullava, una guerra che colpiva chiunque, senza fare distinzioni. La violenza indiscriminata, la devastazione totale, il dolore dei sopravvissuti sono diventati temi universali in "Guernica".

Quando Picasso venne a conoscenza di quanto accaduto, la sua reazione fu quella di un uomo colpito nel profondo. Egli stesso era impegnato politicamente, anche se non lo mostrava apertamente nelle sue opere precedenti. Il suo coinvolgimento nella causa repubblicana si era già manifestato in alcuni lavori, come il celebre "Minotauro" del 1936, ma nessuna delle sue opere aveva avuto una risonanza mondiale come quella che stava per realizzare. Picasso decise di rispondere con "Guernica", non solo come artista, ma anche come cittadino del mondo. Il suo dipinto sarebbe diventato il simbolo universale della denuncia contro la guerra e la violenza.

La composizione e i simbolismi: la tragedia e l’urlo dell'umanità

"Guernica" è un dipinto che, a prima vista, può sembrare un caos inestricabile di linee e figure, ma ogni elemento è carico di significato. L’opera è costruita in modo da sembrare simultaneamente una rappresentazione di violenza e una riflessione sulla sofferenza e la speranza. La sua forza sta proprio nell’intensità e nella drammaticità dei suoi contenuti, che, pur utilizzando un linguaggio artistico moderno, riescono a evocare una risposta emotiva potente in chiunque lo osservi.

  • Il cavallo centrale: Al centro dell’opera, un cavallo trafitto e agonizzante è il cuore pulsante dell’immagine. Con un corpo contorto e il muso rivolto verso l’alto, il cavallo emette un urlo di dolore. Esso rappresenta la sofferenza e la morte innocente, ma può anche simboleggiare il popolo spagnolo, che in quel momento stava vivendo la distruzione. Picasso utilizza il cavallo per evocare non solo la sofferenza di un singolo, ma il dolore collettivo di una nazione intera. La sua espressione è carica di angoscia, ma la sua posizione centrale lo rende anche il portatore di un messaggio di resistenza, seppur intriso di fatalismo.

  • La madre con il bambino morto: In un angolo a sinistra, una donna straziante tiene tra le braccia il corpo senza vita del suo bambino. Il volto della madre, deformato dalla disperazione, è uno degli elementi più inquietanti dell’opera. Questa figura richiama le immagini bibliche della pietà, ma le toglierebbe ogni possibilità di speranza. In "Guernica", la madre non riesce a risollevarsi, ma resta intrappolata in una sofferenza che non troverà consolazione. Questa immagine rappresenta il dolore universale, che non distingue tra età, sesso o nazionalità, ma travolge ogni essere umano che si trovi sulla via della guerra.

  • Il toro: Spesso oggetto di speculazione, il toro che appare nell’opera sembra sia simboleggiare la brutalità e la forza distruttiva della guerra, ma anche il coraggio o la resistenza, a seconda della lettura. Alcuni interpretano il toro come una metafora della Spagna stessa, con la sua energia e la sua cultura messa sotto pressione dai poteri stranieri e interni. Altri lo vedono come una figura della violenza inarrestabile, che agisce senza pietà.

  • La lampada-occhio: La lampada, che si trova al centro, sopra il cavallo, è forse l’elemento più enigmatico dell’intera composizione. Essa somiglia a un occhio, illuminando l’intera scena con una luce accecante, che però non sembra offrire alcuna speranza. Alcuni interpretano questo occhio come un simbolo di un dio impotente di fronte alla violenza, mentre altri lo vedono come una rappresentazione dell’occhio della modernità, che osserva il dolore e la distruzione, ma non interviene. L’occhio della lampada diventa, quindi, una critica all’indifferenza degli spettatori nei confronti della sofferenza umana.

  • Il soldato caduto e il fiore: Un soldato giace a terra, con il corpo frantumato, ma la sua mano tiene un fiore che spunta da una spada spezzata. Questo fiore, simbolo di speranza, emerge da una delle scene più cruente dell’opera e rappresenta la resistenza, la possibilità di rinascita anche dopo la morte e la distruzione. Il fiore non è solo un simbolo di vita, ma anche di trasformazione, come se dalla tragedia potesse nascere qualcosa di nuovo.

L’influenza e la diffusione del messaggio

Il dipinto non fu solo un’opera d’arte, ma divenne un simbolo politico e sociale. Nonostante la sua esposizione iniziale fosse limitata all’Esposizione Universale di Parigi, "Guernica" si diffuse ben presto come un’immagine di denuncia universale contro la guerra e l’oppressione. Picasso riuscì a trasmettere la sofferenza di Guernica in modo che essa divenisse il volto della guerra stessa, un volto che nessuno poteva ignorare.

Nel 1939, con la fine della Guerra Civile Spagnola e l’ascesa di Franco, Picasso decise di non restituire l’opera alla Spagna sotto il regime del dittatore. "Guernica" sarebbe rimasta lontana dal paese fino al 1981, quando la democrazia tornò a regnare. Ma il dipinto non era solo una testimonianza storica, ma una protesta che continuava a risuonare nei decenni successivi. Il suo messaggio è rimasto un faro di speranza, un monito che invita l’umanità a non dimenticare, a non ripetere gli stessi errori.

"Guernica" ha continuato a essere un’icona della protesta, diventando simbolo di tutte le guerre e di tutte le ingiustizie che hanno afflitto l’umanità. Ogni volta che un conflitto si è scatenato, che una popolazione è stata massacrata, il suo messaggio è tornato a essere attuale. L’immagine di Picasso non è mai stata così viva come oggi, quando ogni guerra porta con sé la stessa brutalità che lui aveva descritto tanto tempo fa.

La sua eredità oggi

Oggi, "Guernica" non è solo un dipinto in un museo, ma una testimonianza vivente, una parte integrante della memoria collettiva. La sua riproduzione è stata utilizzata in innumerevoli manifestazioni contro la guerra e contro le ingiustizie, dai manifesti contro l'invasione dell'Iraq nel 2003, alla copertura del dipinto da parte delle Nazioni Unite durante la giustificazione di una guerra, fino a diventare il simbolo di tutte le lotte per la pace. La sua potenza è tale che anche chi non conosce la storia di Guernica, chi non ha mai sentito parlare della Guerra Civile Spagnola, riconosce in essa un messaggio universale.

Nel 2017, la riproduzione di "Guernica" è stata anche esposta all’ONU, ancora una volta a simboleggiare il rifiuto della guerra e della violenza. La sua presenza in contesti politici, di denuncia e di lotta per la pace conferma che l’opera di Picasso ha la forza di continuare a sfidare e a scuotere le coscienze in ogni epoca.

"Guernica" non è solo un’opera d’arte: è una sfida, un impegno etico e morale, una dichiarazione che attraversa il tempo e la storia, rendendo impossibile ignorare le cicatrici che la guerra lascia nell’umanità. È, infine, la testimonianza che l’arte può e deve essere una forza di resistenza contro la barbarie, un faro che continua a illuminare il cammino della nostra coscienza collettiva. L’opera di Picasso non solo ci invita a riflettere sul passato, ma ci spinge anche a interrogare il presente e il futuro, in un mondo dove le guerre continuano a devastare terre e popoli, dove la sofferenza umana rimane spesso invisibile per chi è lontano dalla tragedia.

Il messaggio di "Guernica" è senza tempo, perché la guerra, nelle sue diverse forme, rimane una realtà costante e ineludibile. In ogni conflitto, c’è una Guernica nascosta, una sofferenza silenziosa che merita di essere raccontata. Picasso ci ha lasciato un testimone di questa realtà, ma ci ha anche dato uno strumento di riflessione: l'arte come grido di denuncia, come strumento di riscatto, come invito alla consapevolezza.

Le sue figure, distorte e intrise di angoscia, rappresentano l’essere umano nel suo momento più vulnerabile, ma anche nella sua resistenza, nella sua capacità di sopravvivere alla disperazione. C’è una forza silenziosa in "Guernica", una forza che non urla, ma che attraverso la sua composizione tumultuosa e il suo messaggio universale, riesce a farsi sentire in ogni angolo del mondo. Ogni spettatore, che si trovi davanti all’opera, si trova di fronte non solo a un dipinto, ma a una domanda: come possiamo reagire di fronte alla violenza, all'ingiustizia, alla guerra?

L’eredità di "Guernica" non si limita alle gallerie e ai musei. Essa continua a vivere nelle azioni e nelle scelte quotidiane di chi si oppone alla violenza e alla guerra. In un mondo che sembra sempre più segnato dalla brutalità dei conflitti, l’opera di Picasso rimane un richiamo costante alla necessità di costruire una pace duratura, una pace che non sia solo assenza di guerra, ma una condizione di giustizia e dignità per tutti.

Nel corso degli anni, "Guernica" ha ispirato innumerevoli artisti, attivisti, e intellettuali che hanno visto in esso non solo un’opera di denuncia, ma un simbolo di speranza. La sua potenza visiva ha attraversato i confini culturali e politici, diventando una delle immagini più riconoscibili della lotta per i diritti umani e per la pace. In un mondo che sembra dimenticare troppo velocemente le lezioni del passato, "Guernica" ci ricorda che la memoria è la chiave per evitare che la storia si ripeta, che la sofferenza del passato non diventi la normalità del futuro.

Il potere simbolico di "Guernica" è tale che la sua forza espressiva supera il tempo e lo spazio. Ogni volta che un conflitto esplode, l’opera sembra risuonare nuovamente, come se fosse un monito che nessuno può ignorare. Quando si osserva "Guernica", non è solo la bellezza del dipinto a colpire, ma la sua capacità di evocare emozioni così potenti che nessuno può rimanere indifferente. La sofferenza, la rabbia e la frustrazione espresse nelle linee agitate, nelle figure distorte e nei colori dissonanti sembrano uscire dal quadro, investendo lo spettatore in modo diretto. È come se l’arte di Picasso non fosse confinata alla tela, ma si infiltrasse nella realtà stessa, spingendoci a riflettere su ciò che stiamo vivendo e sulle scelte che stiamo facendo come collettività.

Il dipinto non è una semplice rappresentazione di un evento tragico, ma una riflessione profonda sulla condizione umana. La guerra non è solo uno scontro di eserciti, ma una tragedia che coinvolge la totalità dell'esistenza, dal corpo individuale alla collettività, dalla civiltà alla cultura. Picasso, con il suo stile inconfondibile, ha saputo racchiudere in quest'opera le inquietudini di un’epoca segnata da ideologie totalitarie e dai crimini di guerra, ma ha anche posto la domanda fondamentale: come reagiamo di fronte a una simile disumanizzazione?

La presenza di figure emblematiche come il toro, il cavallo e la madre con il bambino morto suggerisce che la guerra non colpisce solo i soldati, ma tutti, senza distinzione di classe, età o sesso. Le vittime della guerra sono anche quelle persone che si trovano lontane dai campi di battaglia, che non hanno alcun ruolo nelle decisioni politiche ma che, comunque, vengono travolte dalla violenza. "Guernica" ci chiede di riconoscere queste vittime, di non relegarle nel dimenticatoio, di non considerarli semplici numeri in un resoconto statistico, ma esseri umani con storie, speranze e sogni spezzati.

In quest’opera, Picasso non si limita a dipingere il dolore, ma suggerisce una critica profonda alle ideologie che alimentano la guerra. La distorsione delle figure, le forme geometriche frantumate, il caos che regna nel dipinto non sono semplicemente effetti stilistici, ma una rappresentazione della disintegrazione stessa della società sotto il peso della violenza. La guerra distrugge non solo le vite umane, ma l’ordine naturale delle cose, annichilendo ogni traccia di razionalità e umanità. Picasso ci invita a vedere la guerra per ciò che è: un abisso che inghiotte tutto e tutti, senza offrire alcuna redenzione.

Un aspetto che rende "Guernica" così potente è la sua capacità di evolversi nel tempo. Non è solo un’opera che parla del passato, ma diventa sempre più rilevante man mano che nuove crisi e conflitti prendono piede. Ogni volta che un nuovo bombardamento, una nuova invasione, una nuova guerra si scatena, l’immagine di "Guernica" ritorna nella mente collettiva come un richiamo alla responsabilità. L’opera ci sfida a non rimanere passivi di fronte alle atrocità, ma a guardare il mondo con occhi critici, pronti ad agire per impedire che simili tragedie si ripetano.

Picasso ha saputo tradurre una tragedia locale in un messaggio universale. "Guernica" non riguarda solo la Spagna, ma tutti noi. Le cicatrici della guerra sono comuni a tutte le culture, a tutte le nazioni, a tutte le epoche. La sua potenza non è confinata a un particolare momento storico, ma risuona in ogni periodo in cui l’umanità è minacciata dalla brutalità dei conflitti armati. Ogni dettaglio dell’opera sembra invitare alla riflessione, alla consapevolezza, alla denuncia. La violenza può assumere molte forme, ma l’opera di Picasso ci ricorda che la sofferenza che essa provoca è sempre la stessa, e che non possiamo rimanere indifferenti.

La forza di "Guernica" sta nel fatto che, pur essendo una delle opere più rappresentative di Picasso, non è un semplice capolavoro estetico, ma una chiamata all’azione. Oggi, quando la guerra e la violenza sembrano dilagare in molte parti del mondo, l'opera continua a essere un faro che guida chi lotta per la pace e per i diritti umani. Essa è il simbolo che l’arte può essere uno strumento di resistenza, una forza che sfida il potere, che sfida l’indifferenza, che ci ricorda la nostra umanità.

Infine, "Guernica" non è solo una testimonianza della sofferenza, ma anche della speranza. La figura del fiore che emerge dalla spada spezzata, tra le rovine e la morte, suggerisce che anche nei momenti più bui ci può essere spazio per la rinascita, per la lotta, per la resistenza. Nonostante il caos, nonostante la distruzione, c’è sempre la possibilità di rinnovamento, di creazione, di cambiamento. Questo è il messaggio che Picasso ci ha lasciato: non arrendersi, non permettere che la violenza prevalga, ma lottare sempre per un futuro migliore.

"Guernica", quindi, non è solo un grido contro la guerra, ma una riflessione sulla capacità di resistenza dell'animo umano. La sua rappresentazione cruda e inesorabile del dolore umano ci esorta a non dimenticare la vulnerabilità, ma anche la forza che emerge dalla lotta contro l'ingiustizia. La lotta per la giustizia e la dignità, che Picasso ha messo in scena in modo così devastante, è un processo che coinvolge ciascuno di noi, che ci chiama a non essere spettatori passivi, ma attori consapevoli delle scelte che possiamo fare.

Nel momento in cui Picasso dipingeva "Guernica", la Spagna stava vivendo una guerra civile che avrebbe avuto ripercussioni devastanti sulla sua cultura e sulla sua società per decenni. Ma, nonostante il dramma immediato, Picasso sapeva che l'arte ha una potenza che può sopravvivere alle epoche storiche. "Guernica" è diventato un simbolo che trascende il contesto specifico in cui è stato creato. Non importa dove venga esposta o in quale periodo venga osservata; ogni spettatore, in ogni angolo del mondo, può vedere in quelle forme contorte e distorte non solo la sofferenza di una nazione, ma la propria. L’opera, infatti, ci mette in contatto con un dolore che è universale, che ha a che fare con il nostro essere umani di fronte alla violenza. Non è un dipinto che parla solo ai tempi in cui è stato creato, ma a tutte le generazioni future, come un monito che non perde mai di forza.

Le tecniche pittoriche di Picasso in "Guernica" sono straordinariamente efficaci nel comunicare il caos e la brutalità del bombardamento. L'uso delle linee spezzate, degli angoli acuti, dei volti contorti e degli occhi che urlano senza voce riflette l'orrore del momento. Il contrasto tra il bianco e nero accentua l’atmosfera di desolazione e urgenza, e il grande formato, di dimensioni monumentali, aggiunge un senso di grandezza e di solennità all'opera, facendo sì che ogni figura sembri prendere vita e invadere lo spazio del pubblico. Il dipinto non si limita a raccontare, ma provoca: non è un'interpretazione passiva, ma un'esperienza coinvolgente e totalizzante.

Nel contesto politico di quel periodo, l'opera di Picasso si fa carico anche di una denuncia contro i regimi totalitari, contro le atrocità compiute dai governi che strumentalizzano la guerra per i propri fini. "Guernica" va oltre la Spagna: è una riflessione globale sulla guerra come strumento di potere, sulle ideologie che giustificano la morte e la sofferenza di innocenti. E se oggi ci troviamo ancora ad affrontare conflitti nel mondo, l'opera ci interroga, ci sfida a non dimenticare che ogni guerra ha un prezzo, che non possiamo ignorare le cicatrici lasciate nei corpi, nelle terre, nelle coscienze di chi la subisce.

Inoltre, "Guernica" porta con sé una speranza che non è immediatamente visibile, ma che si nasconde tra le ombre della devastazione. Picasso, pur dipingendo la distruzione, non cede mai al fatalismo. Il suo lavoro suggerisce che anche nei momenti più bui, la resistenza umana non si esaurisce. La figura del soldato senza testa, ad esempio, pur in mezzo al caos, non è del tutto spezzata, ma porta con sé una spada, simbolo della continua resistenza contro l’oppressione. Il fiore che emerge dalle rovine, pur nella sua delicatezza, suggerisce la possibilità di rinascita. Non è una speranza cieca, ma una consapevolezza che, anche nelle circostanze più disperate, ci sia sempre la possibilità di riprendersi, di ricostruire, di resistere.

Davanti a "Guernica", non possiamo fare a meno di vedere le analogie con il presente. Ogni nuova crisi, ogni nuovo conflitto, sembra evocare l’immagine del dipinto, come se l’arte fosse riuscita a condensare in un'unica visione la tragedia eterna della guerra. Ma più che una condanna del passato, "Guernica" è un appello al presente: un invito a non lasciarci travolgere dal ciclo senza fine di violenza, un invito a usare l’arte e la cultura come strumenti di resistenza e di speranza. Il messaggio di Picasso è chiaro: la guerra non deve essere accettata come destino inevitabile. La nostra umanità dipende dalla nostra capacità di opporci alla violenza, di difendere la dignità, di mantenere viva la memoria, affinché tragedie come quella di Guernica non possano mai più ripetersi.

Picasso ha creato un’opera che, oltre a essere una denuncia storica, è una riflessione esistenziale, un’urgenza di pensare, di sentire, di agire. In "Guernica", l'arte e la politica si fondono in un’unica dimensione di impegno civile e di visione del mondo. Guardarla, oggi, è come fare i conti con noi stessi: con le nostre scelte, con la nostra responsabilità verso il prossimo, con il nostro dovere di non ignorare la sofferenza che ci circonda. Perché, come ha scritto un giorno Picasso, “l’arte scuote dall'anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”.

Parlare di  "Guernica" significa, inevitabilmente, affrontare anche il ruolo che l'arte ha nel nostro mondo contemporaneo. Il dipinto di Picasso non è soltanto un pezzo di storia dell'arte, ma un documento di attualità, che ci obbliga a confrontarci con l'idea che la guerra non appartiene solo al passato, ma è un fenomeno che affligge ancora la nostra epoca. Oggi, le immagini di violenza e devastazione che scorrono incessanti sui media sono potenti quanto la tela dipinta da Picasso, ma la domanda è: siamo ancora in grado di ascoltare il grido di "Guernica"? Riusciamo a percepire quel messaggio di allerta che l'opera ci lancia da decenni?

"Guernica" è infatti un’opera che non si esaurisce nel suo tempo, ma che continua a vivere, a evolversi, a parlare con il pubblico di ogni generazione. In un mondo in cui le immagini sono ormai ovunque e sono in grado di catturare l'attenzione per frazioni di secondo, è paradossale come un'opera di così lunga data riesca ancora a mantenere una forza di impatto ineguagliata. La sua capacità di entrare in sintonia con l'urgenza del presente è straordinaria, nonostante il passare degli anni.

Il fatto che l’opera sia esposta nel Museo Reina Sofía di Madrid, ma che sia diventata un simbolo universale, testimonia quanto Picasso sia riuscito a trascendere i confini geografici e temporali. Nonostante "Guernica" parli di un episodio specifico, il bombardamento di una città spagnola durante la Guerra Civile, il suo messaggio è per l'umanità intera, per chiunque si trovi a fronteggiare l'oppressione, la violenza e la morte, ovunque essa si manifesti.

La potenza dell’immagine non si limita al suo contenuto, ma alla sua struttura, che sfida ogni logica di composizione tradizionale. Le figure, sfregiate dalla violenza e dalla distorsione, non cercano di imitare la realtà, ma di rappresentare l’irrealtà della sofferenza. Le linee spezzate e angolari, i corpi contorti e le forme non riconoscibili si oppongono alla bellezza ideale, mostrando la brutalità di una guerra che non lascia scampo. C’è un'intensità nella rappresentazione della sofferenza che va oltre la semplice rappresentazione visiva. Picasso non ci invita a “guardare” la guerra, ma a “sentirla”. L'orrore non è qualcosa che può essere osservato distaccati, ma qualcosa che ci coinvolge, ci scuote, ci fa entrare in relazione con la sofferenza stessa.

"Guernica" ci invita anche a riflettere sul nostro ruolo di cittadini globali. In un'epoca in cui le guerre si combattono in aree lontane da noi, è facile rimanere indifferenti, considerare i conflitti come qualcosa che non ci tocca direttamente. Ma l'opera di Picasso ci ricorda che la violenza di una guerra è un dolore collettivo, che ci riguarda tutti. La nostra responsabilità non si limita all’indifferenza, ma a un impegno attivo nel cambiare la realtà, nell'opporsi ai meccanismi di potere che perpetuano la guerra come soluzione ai conflitti.

Inoltre, la reazione del pubblico di "Guernica" durante le mostre è un aspetto che merita attenzione. Non è un dipinto che si contempla passivamente, ma un'opera che provoca una reazione emotiva forte. Le persone che si trovano di fronte alla tela non sono semplici osservatori, ma partecipano attivamente alla sua potenza. C’è qualcosa di catartico in questa esperienza: il contatto con "Guernica" non è mai indifferente. Chi la guarda è costretto a confrontarsi con un mondo che potrebbe sembrare lontano, ma che in realtà è a portata di mano. Ogni volta che si osserva questa opera, si è obbligati a riconoscere che la guerra è un male che travolge ogni barriera, ogni civiltà, ogni individuo.

Le stesse caratteristiche che rendono "Guernica" un'opera maestosa sotto il profilo artistico — la monumentalità della composizione, l'immediatezza emotiva, la potente sintesi di denuncia — le rendono una metafora della lotta per la giustizia in senso più ampio. Non si tratta solo di un grido contro il fascismo o il nazismo, ma contro tutte le forme di oppressione, contro ogni violenza perpetrata da chi ha il potere contro i vulnerabili. Picasso ha creato un’opera che non perde mai di significato, che ogni giorno che passa acquista nuova rilevanza.

Infine, la storia di "Guernica" è anche una storia di resistenza. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'opera è stata trasferita in giro per il mondo, prima in America, poi in altre nazioni, come simbolo di una lotta che non si arrendeva. Per Picasso, "Guernica" non è mai stata un’opera statica, ma un messaggio in movimento, un segno di speranza che andava oltre la spagnola Guerra Civile, un messaggio che attraversava l’oceano e arrivava fino ai confini del mondo. E così come l’opera ha attraversato i continenti, la sua eco continua a diffondersi, sia nelle gallerie che nei luoghi di conflitto, tra coloro che resistono, che lottano per la pace, che non si arrendono davanti al potere della guerra.

In questo modo, "Guernica" diventa un'opera che invita non solo a riflettere sul passato, ma a essere vigili riguardo al presente, un’opera che ci chiede di non abbassare la guardia e di non accettare mai la violenza come soluzione.

Oggi, in un’epoca di conflitti incessanti e di crescente disumanizzazione, "Guernica" rimane non solo un'opera d’arte, ma un impegno che riguarda ognuno di noi. L’urlo del cavallo, il volto della madre, il corpo del soldato, la lampada-occhio: sono tutte immagini che, più che raccontare una tragedia storica, parlano di un’esigenza universale: quella di non dimenticare mai il prezzo della guerra, di rimanere vigili e di lottare sempre per la pace.